Ex Ilva, il Governo convoca i sindacati il 27 ottobre. Verso la sospensione dei blocchi, Taranto chiede garanzie sul futuro industriale
Dopo quattro giorni di mobilitazione arriva la convocazione a Palazzo Chigi. L’emergenza carburanti coinvolge anche gli aeroporti pugliesi. AIGI chiede un Piano B per Taranto, l’Usb sottolinea l’unità delle istituzioni.
Ex Ilva, il Governo convoca i sindacati il 27 ottobre. Dopo quattro giorni di protesta, a Taranto si va verso la sospensione dei blocchi stradali e del presidio alla raffineria Eni. La svolta arriva nella serata di giovedì 15 ottobre, al termine di una giornata segnata dal confronto tra lavoratori e istituzioni regionali, mentre si aggravano le conseguenze della mobilitazione sui rifornimenti di carburante.
La convocazione a Palazzo Chigi è fissata per martedì 27 ottobre alle ore 17, come comunicato dalle organizzazioni sindacali. Si tratta di un nuovo passaggio nel confronto sul futuro del gruppo siderurgico, ma non ancora di un’intesa sul piano industriale e sulle garanzie occupazionali.
Taranto, quattro giorni di sciopero e blocchi stradali
La mobilitazione è iniziata lunedì 12 ottobre e ha coinvolto i lavoratori diretti dell’ex Ilva e quelli dell’appalto e dell’indotto.
Per quattro giorni i manifestanti hanno presidiato la statale 7, nei pressi dello stabilimento siderurgico, e la statale 106 Jonica, bloccando anche gli accessi alla raffineria Eni di Taranto.
La protesta è proseguita nonostante il decreto approvato dal Consiglio dei ministri, che introduce misure di sostegno al reddito e strumenti per affrontare la crisi occupazionale. Secondo Fim, Fiom, Uilm e Usb, gli ammortizzatori sociali non possono rappresentare l’unica risposta alla crisi: occorrono garanzie sul lavoro, sulla continuità produttiva e sulla decarbonizzazione degli impianti.
In serata, dopo l’annuncio della convocazione governativa, è stata riferita la decisione dei lavoratori di sospendere lo sciopero e il blocco della raffineria. Resta da verificare l’effettivo ripristino della circolazione sulle arterie interessate e la ripresa regolare dei rifornimenti.
L’emergenza carburanti: oltre 150 distributori Enilive senza scorte
Le conseguenze dei blocchi si sono estese ben oltre l’area industriale tarantina.
Secondo i dati comunicati da Eni il 15 ottobre, oltre 150 stazioni di servizio Enilive sulle circa 300 presenti in Puglia risultano prive di carburante.
La società ha spiegato che il blocco dei flussi logistici in entrata e in uscita dalla raffineria ha provocato difficoltà crescenti nella distribuzione, con ripercussioni anche sui servizi pubblici essenziali.
Permane inoltre la dichiarazione di carenza di carburante per gli aeroporti di Bari e Brindisi. Aeroporti di Puglia ha segnalato limitazioni negli approvvigionamenti anche per gli scali di Foggia e Grottaglie, informando le compagnie aeree attraverso appositi avvisi operativi. Non risultano annunciate sospensioni generalizzate dei voli.
Sul fronte del trasporto pubblico locale, Kyma Mobilità aveva dovuto ridurre le corse a causa delle difficoltà di rifornimento dei propri autobus. Il 14 ottobre, grazie all’apertura di un varco concordata con i manifestanti, era stato possibile effettuare un rifornimento straordinario. Non è ancora confermato il completo ritorno alla normale programmazione.
Eni ha precisato che la raffineria di Taranto continua a operare regolarmente e in sicurezza, avvertendo tuttavia che la mancata disponibilità dei gas tecnici necessari al funzionamento potrebbe rendere indispensabile una fermata programmata degli impianti.
Il confronto con Decaro e il documento unitario
Un altro passaggio della giornata è stato l’incontro a Bari tra le organizzazioni sindacali e il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro.
