Manduria: sei minori affidati ai Servizi Sociali. I genitori non danno garanzie su intervento educativo

Sono stati affidati ai servizi sociali i sei minori (due 16enni e quattro 17enni) accusati di tortura, sequestro di persona, danneggiamento e violazione di domicilio, nell’inchiesta sulla morte del 66enne

di Manduria Antonio Cosimo Stano Il gip del Tribunale per i minorenni di Taranto, Paola Morelli, non ha convalidato il fermo per la mancanza del pericolo di fuga ma ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere perché potrebbero inquinare le prove o ripetere gesti violenti. Per loro è stato disposto il trasferi-mento all’Istituto Minorile Fornelli di Bari. Tra le motivazioni del provvedimento si legge che i familiari non danno garanzie di intervento educativo e di controllo per cui i minorenni sono stati affidati ai servizi sociali. Gli avvocati impugneranno il provvedimento ma confermano che davanti ai video estratti dalle chat di wha-ts’app i ragazzi non hanno potuto che ammettere le loro responsabilità. Nell’inchiesta sono coinvolti altri sei minori, già iscritti nel registro degli indagati, ed altri sono in via di identificazione.
Per i due maggiorenni, sottoposti a fermo ed accusati degli stessi reati, il gip del Tribunale ordinario Ales-sandra Romano non ha ancora deciso sulla convalida.
Nell’interrogatorio di garanzia i due maggiorenni, secondo quanto riferito dagli avvocati si sono dichiarati “dispiaciuti” per le loro condotte, si sono riconosciuti nei video acquisiti dagli inquirenti e hanno circostan-ziato il loro ruolo che i legali hanno definito marginale
Il più grande del gruppo, di 22 anni, ha ammesso di aver partecipato a una sola “incursione” nell’abitazione del pensionato, documentata anche da uno dei video acquisiti dagli inquirenti, respingendo comunque le accuse di aver avuto un ruolo attivo. Anche uno dei minori interrogati, a quanto si apprende, ha negato di aver partecipato ad atti di violenza. Tutti hanno risposto alle domande e, secondo i difensori, sono apparsi “molto provati”.
Agli atti dell’inchiesta c’è anche una teste chiave. Si tratta della fidanzatina di 16 anni di uno degli indagati che il 12 aprile scorso si era presentata spontaneamente al commissariato di Manduria. L’adolescente aveva dichiarato di essere a conoscenza di alcuni fatti che potevano risultare rilevanti ai fini delle indagini ed aveva consegnato i due filmati di cui era in possesso sulle incursioni ai danni di Stano picchiato ed umiliato da un giovane.
Cinque giorni dopo, la ragazza era stata convocata nuovamente dai poliziotti per visionare altri filmati. La 16enne ha riconosciuto tra i giovani ripresi il suo fidanzato e altri tre conoscenti. La giovane ha anche riferito che lo zio di uno dei fermati stava cercando di contattare gli altri componenti della banda intimando loro di non fare il nome del nipote alla polizia.
Il Procuratore della Repubblica ha invitato altri giovani a collaborare con gli inquirenti che faranno piena luce sulle responsabilità di tutti i coinvolti consegnando i video che hanno sui propri cellulari.

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