Operazione “Do ut des” a Cellino San Marco. 14 arresti. Pilotavano appalti in cambio di tangenti

E’ stata denominata “Do ut des” l’operazione giudiziaria condotta dai Carabinieri del Comando Provinciale di Brindisi che hanno eseguito 14 ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico degli ex componenti della Giunta Cascione di Cellino San Marco, di intermediari ed imprenditori delle province di Bari, Brindisi e Lecce. Le accuse contestate, a vario titolo, sono di associazione per delinquere, peculato, corruzione, turbata libertà degli incanti e calunnia.
Il provvedimento è stato richiesto dal pm della procura di Brindisi, Antonio Costantini, ed emesso dal gip del Tribunale di Brindisi Paola Liaci.

In manette l’ex primo cittadino, Francesco Cascione, 42 anni, avvocato penalista ed esponente di Forza Italia, gli assessori Gianfranco Pezzuto, 38 anni, Gianfranco Quarta, 58 anni, Gabriele Elia, 32 anni, Ionni Pagano, di 47 anni, Omero Molendini Macchitella, 58 anni, già esponente di Forza Italia, dirigente bancario, picchiato e sequestrato il 25 settembre di due anni fa nelle campagne di Cellino, nonchè l’imprenditore brindisino Antonio Cozzoli, di 61 anni. Coinvolti nel blitz pure Bruno Alfredo Bruno, 58 anni di Calimera, Angelo Diego Lippolis, 41 anni di Noci nel Barese, Vincenzo Antonio Fasiello, 53 anni di Vernole, Giuseppe Gigante 57 anni di San Pietro Vernotico.

I restanti tre destinatari del provvedimento si sono resi irreperibili. Tra i ristretti ai domiciliari, spicca il nome del salentino Tommaso Ricchiuto, 70 anni di Lecce, titolare della “Igeco spa”, società specializzata nel ramo edile: è uno dei tre ricercati attivamente dai militari. Gli altri due sulle tracce dei quali si trovano ora i Carabinieri sono il pregiudicato Francesco Francavilla, ritenuto vicino alla Sacra Corona Unita, e Corrado Prisco, ex vicesindaco della giunta cellinese.

L’ex assessore Gabriele Elia, noto alle cronache per aver girato l’Italia con un camper bianco per festeggiare il ventennale della discesa in campo di Silvio Berlusconi e proporre, agli inizi del 2014, la candidatura della figlia Marina come premier, era stato di recente nominato subcommissario di Forza Italia per la provincia di Brindisi insieme ad altre due persone. L’uomo è stato bloccato dai Carabinieri nelle tenute di Albano Carrisi, dove risulta domiciliato.

Già sotto osservazione per aver partecipato al funerale di un mafioso, gli inquirenti iniziarono ad indagare sull’ex sindaco Cascione dopo la denuncia che lo accusava di aver autorizzato solo verbalmente un pregiudicato del posto, vicino alla malavita organizzata, ad allacciare le attrezzature elettriche di un chiosco per la somministrazione al pubblico di bevande ed alimenti, di sua proprietà, alla rete elettrica del Comune, e di aver concesso, sempre allo stesso pregiudicato e sempre oralmente, di utilizzare durevolmente beni del Comune destinati alla gestione di eventi pubblici (un gazebo, 140 sedie e un palco modulare).

L’operazione, esito di una complessa indagine avviata nel dicembre 2012, ha evidenziato un fenomeno corruttivo molto esteso, portando alla luce secondo gli investigatori, una vera e propria organizzazione criminale, facente capo a Cascione che, con l’appoggio di un funzionario comunale e di un consulente-intermediario, pilotava sistematicamente gli appalti ed i concorsi comunali in cambio di tangenti alle imprese appaltatrici di lavori pubblici (manutenzione e realizzazione di impianti sportivi, servizi di igiene urbana, riqualificazione urbana, risparmio energetico) ed ai partecipanti ai concorsi pubblici banditi dal Comune, spingendosi fino a favorire la sovrafatturazione dei lavori effettuati da parte delle imprese e a designare direttori dei lavori di loro gradimento, invece che di gradimento dell’ Ente pubblico.

