Massafra: Operazione “Vecchia Lira 2”. I nomi e le foto

E’ scattata alle prime luci dell’alba ed ha interessato i comuni di Crispiano, Statte, Palagiano e Taranto: l’ Operazione denominata in codice “Vecchia Lira 2” che ha sgominato una banda dedita ai reati di usura, tentata estorsione e spaccio di stupefacenti.
Emesse dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Taranto – Dott.ssa A. Patrizia TODISCO, su richiesta del Sostituto Procuratore Dott.ssa Giovanna CANNARILE, le otto misure cautelari sono state eseguite dai Carabinieri della Compagnia di Massafra (TA), coadiuvati dai colleghi del Nucleo Cinofili di Modugno.
In carcere sono finiti:
1. Nicola GUARINI, 53enne di Crispiano, già sottoposto all’obbligo di dimora;
2. Angelo CARACCIOLO, 35enne di Crispiano, già sottoposto all’obbligo di dimora;
3. Antonio LOCOROTONDO, 35enne di Crispiano;
4. Angelo AMMIRATO, 32enne di Statte, già sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno;
5. Alessio RODIO, 30enne di Crispiano, già sottoposto alla misura della detenzione domiciliare;
Ristretta ai domiciliari:
6. Laura FANELLI, 40enne di Taranto,
Sottoposti agli obblighi di dimora infine:
7. Vincenzo CARONE, 54enne di Palagiano,
8. Massimo CARUCCI, 42enne di Crispiano,
sono tutti responsabili a vario titolo dei reati di usura, tentata estorsione e spaccio di stupefacenti.

L’operazione è nata dagli sviluppi di una prima indagine condotta, verso la fine del 2014, sempre dal Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Massafra.
Nella prima operazione “Vecchia Lira”, il 12 dicembre 2014, erano stati arrestati Vincenzo Carone, Nicola GUARINI, Angelo CARACCIOLO e Massimo CARUCCI che avevano costituito un’associazione dedita all’usura e alle estorsioni, per recuperare i crediti vantati nei confronti di piccoli imprenditori, in stato di bisogno, di Palagianello e Massafra a cui avevano concesso prestiti applicando ulteriori e più esosi interessi usurari
Pur di convincere le vittime a corrispondere le somme pretese i quattro non esitavano a minacciare gravi danni alla persona ed al patrimonio. Per Carone e Guarini ci sono le aggravanti per avere: il primo promosso l’associazione, il secondo rivestito un ruolo direttivo nell’ambito della stessa.
Le perquisizioni, eseguite nel corso della prima operazione hanno consentito di rinvenire effetti cambiari e bancari dell’importo complessivo di euro 164.000, oltre alla somma contante di euro 16.400. Non solo. Al termine di una perquisizione in casa di Alessio Rodio furono rinvenuti circa 480 grammi di hascisc, suddivisi in vari pezzi, e un 1 grammo di cocaina, suddivisa in 5 dosi. Per questo il giovane fu arrestato in flagranza con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

E’ da queste premesse che i Carabinieri hanno continuato ad indagare sul sodalizio criminale, anche con l’ausilio di ulteriori attività tecniche, che hanno consentito di scoprire altri due imprenditori vittime di usura ed estorsione, nonché di accertare ulteriori fatti legali all’attività di spaccio già emersa durante la prima fase.

Ricostruita la storia legata al ritrovamento, nel dicembre del 2014, di 4 cambiali dell’importo di euro 37.500 cadauna, per complessivi 150.000 euro, firmate a garanzia di un debito di un imprenditore di Palagianello che era stato minacciato con la giustificazione che i reali finanziatori erano persone molto pericolose. La vittima, infatti, a fronte di un debito residuo di circa 30.000 euro nei confronti di Vincenzo CARONE, ricevette da quest’ultimo la richiesta di 150.000 da estinguere in 2 o 3 anni, con un tasso di interesse quindi pari al 133% circa.
Dal mese di ottobre del 2014, le pressioni di Vincenzo CARONE nei confronti della vittima, nonostante le difficoltà economiche in cui versava l’uomo, si erano fatte sempre più insistenti tanto mettere in campo i pregiudicati Angelo CARACCIOLO, Massimo CARUCCI Massimo e soprattutto Nicola GUARINI, che vantava conoscenze di “spessore” nell’ambiente criminale, ed insieme ai quali più volte si era recato presso l’abitazione dell’imprenditore.
Dalla ricostruzione degli eventi, sono emersi ulteriori episodi di usura, commessi questa volta solo da Vincenzo CARONE, ai danni dello stesso imprenditore di Palagianello che, alcuni anni prima, aveva ricevuto un prestito di 20.000 euro rimborsandone 22.000 nel termine di 3 mesi, quindi con un tasso usurario pari al 40% circa.
La seconda vittima individuata, un piccolo imprenditore agricolo di Palagiano, a fronte di un prestito di 5000 €, ricevuto da Vincenzo CARONE, avrebbe dovuto restituire –entro pochi mesi- la somma di 7.000 euro, con un tasso usurario superiore al 40%, ed a garanzia di tale debito aveva firmato una cambiale rinvenuta dai Carabinieri proprio nel corso delle perquisizioni.
Vincenzo CARONE, forte dell’appoggio ottenuto dai tre crispianesi, aveva mostrato forte determinazione a recuperare tutti i crediti, più volte indicati nell’importo complessivo di “un miliardo di vecchie lire”. A tal fine aveva “puntato” le sue minacce anche nei confronti di un agricoltore paventando l’intervento di “brutti soggetti malavitosi” suoi amici. Solo l’arresto avvenuto nel mese di dicembre 2014, non ha consentito di mettere a segno ulteriori episodi più gravi.

Nel corso delle indagini scoperta, inoltre, una fiorente attività di spaccio di sostanze stupefacenti messa in atto da Nicola GUARINI Nicola, dal genero Antonio LOCOROTONDO (nipote del noto boss Francesco LOCOROTONDO, attualmente detenuto per associazione mafiosa), da Angelo CARACCIOLO e da Alessio RODIO, gli ultimi due addetti allo spaccio al dettaglio a Crispiano e al confezionamento delle dosi di stupefacente, del tipo cocaina e hascisc, fornito Laura Fanelli di Taranto e Angelo Ammirato di Statte.
Ben 35 sono i singoli episodi di compravendita e detenzione, anche di consistenti quantitativi di droga, nonché di spaccio al minuto registrati nel corso delle attività di intercettazione, nei quali erano coinvolti – di volta in volta e a vario titolo- gli indagati che per eludere eventuali controlli utilizzavano frasi allusive e criptiche per avanzare richieste di stupefacente o comunicarne la momentanea indisponibilità, del tipo: “prendiamo un caffè” – “un biglietto della curva” – “ho la focaccia” – “un aperitivo” – “ti devo dare un po’ di carne” – “sono rimasto senza benzina” – “giocare a calcetto” – “il cappello” ecc.; ovvero termini convenzionali indicativi di un certo tipo di droga, come ad esempio il “servizio”, per indicare la cocaina, o “la saponetta”, riferibile alla panetta di hascisc.

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