Al termine del confronto, durato circa sei ore, rappresentanti sindacali, istituzionali e politici hanno condiviso un documento che assume come riferimento le richieste formulate dal Consiglio di fabbrica del 7 ottobre.
Per Francesco Rizzo, dell’esecutivo nazionale Usb, si tratta di un risultato importante della mobilitazione.
«Il 27 ottobre alle 17.00 incontro a Palazzo Chigi: è il risultato di queste intense giornate di mobilitazione», dichiara il sindacalista.
Rizzo sottolinea che il documento contiene richieste di misure straordinarie per i lavoratori, tra cui incentivi all’esodo, prepensionamenti, riconoscimento dell’esposizione all’amianto e del lavoro usurante.
L’Usb evidenzia inoltre la condivisione, da parte delle forze politiche presenti in Regione, della necessità di decarbonizzare l’acciaieria e di attribuire allo Stato un ruolo centrale nel futuro industriale del gruppo.
«La Regione, il Comune e la Provincia hanno intanto dichiarato che saranno a Roma accanto ai lavoratori. È un importante segnale di unità del territorio, fatto che spesso purtroppo manca», aggiunge Rizzo.
AIGI chiede al Governo un Piano B per Taranto
Sul futuro dello stabilimento interviene anche AIGI, l’Associazione Imprese Indotto ex Ilva, che esprime preoccupazione per la prospettiva di una produzione basata prevalentemente sulla laminazione di acciaio fornito da soggetti terzi.
Nel comunicato diffuso dall’associazione, questa eventualità viene descritta con un paragone particolarmente critico: il rischio che la più grande acciaieria europea finisca per operare come un «oleificio in conto terzi».
«Ora che si profila la chiusura dell’area a caldo dello stabilimento ADI, è arrivato il momento che il governo, che si è definito “il governo del fare”, prenda il coraggio a quattro mani e scriva il Piano B per questa città», afferma AIGI.
L’associazione chiede un progetto industriale fondato sulla siderurgia decarbonizzata, capace di garantire occupazione anche alle imprese dell’indotto.
AIGI ricorda le difficoltà affrontate dalle aziende che hanno continuato a operare nello stabilimento, anche in presenza di crediti non riscossi, e sollecita risposte sui tempi e sulle modalità di un’eventuale riconversione.
«Apprezziamo il decreto che parzialmente gestisce l’emergenza, ma è evidente che non può bastare per rilanciare l’attività produttiva di un intero comparto e di una intera città», sostiene l’associazione.
Nel documento viene inoltre sollevata una questione politica: «Perché a Genova i ministri sono andati e a Taranto no?».
AIGI conclude chiedendo al Governo un cronoprogramma certo e dichiarandosi disponibile a contribuire alla definizione delle soluzioni industriali.
Le prossime scadenze: Cassazione, Governo e vendita degli impianti
Il futuro dell’ex Ilva resta legato a tre appuntamenti.
Il 20 ottobre le Sezioni Unite della Corte di Cassazione esamineranno i ricorsi contro il provvedimento della Corte d’Appello di Milano che dispone la fermata dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto entro il 28 ottobre.
Il Governo ha stanziato 41 milioni di euro per mantenere gli altoforni in condizioni di riscaldo, in attesa degli sviluppi giudiziari.
Il 27 ottobre, alle 17, è previsto il nuovo incontro tra Governo e sindacati a Palazzo Chigi, nel quale saranno affrontate le prospettive industriali e occupazionali del gruppo.
Il 9 novembre scadrà invece il termine prorogato per la presentazione delle offerte vincolanti nell’ambito della procedura di vendita degli impianti.
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha riferito che, allo stato attuale, non sono state presentate offerte autonome per gli stabilimenti del Nord separati da Taranto.
La sospensione annunciata delle proteste apre dunque una nuova fase del confronto. Restano da definire il futuro dell’area a caldo, la continuità produttiva dell’intero gruppo e le garanzie per i lavoratori diretti e dell’indotto.

