Lecce. Usura, estorsioni e riciclaggio: 9 arresti.

Nove persone sono state arrestate nel corso di un’operazione antiusura della Guardia di Finanza di Lecce. Si tratta dei componenti di un gruppo criminale con base a Galatina accusati di associazione a delinquere dedita all’usura, all’esercizio abusivo della raccolta del risparmio, a condotte estorsive, al riciclaggio e reimpiego di denaro di provenienza delittuosa nonché alla turbativa d’asta, capeggiata da soggetti contigui ad esponenti di rango del clan mafioso COLUCCIA.
Le nove ordinanze restrittive sono state eseguite dalle prime luci dell’alba dai militari del Nucleo di Polizia Tributaria di Lecce, su delega della Procura della Repubblica di Lecce, nei confronti di: Luciano Notaro, 70enne nato a Grottaglie e residente a Galatina, fratello di Mario Notaro, pregiudicato di 72 anni, nato a Sant’Angelo in Vado (Pescara) e residente a Galatina; Antonio Gianluca Notaro, 44enne nato e residente a Galatina (figlio di Luciano); Luigi Nuzzaci, 65enne di Galatina; Francesco Palumbo, 44enne di Melendugno; Italo Scudella, pregiudicato 86enne nato a Taranto e residente a Surbo; Fabio Sparapane, 29enne di Galatina e figlio di Luigi Sparapane, 57enne nato a Soleto, cognato di Mario e Luciano Notaro e cha ha scontato già una detenzione per 416/bis. Ai domiciliari è invece finito Carlo Palumbo, 80enne pregiudicato per usura nato a Galatina, ma residente ad Aradeo, e padre di Francesco.
Dalle indagini, dirette dal Procuratore Cataldo Motta e dal Sostituto Procuratore Alessio Coccioli e condotte dal Gruppo Investigativo Criminalità Organizzata di Lecce, è emerso come l’organizzazione, anche in ragione della vicinanza al clan Coluccia, nel perseguire i propri intenti criminali si avvalesse di modalità mafiose, accompagnando le proprie pretese creditorie con comportamenti minacciosi sfociati in numerosi episodi di estorsione e di violenza privata.
L’organizzazione, infatti, oltre ad esercitare abusivamente l’attività finanziaria verso un’ampia platea di soggetti, tra i quali numerosi imprenditori in stato di bisogno, poneva in essere vere e proprie attività usurarie, con l’applicazione di tassi di interesse oscillanti tra il 121% ed il 183% annui. Al fine di ostacolare l’accertamento della provenienza delittuosa dei proventi di tali attività, gli assegni bancari ed effetti cambiari che gli indagati ricevevano anche a garanzia dei prestiti concessi, venivano negoziati su conti correnti intestati a terze persone a loro riconducibili.

A compendio delle indagini è stata anche accertata una frode ai danni dello stesso Fondo di Solidarietà Antiracket e Antiusura (legge 44/1999), attraverso l’induzione in errore del Commissario per il coordinamento delle iniziative antiracket e
antiusura presso il Ministero degli Interni.
In buona sostanza, uno degli attuali usurati, un imprenditore edile, ha formulato istanza di accesso al predetto Fondo in relazione ad episodi di estorsione subiti alcuni anni prima da altro gruppo criminale (rientranti in altro procedimento penale), rappresentando
falsamente l’esistenza di un debito commerciale nei confronti di uno degli appartenenti all’attuale sodalizio.
In tal modo ha ottenuto una maggiore erogazione rispetto al dovuto, pari a 115.000 euro circa, che ha riversato al suo aguzzino non già quale saldo del debito commerciale bensì – come poi emerso dalle indagini – quale corresponsione di interessi usurai dovuti
all’organizzazione.
Si è accertato, inoltre, come alcuni proventi conseguiti dai delitti di usura ed esercizio abusivo dell’attività finanziaria fossero stati impiegati per finanziare attività commerciali riconducibili a congiunti degli indagati, una delle quali operante nel commercio di oro e preziosi, ovvero utilizzati per investimenti nel settore immobiliare, come attestato dalla frequente partecipazione di taluni degli arrestati alle procedure esecutive presso il Tribunale di Lecce. Riscontri sulla regolarità di tali aggiudicazioni hanno evidenziato gravi condotte tese a turbare la libertà degli incanti, mediante minacce di azioni ritorsive rivolte dai sodali contro privati per costringerli ad abbandonare l’asta al fine di ottenerne l’aggiudicazione.

È emerso, infine, come uno dei capi dell’organizzazione, agendo in concorso con alcuni dipendenti pubblici in servizio presso il Comune di Galatina, fosse riuscito a turbare una procedura pubblica di aggiudicazione con riferimento alla gara d’appalto per il “servizio di refezione delle scuole dell’infanzia statali in gestione diretta per l’anno scolastico 2011/2012”, consentendo l’assegnazione del relativo servizio alla ditta individuale riconducibile alla moglie coniuge.

Rilevata l’enorme ricchezza accumulata dai componenti del sodalizio, frutto delle illecite attività poste in essere dall’organizzazione, sono stati eseguiti approfonditi accertamenti patrimoniali finalizzati alla confisca dei beni, che hanno consentito di acquisire significative evidenze in ordine alla fittizia intestazione di beni dal rilevante valore in favore di prossimi congiunti degli indagati, al fine di eludere l’applicazione della normativa antimafia in tema di confisca dei patrimoni detenuti in misura sproporzionata alle fonti reddituali lecite.

Per tutto quanto emerso dalle indagini, la Procura della Repubblica di Lecce, condividendo le ipotesi accusatorie formulate, ha emesso le nove ordinanze di custodia cautelare eseguite oggi disponendo il sequestro preventivo finalizzato alla confisca dell’ingente
patrimonio accumulato dall’organizzazione, per un valore complessivo di 5 milioni di euro.

Il patrimonio è stato ricostruito, anche con il supporto del Servizio Centrale Investigativo Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza con sede a Roma, accertando come tali investimenti fossero stati finanziati con apporto di capitali che non hanno trovato giustificazione nei redditi dichiarati e nelle attività svolte dagli indagati e
dai loro familiari.
Sotto sequestro sono finiti: sei fabbricati; un opificio industriale; tredici beni mobili registrati (auto/motoveicoli); una società di capitali (il sequestro riguarda il capitale sociale e l’intero compendio aziendale); due ditte individuali; quote di capitale sociale per un valore nominale pari ad euro 3.500,00; saldi attivi riferiti a ventisei rapporti finanziari; dieci rapporti assicurativi/fondi pensione.

caserma  gdf Lecce

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