Esuberi Ilva: inaccettabile. Decisione attivata senza confronto. Sarà lotta dura.

Sono 4200 gli esuberi, diecimila le unità confermate. Ma chi resta rimarrà senza le garanzie dell’articolo 18 perché sarà riassunto con le nuove regole del Jobs act.
In vista dell’incontro di lunedì 9 ottobre che darà il via alle trattative per la nuova Ilva, la proprietà entrante ha inviato una lettera alle rappresentanze dei lavoratori in cui ha ribadito i numeri del colosso siderurgico targato Am InvestCo (ArcelorMittal-Marcegaglia). Nel dettaglio, sono 9.930 i dipendenti del gruppo Ilva che la cordata che si è aggiudicata l’offerta intende impiegare per il rilancio del gruppo siderurgico, che diventano 10mila con i 70 dipendenti francesi delle società Socova e Tillet che rientrano nel perimetro del gruppo. Questo significa che gli esuberi saranno 4.200 rispetto al totale attuale di 14.200 dipendenti. «Le suddette allocazioni — si legge nella lettera — sono soggette a leggeri aggiustamenti tenendo fermo il numero complessivo di 10mila lavoratori». Nel dettaglio, 7.600 sarebbero impiegati a Taranto, 900 a Genova, 700 a Novi ligure, 160 a Milano, 240 in altri siti. Per un totale di 9.600 addetti che diventano 9.885 con i dipendenti delle controllate e 9.930 con i 45 dirigenti. Gli esuberi, come assicurato dal governo, saranno impiegati nelle attività di ambientalizzazione del sito di Taranto gestito dall’amministrazione straordinaria.

A seguito della comunicazione ricevuta da parte di AmInvestCo Italy Srl (Arcelor Mittal), la Filctem CGIL – Flaei CISL – Uiltec Uil e Ugl Chimici, dichiarano inaccettabile quanto proposto nella nota suddetta, che nel particolare determina una riduzione sostanziale di organici. Ciò, prima ancora di realizzare un qualsiasi confronto che entri nel merito e dal quale certamente non potrebbe mai risultare alcun esubero in una realtà, in cui, da tempo le OO.SS./RSU lamentano esiguità di risorse e carichi di lavoro ormai insopportabili. Inoltre, si evidenzia l’aggravante che da parte della nuova società si comunica già il cambio di CCNL, senza alcuna logica di natura merceologica, atteso che la centrale produce e distribuisce e.e.
“Il sindacato elettrico in questi anni, grazie alla tipologia contrattuale e al sistema di relazioni industriali di Settore, ha garantito una concreta pace sociale della quale hanno beneficiato lavoratori e Azienda. E’ opportuno ricordare, inoltre, che Taranto Energia rappresenta, per il fine produttivo al quale risponde, una realtà strategica per lo stabilimento siderurgico e per gli aspetti ambientali. Le scriventi OO.SS., pertanto, chiedono il ritiro di tali proposte irricevibili, ed una trattativa specifica e approfondita nel merito delle questioni. In mancanza di risposte coerenti, purtroppo, si sarà costretti a mettere in atto tutte le azioni di lotta possibili.”

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