Sulla pelle di Taranto e dell’Italia intera non ci sono medaglie
All’indomani della pronuncia giudiziaria che ha imposto un nuovo stop all’area a caldo dell’ex Ilva, l’ingegner Agostino Capogrosso, già consigliere comunale di Manduria, interviene con una riflessione critica sul dibattito politico che ne è seguito. Nel testo che segue, Capogrosso denuncia quella che definisce una strumentalizzazione della vicenda da parte di alcuni esponenti politici e invita a guardare oltre le contrapposizioni ideologiche, richiamando l’attenzione sulle conseguenze sociali, economiche e ambientali che continuano a gravare su Taranto e sull’intero Paese.
C’è un momento preciso in cui il senso del pudore dovrebbe imporre il silenzio. Quel momento è oggi, all’indomani dell’ennesima pronuncia giudiziaria che mette un punto d’arresto all’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto. E invece, puntuale come una cambiale scaduta, assistiamo allo spettacolo indecoroso della politica che corre a prendersi i meriti. Tra dichiarazioni trionfali e comunicati stampa intrisi di autoreferenzialità, esponenti politici, a partire dagli ambientalisti da salotto, fanno a gara per piantare la bandierina sulla sentenza.
Si chiama sciacallaggio. Non c’è altro modo per definirlo.
Quale sarebbe, esattamente, la vittoria da festeggiare? La fine di un’agonia cinquantennale che ha contrapposto, in un ricatto morale orribile e disumano, il diritto a respirare al diritto a portare un pane a casa? La chiusura di impianti che lascia nell’incertezza più totale migliaia di lavoratori, le loro famiglie, le imprese dell’indotto, un’intera città e un comparto industriale nazionale allo sbando?
In questa vicenda non ha vinto nessuno. Ha perso lo Stato, incapace di gestire per decenni una riconversione ecologica seria e di tutelare la salute pubblica senza distruggere il tessuto economico. Hanno perso le istituzioni, che per anni hanno tirato a campare a suon di decreti d’urgenza. Ha perso la comunità di Taranto, usata come cavia e poi abbandonata tra i veleni, le sale d’aspetto degli ospedali e i cancelli della fabbrica che rischiano di chiudersi per sempre.
Vedere taluni politici intestarsi una presunta “battaglia vinta” mentre attorno ci sono solo macerie occupazionali, drammi umani e un disastro ambientale da bonificare è un pugno nello stomaco. Non c’è nulla di eroico nell’esultare per un fallimento collettivo. Nessuno ha il diritto di salire sul podio. Nessuno ha il diritto di brindare sulla pelle di chi da domani non sa come pagherà il mutuo, né su quella di chi paga da anni il conto in salute.
Serve rispetto. Un rispetto che la classe politica non ha mai avuto per Taranto e che continua a negarle ogni volta che trasforma una tragedia sociale e ambientale in un trofeo da esibire in campagna elettorale. Abbassate quelle bandiere, tacete e vergognatevi.
Ing. Agostino Capogrosso – già Consigliere Comunale di Manduria

