Ilva. Ispezione notturna di custodi e carabinieri al siderugico. Aia: per attuazione nuovo emendamento

TARANTO – Un’ispezione notturna è stata eseguita tra sabato e domenica nello stabilimento siderurgico Ilva dai custodi giudiziari Barbara Valenzano, Emanuela Laterza e Claudio Lofrumento e i carabinieri del Nucleo operativo ed ecologico di Lecce, guidati dal maggiore Nicola Candido incaricati di «verificare e documentare lo stato dei luoghi e degli impianti sottoposti a vincolo cautelare, nonché la situazione in atto riguardante le emissioni inquinanti degli stessi impianti ed il relativo sistema di monitoraggio.
Un controllo che rientra nella delega loro assegnata dal gip del Tribunale di Taranto, Patrizia Todisco , in conseguenza del sequestro degli impianti disposto il 25 luglio 2012 e riconfermata anche dopo che la legge Clini del dicembre successivo ha di fatto restituito all’Ilva la disponibilità dell’area a caldo, pur permanendo il sequestro. Una facoltà d’uso che, come affermato dalla Corte Costituzionale, potrà non essere (ulteriormente) consentita dall’autorità giudiziaria nel caso in cui nel futuro, vengano trasgredite le prescrizioni dell’Aia riesaminata.
Nel corso dell’ultima ispezione, i cui risultati saranno riferiti al gip Todisco con una relazione scritta, i custodi hanno riscontrato , tra l’altro: impianti, quelli funzionanti, attivi a pieno ritmo; anomale accensioni delle torce della acciaieria non per questioni di sicurezza o di emergenza ma unicamente per la combustione di gas di scarto, con un automatismo ancora legato al ciclo produttivo; emissioni diffuse, in diverse aree, in assenza di impianti per l’abbattimento delle polveri e dei fumi derivanti dal taglio dei materiali ferrosi o dalla gestione dei materiali incandescenti come nella discarica Paiole.
Comportamenti che confermerebbero le numerose segnalazioni giunte in Procura riguardanti l’inquinamento ancora in atto da parte dell’Ilva. D’altronde, nonostante l’incisiva azione giudiziaria, gli impianti del siderurgico hanno continuato a produrre mentre degli 8 miliardi di euro stimati dagli stessi custodi giudiziari quale costo da sostenere per la messa a norma dell’area a caldo, sono stati spesi sinora poco più di 100 milioni.
Una relazione, quella dei custodi, che permetterà all’Autorità Giudiziaria di valutare il rispetto del crono-programma degli interventi stabilito nell’Aia riesaminata, l’unico – come affermato dallo stesso gip Todisco – che “assicura la tutela della salute e dell’ambiente e giustifica la prosecuzione dell’attività produttiva da parte dell’Ilva, da ritenersi altrimenti illecita”.

Intanto proprio ieri la Commissione Ambiente alla Camera ha approvato un emendamento sull’Ilva modificando il testo del decreto sulle emergenze ambientali e industriali. In base a tale emendamento “al commissario straordinario, previa approvazione del Piano industriale, è attribuito il potere” di “richiedere al titolare dell’impresa le somme necessarie ai fini del risanamento ambientale”, da un lato, e di “aumentare il capitale sociale a pagamento nella misura necessaria ai fini del risanamento ambientale”, dall’altro; offrendo secondo questa seconda via le azioni “in opzione ai soci in proporzione al numero delle azioni possedute”; in tutti i casi “le azioni di nuova emissione potranno essere liberate esclusivamente mediante conferimenti in denaro”.
Obiettivo del commissario straordinario deve essere il finanziamento degli “investimenti previsti per l’attuazione dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) e per l’adozione delle altre misure previste nel Piano, delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria”.

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