Beni archeologici e musei di Manduria, Archeoclub: “Bando ambizioso, ma economicamente fragile”
Un bando culturalmente prestigioso, ma a rischio sostenibilità. È questa, in sintesi, la valutazione espressa da Archeoclub d’Italia – sede di Manduria, che ha inviato all’Amministrazione comunale una serie di osservazioni sul bando di gara per l’affidamento della gestione dei beni archeologici e museali cittadini.
Dall’analisi del disciplinare emerge, secondo Archeoclub, una chiara volontà di puntare sulla qualità del servizio: l’80% del punteggio è attribuito all’offerta tecnica, privilegiando il progetto culturale rispetto al ribasso economico. Tuttavia, a fronte di obiettivi così ambiziosi, l’importo a base d’asta – 72.845 euro annui – viene giudicato sottostimato, soprattutto considerando la gestione di quattro siti diversi, i costi del personale, le pulizie, la manutenzione del verde e le attività di promozione.
Il rischio, sottolinea l’associazione, è che la qualità resti confinata in un progetto tecnico “da concorso”, difficilmente realizzabile nella quotidianità dei musei. A rendere meno appetibile l’investimento per gli operatori, anche la possibilità per il Comune di attivare autonomamente servizi a maggiore redditività, come ristorazione e intrattenimento, lasciando all’aggiudicatario solo la gestione ordinaria.
Tra le proposte avanzate: una revisione del valore economico dell’appalto, lo scorporo dei costi della manodopera, la riduzione degli orari obbligatori per i siti minori, l’introduzione di meccanismi di premialità o royalty legati ai risultati e l’esternalizzazione dei servizi di manutenzione del verde più impegnativi.
Altro punto critico riguarda la valutazione delle offerte tecniche. Affidare l’attribuzione degli 80 punti al solo giudizio qualitativo di una commissione, secondo Archeoclub, lascia ampi margini di discrezionalità. Da qui la proposta di introdurre criteri tabellari e misurabili, premiando elementi concreti come l’uso di tecnologie innovative, l’ampliamento degli orari di apertura gratuita o il possesso di certificazioni di qualità e sostenibilità.
Particolarmente significativa, infine, la richiesta di riconoscere una premialità per il radicamento territoriale. Archeoclub ritiene indispensabile valorizzare chi dimostra collaborazioni attive con scuole, associazioni, terzo settore e imprese turistiche locali, per rafforzare il legame tra comunità e patrimonio culturale.
In prospettiva, l’associazione ribadisce la propria preferenza per un modello alternativo: la Fondazione di Partecipazione, una forma di “azionariato culturale” senza scopo di lucro già sperimentata con successo in altri comuni del Salento, che coinvolge istituzioni, operatori culturali, imprese e cittadini nella gestione dei beni comuni.
«Il rischio – conclude Archeoclub – è che una gestione estranea al territorio alimenti un senso di distanza e riduca il patrimonio a una semplice voce economica, anziché a un bene identitario da custodire e trasmettere alle future generazioni».

