Depuratore: Manduriani con l’anello al naso per “linkiesta”

Il caso del depuratore di Manduria torna all’attenzione nazionale grazie ad un editoriale del direttore del quotidiano L’inkiesta Francesco Cancellato. Senza approfondire minimamente le ragioni della protesta che migliaia di persone portano avanti da oltre dieci anni, nell’articolo si “giudica” il comportamento degli abitanti di Manduria ed Avetrana che all’acqua pulita del depuratore preferiscono i liquami. La solita immagine bucolica e retrograda spesso legata alla gente del Sud (così fu anche negli anni ’80 quando ad Avetrana si protestava contro il nucleare) che evidentemente anche in questo caso non riesce a far comprendere il senso della protesta che è invece una protesta di civiltà e democrazia. Nessuno è contro il depuratore, ma realizzare l’impianto non è sufficiente ad evitare le sanzioni europee considerato che occorre dotare il territorio anche della rete fognaria oggi inesistente.

Cosa c’è di sbagliato nel pretendere oggi un impianto di ultima generazione che possa consentire il riutilizzo delle acque reflue affinate? Acque “potabili” che per legge non possono finire in mare… lì possono invece confluire quelle del troppo pieno, gli scarichi emergenziali programmati almeno 15 volte l’anno e quelli in caso di guasto o manutenzione del depuratore. Le proposte, anche prese in considerazione, sono quelle di riutilizzare le acque depurate per combattere la desertificazione che avanza controllando l’intrusione salina. Ma per fare questo occorre modificare quelle leggi spesso contrastanti. Leggi che non si applicano quando si consente con una deroga di scaricare in falda quanto “prodotto” dal vecchio impianto che ormai non depura più.
Cosa c’è di sbagliato nel voler difendere il proprio mare e il proprio territorio cercando di custodire le bellezze ambientali che tutti vorrebbero avere, allontanando l’impianto dalle marine?
Di errori ce ne sono stati, pure tanti: sulla scelta del sito che non è passata in consiglio comunale; sulla decisione di fare un impianto consortile e sovradimensionato rispetto all’effettiva utenza. E’ vero: il tempo è passato tra promesse, rinvii, attese, speranze, bugie, mezze verità, notizie contrastanti che minano la credibilità, rimpallo di responsabilità.
Si c’è qualcosa che non va se per fare un’opera pubblica utile alla collettività gli operai devono essere scortati dalle Forze dell’ordine. Ma come accade spesso la protesta si “riduce” non per convinzione ma per sfinimento. Il depuratore si farà e potremo alzare il calice pieno finalmente di… acque depurate. Prosit.

Questo il link dell’editoriale del direttore Francesco Cancellato
http://www.linkiesta.it/it/article/2017/06/21/puglia-barricate-contro-un-depuratore-adesso-le-abbiamo-davvero-viste-/34663/

“Dice l’ultimo rapporto dell’Osservatorio Nimby – acronimo di not in my backyard, non nel mio giardino, per chi non lo sapesse – che le contestazioni locali a grandi e piccole opere, lo scorso anno, sono aumentate del 22%. Tra queste 342 sigle NoQualcosa, vale la pena di raccontarne una, piuttosto esemplificativa. È una storia che viene dalla Puglia e no, non riguarda le manifestazioni contro la costruzione del gasdotto Tap (che nel caso ve lo steste chiedendo continua), bensì le proteste di due comuni, Sava e Manduria, contro la costruzione di un depuratore in località Urmo Belsito. Le cronache di ieri, peraltro, raccontano di una decina di manifestanti che hanno impedito l’avanzata delle ruspe, contro il riavvio dei lavori.

Che male possa fare un depuratore che prende le acque reflue e le pulisce, è domanda legittima. Tanto più in una regione come la Puglia che di depuratori ne ha circa duecento ed è una delle eccellenze italiane in questo ambito, come qualità e quantità degli impianti. A titolo di esempio, nei pressi di Fasano, in provincia di Brindisi, c’è il lago Forcatella, un bacino artificiale interamente riempito di acque reflue depurate, delle quali si sta sperimentando la potabilizzazione. Mistero. Fatto sta che tra Sava e Manduria, provincia di Taranto, di impianti di trattamento delle acque reflue non ne vogliono sapere. Nonostante non abbiano fogne e il liquame finisca nel sottosuolo.

Facciamo un passo indietro. Il depuratore di Manduria e Sava, viene autorizzato dalla Regione Puglia nel 2009 – siamo in piena era Vendola – senza alcun voto contrario, non fosse altro per il fatto che evita alla Puglia una nuova infrazione comunitaria, con multa annessa. Si tratta di un progetto come tutti gli altri. Il depuratore tratta le acque reflue, le pulisce separando i fanghi e poi – è la legge a disporlo – individua un “corpo idrico superficiale” come area di recapito finale delle acque ripulite. Il mare, visto che in Puglia non ci sono fiumi. Così come avviene con gli altri quasi duecento depuratori, che non hanno certo impedito al Tacco d’Italia di portarsi a casa 11 bandiere blu pure quest’anno.

