Sanità pugliese, sindacato contro la manovra: «Risorse inadeguate». Sciopero il 20 novembre
Duecento milioni di euro in più per la sanità pugliese, ma ne servirebbero circa 250 soltanto per coprire i rinnovi contrattuali del personale sanitario. È da questo squilibrio che parte l’allarme della FP CGIL Puglia, secondo cui le risorse previste dalla manovra economica sarebbero insufficienti a sostenere il Servizio sanitario regionale, con il rischio di aggravare i disavanzi e compromettere l’offerta di prestazioni ai cittadini.
A denunciare la situazione sono il segretario generale regionale Gino Lonigro e la segretaria regionale Ileana Remini, che riprendono le preoccupazioni espresse a livello nazionale dal segretario generale della categoria, Federico Bozzanca.
Secondo il sindacato, i 200 milioni aggiuntivi destinati alla Puglia non basterebbero neppure a finanziare gli adeguamenti retributivi previsti dai rinnovi contrattuali del comparto sanitario e della dirigenza medica, lasciando di fatto senza margini gli investimenti necessari per migliorare servizi, strutture e tecnologie.
«L’ennesima integrazione parziale da parte dello Stato non salverà la sanità pugliese», sostiene la FP CGIL, che teme un progressivo peggioramento dei conti e delle condizioni operative delle strutture pubbliche.
In Puglia il 10,4% dei cittadini rinuncia alle cure
A rendere ancora più preoccupante il quadro, secondo il sindacato, sono i dati della Fondazione GIMBE sulla rinuncia alle prestazioni sanitarie.
In Puglia il 10,4% della popolazione ha rinunciato ad almeno una visita specialistica o prestazione sanitaria, una percentuale superiore alla media nazionale del 9,6%.
Un fenomeno legato non soltanto alle difficoltà economiche delle famiglie, ma anche ai tempi di attesa, che possono spingere chi dispone delle risorse necessarie a rivolgersi alla sanità privata, mentre altri cittadini finiscono per rinunciare alle cure.
I rischi per ospedali, personale e liste d’attesa
La FP CGIL individua diverse possibili conseguenze della carenza di finanziamenti. Tra queste, il ridimensionamento dei presidi ospedalieri e dei servizi territoriali, l’accorpamento di reparti e il rallentamento delle assunzioni.
Il sindacato teme inoltre che le difficili condizioni di lavoro possano accentuare la fuoriuscita di medici, infermieri e operatori sociosanitari verso il settore privato o altre regioni, aggravando la carenza di personale.
A risentirne sarebbero soprattutto i cittadini, con il rischio di liste d’attesa ancora più lunghe, maggiori difficoltà nell’accesso alle prestazioni e un aumento dei pazienti costretti a rivolgersi a strutture sanitarie fuori regione.
Tra le preoccupazioni espresse figura anche la possibilità che eventuali disavanzi si traducano in una maggiore pressione fiscale o in un incremento della compartecipazione alla spesa sanitaria.
Si tratta di scenari prospettati dal sindacato, non di tagli o aumenti già deliberati.
Sciopero e manifestazione a Bari il 20 novembre
Per la FP CGIL Puglia è necessario un intervento strutturale sul finanziamento della sanità pubblica, capace di garantire sia il rinnovo dei contratti sia il potenziamento dell’assistenza.
«I bilanci non si possono far quadrare sulla pelle degli operatori sanitari e a scapito delle cure dei cittadini pugliesi», dichiarano Lonigro e Remini, richiamando il diritto costituzionale alla salute.
La mobilitazione culminerà il prossimo 20 novembre con uno sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori della FP CGIL e una manifestazione regionale a Bari.
L’obiettivo dichiarato è richiamare l’attenzione del Governo sulle risorse destinate al sistema sanitario e sulle conseguenze che, secondo il sindacato, finanziamenti insufficienti potrebbero avere sulla qualità e sull’accessibilità delle cure in Puglia.

