Operazione “Baia Verde”: 15 arresti per associazione mafiosa, estorsione e spaccio

LECCE – Associazione mafiosa, estorsioni aggravate dal metodo mafioso e spaccio di stupefacenti. Sono i reati contestati nelle quindici ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal gip Giovanni Gallo su richiesta della Dda di Lecce ed eseguite all’alba di oggi

dai Carabinieri del Ros e del Comando Provinciale di Lecce con l’operazione “Baia Verde”.
Al centro delle indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Antonio De Donno, le attività criminali del clan Padovano di Gallipoli, appartenente alla Sacra Corona Unita e operante nella fascia costiera jonica salentina, con infiltrazioni nel tessuto economico dell’area e ingenti interessi in particolare nel settore turistico balneare.

Colpito duramente da precedenti operazioni di polizia e dalla morte del boss storico Salvatore Padovano, ucciso il 6 settembre 2008 per volontà del fratello Rosario poi condannato all’ergastolo, il gruppo sarebbe passato nelle mani del figlio di “Nino Bomba”, Angelo che, appena 25enne, nonostante la giovane età sarebbe riuscito a riorganizzare l’attività del clan stringendo sodalizi con altri gruppi emergenti, come quello di Roberto Parlangeli, operante in parte della città di Lecce, e con quello dei Tornese di Monteroni.

Diversi e molto remunerativi i settori di attività degli uomini del clan, che taglieggiavano titolari di lidi e discoteche, imponevano la guardiania e i servizi di parcheggio e non esitavano a fare pressioni sull’amministrazione comunale, presentandosi persino nell’ufficio del sindaco di Gallipoli, Francesco Errico.

Partendo dagli attentati compiuti all’inizio del 2013 nei confronti di una società napoletana che si occupava della sicurezza nei locali più noti della costa jonica, le indagini dei militari hanno, infatti, ricostruito l’intensa attività illegale del clan che sarebbe riuscito ad estromettere dal campo gli imprenditori sgraditi per sostituirli con propri uomini e con società da loro controllate.

A Gallipoli, per controllare la gestione dei parcheggi, il clan aveva creato anche la cooperativa “Lu rusciu te lu mare” ed aveva chiesto al Comune il rilascio delle necessarie autorizzazioni “sollecitandole” con messaggi intimidatori recapitati al sindaco Francesco Errico per strada e nel suo ufficio in Municipio.

Il procuratore Cataldo Motta ha evidenziato come il clan sia riuscito ad imporre un controllo “silenzioso e meccanico”, senza ricorrere necessariamente ad atti di intimidazione “tipicamente” mafiosi, connotati da atteggiamenti apertamente prevaricatori, ma sfruttando lo stato di assoggettamento della popolazione e degli imprenditori in particolare che, consapevoli delle violenze e delle minacce del passato, si sono piegati scegliendo di non denunciare gli estortori.

La complessa ed efficace operazione dei Ros ristabilisce, proprio in quest’ottica, la legalità in un settore importante come il mercato del turismo estivo, ridando fiducia agli operatori.

Gli arrestati sono:
Angelo Padovano, 25 anni, di Gallipoli;
Roberto Parlangeli, 37 anni, di Copertino e residente a Carmiano;
Giovanni Parlangeli, 33 anni, di Campi Salentina e residente a Lecce;
Gabriele Cardellini, 30 anni, di Gallipoli;
Alessio Fortunato, 31 anni, originario di San Pietro Vernotico e residente a Squinzano;
Amerigo Liaci, 33 anni, di Gallipoli;
Fabio Negro, 39 anni di Gallipoli;
Sergio Palazzo, 34 anni di Lecce;
Fabio Pellegrino, 29enne di Nardò e residente a Galatone;
Giovanni Rizzo, 46 anni, nato a Zurigo e residente a Taviano;
Luca Tomasi, 41enne nato a Lucca e residente a Carpignano Salentino;
Carmelo Natali, 40enne di Gallipoli;
Gabriele Pellè, 37 anni di Lecce;
Luciano Gallo, 46anni di Martano,
Rosario Oltremarini 46 anni di Gallipoli.

arresto

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