Il caso si ingrossa e diventa pop quando in testa alla battaglia contro il depuratore arriva Romina Power, spalleggiata per la prima volta dopo anni dall’ex marito Al Bano. Intanto i liquami continuano a essere scaricati nei pozzi neri e nel sottosuolo, ma poco importa. E poco importa che dopo nove anni abbondanti il depuratore sia ancora una chimera. E che la multa dell’Europa, se va avanti così, prima o poi finirà per arrivare
E qui cominciano i guai. In estrema sintesi: il Comune di Manduria individua l’area della palude del Conte per scaricare le acque reflue, la popolazione insorge e il Comune fa marcia indietro. Allora opta per la battigia, ma una seconda insurrezione blocca di nuovo tutto. Quindi si decide per una maxi condotta sotterranea, che porta lontano dalla costa le acque reflue ripulite. Risultato? Nuova insurrezione, nuova marcia indietro. Il tutto, nonostante il progetto del depuratore di Manduria preveda pure un impianto di affinamento, che depura ulteriormente le acque per renderle idonee all’uso agricolo. Sì, esattamente quel che chiedono i NoDep. Mistero, di nuovo.

Il caso si ingrossa e diventa pop quando in testa alla battaglia contro il depuratore arriva Romina Power, spalleggiata per la prima volta dopo anni dall’ex marito Al Bano. Apriti cielo: i manifestanti si guadagnano le copertine di Chi e un posto in scaletta nei programmi pomeridiani di cronaca rosa. Intanto i liquami continuano a essere scaricati nei pozzi neri e nel sottosuolo, ma poco importa. E poco importa che dopo nove anni abbondanti il depuratore sia ancora una chimera. E che la multa dell’Europa, se va avanti così, prima o poi finirà per arrivare. Ai manifestanti basta dire No. Il resto è roba altrui.

Prosit, quindi. Agli abitanti di Manduria e Sava e alla loro battaglia contro le acque pulite. Allo scarico a mare dei reflui depurati, obbligatorio per legge, già realtà per quasi duecento depuratori pugliesi, ma pietra dello scandalo per quello di Manduria.Ai liquami che per ogni giorno di ritardo finiscono nel sottosuolo e in mare, preferiti a una condotta sottomarina che trasporta acque affinate, prive di qualunque inquinante. Alla clemenza degli eurocrati, che si troveranno di fronte alla più paradossale delle multe. Alla nostra salute. Alla nostra rovina.

Il caso si ingrossa e diventa pop quando in testa alla battaglia contro il depuratore arriva Romina Power, spalleggiata per la prima volta dopo anni dall’ex marito Al Bano. Intanto i liquami continuano a essere scaricati nei pozzi neri e nel sottosuolo, ma poco importa. E poco importa che dopo nove anni abbondanti il depuratore sia ancora una chimera. E che la multa dell’Europa, se va avanti così, prima o poi finirà per arrivare
E qui cominciano i guai. In estrema sintesi: il Comune di Manduria individua l’area della palude del Conte per scaricare le acque reflue, la popolazione insorge e il Comune fa marcia indietro. Allora opta per la battigia, ma una seconda insurrezione blocca di nuovo tutto. Quindi si decide per una maxi condotta sotterranea, che porta lontano dalla costa le acque reflue ripulite. Risultato? Nuova insurrezione, nuova marcia indietro. Il tutto, nonostante il progetto del depuratore di Manduria preveda pure un impianto di affinamento, che depura ulteriormente le acque per renderle idonee all’uso agricolo. Sì, esattamente quel che chiedono i NoDep. Mistero, di nuovo.

Il caso si ingrossa e diventa pop quando in testa alla battaglia contro il depuratore arriva Romina Power, spalleggiata per la prima volta dopo anni dall’ex marito Al Bano. Apriti cielo: i manifestanti si guadagnano le copertine di Chi e un posto in scaletta nei programmi pomeridiani di cronaca rosa. Intanto i liquami continuano a essere scaricati nei pozzi neri e nel sottosuolo, ma poco importa. E poco importa che dopo nove anni abbondanti il depuratore sia ancora una chimera. E che la multa dell’Europa, se va avanti così, prima o poi finirà per arrivare. Ai manifestanti basta dire No. Il resto è roba altrui.

Prosit, quindi. Agli abitanti di Manduria e Sava e alla loro battaglia contro le acque pulite. Allo scarico a mare dei reflui depurati, obbligatorio per legge, già realtà per quasi duecento depuratori pugliesi, ma pietra dello scandalo per quello di Manduria.Ai liquami che per ogni giorno di ritardo finiscono nel sottosuolo e in mare, preferiti a una condotta sottomarina che trasporta acque affinate, prive di qualunque inquinante. Alla clemenza degli eurocrati, che si troveranno di fronte alla più paradossale delle multe. Alla nostra salute. Alla nostra rovina.”

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