Rifiuti. Assessore Ambiente su dichiarazioni pentito: verificare invio atti a Procure e indagini dell’epoca

Bari – “Il primo elemento importante da verificare sarebbe l’avvenuta trasmissione degli atti della commissione d’inchiesta sui rifiuti del 1997, ancorché secretati, alle Procure della Repubblica, ai Prefetti in carica ed ai vertici delle forze di polizia in servizio in quel periodo, ai quali spettano le competenze per le verifiche e per l’emersione di questi fenomeni”. E’ quanto ritiene l’assessore alla Qualita’ dell’Ambiente della Regione Puglia, Lorenzo Nicastro, a proposito delle dichiarazioni del pentito di camorra Carmine Schiavone che ha parlato di un interramento di rifiuti pericolosi nelle province di Bari e Foggia e nel Salento. Quegli atti, secondo l’assessore “fotografano uno spaccato risalente ad un periodo a cavallo tra gli anni ’80 e i primi anni ’90. Periodo in cui le normative ambientali in vigore in Italia erano insufficienti al fine di contrastare i fenomeni riferiti dal collaboratore di giustizia. Per questo i casi di rinvenimento di rifiuti tossici (che nulla hanno a che fare con gli urbani e con il Piano Rifiuti regionale come pure si legge in alcune incaute e disinformate dichiarazioni) numerosi in quegli anni nella nostra come in tutte le regioni d’Italia, non possono automaticamente essere connessi ad una ipotesi di traffico illecito, in mancanza di elementi di riscontro”. Secondo Nicastro una verifica presso le Procure “permetterebbe di capire se, dall’attività eventualmente scaturita da quelle dichiarazioni, siano effettivamente emersi dei riscontri. Ritengo che questo sia l’unico approccio corretto alla questione per permettere una ricostruzione del quadro al di fuori del quale le notizie emergono in modo scomposto e poco utile”. Pur approvando “attività istituzionali di ascolto anche all’interno degli organi consiliari della Regione Puglia”, Nicastro ritiene sia necessario allargare le audizioni oltre che ai componenti delle commissioni parlamentari dell’epoca anche ai Procuratori della Repubblica, ai Prefetti ed ai vertici delle Forze di Polizia in servizio in quel periodo”. “Dubito – conclude Nicastro – che la creazione di nuovi soggetti, siano task force o commissioni ad hoc, possa in qualche modo fare di più e meglio dei percorsi istituzionali già previsti dall’ordinamento, ad ogni modo la chiarezza è fondamentale e, per ottenerla, serve avere un quadro completo dei fatti che prescinda da ricostruzioni teoremiche ma che trovi riscontro tra l’attività della commissione all’epoca dei fatti e gli altri organismi istituzionali che di quei fatti abbiano avuto conoscenza storica”.

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