Cassa integrazione in Puglia, segnali di flessione. Pugliese: Indici solo apparentemente positivi.

Segnali di flessione per la cassa integrazione in Puglia. A maggio, infatti, diminuiscono del 65,2% le ore richieste all’Inps rispetto al precedente dato di aprile, mentre il rapporto con il 2008 –anno di inizio della crisi– segna un +16,2%.

Complessivamente, in Puglia, le ore di cassa integrazione autorizzate dall’Inps nel mese di maggio per interventi ordinari, straordinari ed in deroga sono state circa 2,6 milioni, a fronte dei pericolosi 7,4 milioni del mese precedente. Nel solo mese di aprile si stimano oltre 15 mila lavoratori coinvolti dalle diverse forme di cassa integrazione equivalenti ad una perdita mensile di circa 700 euro per lavoratore. Dunque, indici al ribasso ma purtroppo apparentemente positivi.

“Sfortunatamente molte aziende – spiega il Segretario Generale della UIL di Puglia e di Bari, Aldo Pugliese – hanno già cessato la propria attività. Poi, per tante imprese c’è l’enorme difficoltà di aver esaurito le diverse forme di cassa integrazione tanto da ricorrere, ove possibile, alla mobilità che equivale al licenziamento dei lavoratori.

Dettagliatamente, in Puglia le aziende autorizzate dall’Inps all’intervento della cassa integrazione ordinaria (Cigo) segnano una riduzione del 46,2% sullo scorso aprile (839 mila ore rispetto ai quasi 1,6 milioni di aprile). La comparazione con il 2008, anno di inizio della crisi, segna una riduzione pari al 42%.

Relativamente alla cassa integrazione straordinaria (Cigs), decrescono del 69,3% le ore autorizzate dall’Inps rispetto ad aprile 2014. Molto preoccupante il confronto con lo stesso periodo del 2008: +179%.

In ordine agli interventi in deroga (Cigd) si registra un rallentamento del 44,6% sullo scorso aprile. Rispetto allo stesso periodo del 2008 la deflazione è del 44,6%.

Per la cassa in deroga sono sempre evidenti le annose incertezze intorno allo strumento. “E’ evidente – continua Pugliese – la confusione che caratterizza la cassa in deroga. A partire dalla difficoltà di risorse fino ad arrivare alla nuova definizione da parte del governo nazionale. Di sicuro, un clima del genere scoraggia le aziende a ricorrere alla Cigd con i conseguenti, nuovi licenziamenti”.

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