Sono cinque gli episodi di corruzione contestati per l’affidamento di lavori pubblici nei quali vi è stato illecito incremento del valore degli appalti e un episodio di peculato: il danno complessivo subito dal Comune si aggira attorno ai 250 mila euro. L’associazione dispensava anche posti di lavoro. Già in precedenza, grazie ad altra tempestiva indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Brindisi, è stato vanificato il tentativo di pilotare il concorso per il posto di comandante della polizia municipale in favore di un vincitore predestinato che aveva falsificato i titoli necessari per partecipare e pertanto attinto da misura cautelare prima della conclusione del concorso). L’attuale indagine ha evidenziato ulteriori tentativi di pilotare sia il concorso per comandante che quello per l’assunzione di due agenti di polizia municipale.
Irregolarità su questi concorsi erano state denunciate pubblicamente attraverso volantini affissi in città.

L’operazione chiude il cerchio rispetto ai sospetti di presunte infiltrazioni mafiose che, quasi un anno fa, portarono alla rimozione della giunta di Cellino San Marco retta oggi da una commissione prefettizia. Nell’aprile 2014 il consiglio comunale fu sciolto per infiltrazioni della criminalità organizzata. L’iter amministrativo fu avviato dal prefetto di Brindisi, Nicola Prete, nel luglio 2013, con l’insediamento della commissione prefettizia per l’accesso agli atti. L’accertamento terminò nel dicembre successivo.

Lo scioglimento fu deciso il 18 aprile di un anno fa al termine di una riunione del Consiglio dei ministri. Era stato proposto dal ministro dell’Interno, Angelino Alfano che scriveva: “Al fine di consentire il risanamento delle istituzioni locali nelle quali sono state accertate forme di condizionamento da parte della criminalità organizzata, il Consiglio dei ministri ha deliberato lo scioglimento del Consiglio comunale di Cellino San Marco (Brindisi)”. Nel suo lavoro la commissione prefettizia rilevò “ingerenze da parte della criminalità organizzata che avevano compromesso la libera determinazione e l’imparzialità degli organi eletti nelle elezioni amministrative del 2010, nonché il buon andamento dall’amministrazione e il funzionamento dei servizi”. “Spicca – si leggeva – il ruolo determinante del sindaco che all’interno della giunta individua argomenti all’ordine del giorno, proponendo delibere e soluzioni da adottare in piena autonomia”. Sulla posizione dell’ex sindaco di Cellino, Francesco Cascione, la cui famiglia “è stata sempre presente dal 1983 a oggi negli organi elettivi”, la commissione prefettizia segnalava episodi indicativi “di una precipua vicinanza ad ambienti criminosi cellinesi”. Emergeva un quadro di “scarsa attitudine della compagine amministrativa al rispetto delle regole”, in cui spiccava il finanziamento dato nel settembre 2012 alla convivente di un pregiudicato affiliato alla Scu per il pagamento del funerale del fratello, ucciso a San Donaci (Brindisi).
Nell’ambito della stessa inchiesta nel febbraio del 2014 furono eseguite da parte dei Carabinieri perquisizioni all’interno del Comune di Cellino San Marco.

Degli indagati otto sono stati sottoposti alla misura della custodia in carcere, gli altri sei hanno usufruito degli arresti domiciliari. Le indagini proseguono in relazione ad altri numerosi episodi di reati contro la pubblica amministrazione, i cui contorni oggettivi e soggettivi sono in corso di definizione. Altre sette persone sono sottoposte ad indagini preliminari nel medesimo procedimento.

I dettagli dell’operazione “Do ut des” sono stati illustrati nel corso della conferenza stampa, presieduta dal Procuratore Marco Dinapoli, che si è tenuta presso la Procura della Repubblica di Brindisi

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