Decreto salva-Ilva, dubbi di costituzionalità. L’altoforno 2 resta sotto sequestro.

Avrebbe dovuto interrompere gli effetti del sequestro, senza facoltà d’uso, imposto il 12 giugno dalla magistratura jonica sull’Altoforno 2 dell’Ilva di Taranto in seguito alla morte di Alessandro Morricella, l’operaio travolto da un getto di ghisa incandescente e morto dopo 4 giorni di agonia.
Il decreto legge approvato d’urgenza dal governo il 4 luglio potrebbe essere incostituzionale. Il gip Martino Rosati, al quale i legali dell’Ilva chiedevano la facoltà d’uso proprio in virtù della settima legge salva-Ilva, ha deciso di sospendere il giudizio ed ha inviato il testo alla Corte Costituzionale per valutarne la legittimità costituzionale.
Il decreto prevede che nei casi di aziende di rilevanza strategica nazionale sottoposti a provvedimenti cautelari da parte della magistratura, il provvedimento non impedisca la prosecuzione dell’attività d’impresa purché l’azienda presenti in termini stringenti (probabilmente 30 giorni) un piano per l’adozione di misure aggiuntive in materia a esempio di sicurezza del lavoro, d’intesa con l’autorità giudiziaria e sotto il controllo di Inail, vigili del fuoco, Asl.
Il gip contesta l’articolo 3 del decreto legge che sarebbe in contrasto con gli articoli 2, 3, 4, 32, 41 e 112 della Costituzione italiana che tutelano, tra le altre cose, la garanzia dei diritti inviolabili, la pari dignità sociale e la tutela della salute.
La decisione del magistrato di sospendere il giudizio mantiene l’efficacia del provvedimento di sequestro dell’Altoforno 2 che di conseguenza dovrà essere spento, compromettendo la capacità produttiva dello stabilimento che, con il solo Altoforno 4 in attività, rischia il blocco degli impianti e la chiusura.

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