Depuratore consortile Manduria-Sava: ecco la proposta di modifica del PD

Una proposta di modifica al progetto originario del depuratore consortile da sottoporre all’Assessore Regionale ai Lavori Pubblici: l’ha elaborata la segreteria provinciale del Partito Democratico di Taranto che si è fatta promotrice della costituzione di un tavolo di lavoro finalizzato alla discussione sulle problematiche connesse al costruendo depuratore consortile dei comuni di Manduria e Sava. “Ormai da mesi monta e si consolida una protesta che pur cogliendo il reale problema costituito dalla mancanza di un depuratore, con le conseguenze che questo ormai da decenni genera sull’ambiente, pone problemi di considerevole interesse per il nostro territorio.- scrive il segretario provinciale del PD, Walter Musillo – “Il depuratore consortile di Sava e Manduria è ai primi posti nella lista dei casi spinosi, insieme a Gallipoli, Nardò, Casamassima ed a quell’altra mezza dozzina di impianti che l’Acquedotto non riesce in nessun modo a sbloccare”. “Il comune di Sava- ricorda Musillo – è privo di impianto di depurazione, perché mai realizzato, così come nelle marine di Manduria la raccolta dei liquami urbani è affidata alle fosse biologiche, su cui non esiste alcun tipo di controllo. Una questione di cui si parla sempre, specie d’estate. A opporsi al progetto della condotta sottomarina (che dovrebbe allontanare i reflui a 3 km dalla costa) sono i cittadini di Manduria e Avetrana: ritengono che lo scarico creerebbe il fenomeno delle alghe, danneggiando il turismo, e così chiedono una serie di alternative, come per esempio il riuso in agricoltura. Insomma, anche a voler essere ottimisti, prima di fine 2015 a Manduria e Sava non se ne fa nulla: e dunque per almeno altri due anni Sava continuerà a non avere un depuratore, mentre quello di Manduria (destinato alla dismissione) lavora “fuori tabella” e dunque senza alcuna garanzia per l’ambiente. In un caso e nell’altro, i reflui finiscono in falda o dove capita (compresi i campi coltivati). Il caso di Manduria è tra quelli per i quali la Regione rischia la terza condanna dall’Unione Europea per infrazione alle norme sull’ambiente”. Partendo dunque dal fatto che “il depuratore consortile è assolutamente necessario e non si può più temporeggiare sulla sua costruzione, il Partito Democratico Jonico, considerato che l’impianto insisterà su zona adiacente a area naturale protetta, ritiene fondamentale che “l’affinamento delle acque reflue avvenga in Tabella 4, vale a dire che: la qualità delle acque depurate, la tecnologia da utilizzare per arrivare a livelli ottimali di sanificazione e il controllo degli impianti, risultano essere i primi obiettivi da perseguire. In tal senso occorrerà adottare i conseguenti atti amministrativi con i quali si chiarisca che l’affinamento delle acque deve avvenire in tabella 4″. Le acque depurate potranno essere riutilizzate in agricoltura, mediante l’immissione delle stesse nelle condotte del Consorzio Arneo, previo accordo preventivo tra lo stesso Consorzio e AQP”. Il PD jonico propone dunque, in alternativa alla condotta sottomarina con scarico a mare, di realizzare trincee drenanti per il troppo pieno nei periodi invernali, quando le precipitazioni meteoriche aumenteranno la portata dell’acqua, e, comunque, proporre una soluzione alternativa che eviti lo scarico a mare, ad esempio pozzi assorbenti con poteri filtranti che vadano a contrastare l’ingresso di acqua salata dal mare. Inoltre, ritiene opportuno, con l’utilizzo dei fondi previsti dalla prossima programmazione FESR, costruire delle vasche di accumulo di parte delle acque depurate, per il loro successivo utilizzo da parte delle Amministrazioni comunali del circondario, per la pulizia delle strade urbane e l’irrigazione del verde pubblico, immaginando anche di fornire acqua al corpo dei Vigili del fuoco. Inoltre tali acque potrebbero essere utilizzate per irrigare grandi superfici attrezzate a parchi, giochi e sport, da insediare nei terreni adiacenti la Masseria della Marina a Manduria. Altrettanto importante per il PD è la costituzione di un comitato di controllo costituito da tecnici, in rappresentanza delle Amministrazioni interessate, da affiancare a ARPA e AQP, per il monitoraggio del buon funzionamento del depuratore. Risulta necessario fare una riflessione sul nuovo regolamento per la gestione dei depuratori in Puglia e sulle problematiche connesse alla sua applicazione operativa. Il PD chiede, inoltre, la verifica di un rischio idraulico-idrogeologico del sito depuratore, e del percorso condotta.   No scarico mare 1

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