Operazione “Compare mio”. Scoperto giro di usura.Arrestati padre e figlio.

A Lizzano gestivano un giro di usura reinvestendone i ricavi attraverso prestanome. All’alba di oggi, sono finite in manette due persone

accusate a vario titolo di usura in concorso continuata ed abusiva attività finanziaria, con l’aggravante di aver prestato denaro a persone in stato di bisogno. Si tratta di Damiano SURGO, 53enne nullafacente, già coinvolto nell’operazione “Re Mida” del 2008, conclusasi con il sequestro a suo carico di ville, appartamenti, locali commerciali, terreni ed autovetture per un valore complessivo pari a 7 milioni di euro, e il figlio Pasquale, 30enne, nullafacente, incensurato.
Nei loro confronti i Carabinieri della Stazione di Lizzano (Ta), coadiuvati dai colleghi della Compagnia di Manduria, con il supporto di un elicottero del 6° Elinucleo Carabinieri di Bari-Palese, hanno eseguito i provvedimenti cautelari in carcere emessi dal GIP del Tribunale di Taranto, dott.ssa Vilma GILLI, su richiesta del Sost. Procuratore della Repubblica di Taranto, dott.ssa Giovanna CANNARILE. Altre 13 persone, tra prestanome e vittime di usura, risultano indagate per riciclaggio e favoreggiamento.
L’indagine, avviate nel 2013 e proseguite per circa due anni, attraverso intercettazioni telefoniche, pedinamenti e appostamenti, hanno consentito di ricostruire l’attività di “strozzinaggio” svolta dai due ai danni di imprenditori residenti in provincia di Taranto e, soprattutto, di Lecce (Lecce, Porto Cesareo, Leverano, Copertino, Novoli e Sava) individuando 8 vittime, 5 sole delle quali hanno attivamente collaborato con gli investigatori.
E’ stato anche possibile accertare la violazione della Sorveglianza Speciale con obbligo di soggiorno a Lizzano da parte di Cosimo Damiano SURGO che, in piena estate del 2014, si recava in un noto stabilimento balneare della litoranea salentina.
All’operazione è stato dato il nome “Compare mio” dagli appellativi “compà” o “cumparuzzo”, con i quali Pasquale SURGO ed uno degli indagati, dedito a “ripulire” il denaro derivante dalla gestione usuraria dei prestiti, usavano chiamarsi reciprocamente.
Dalle indagini è emerso inoltre come i due Surgo tentavano di eludere i controlli dei Carabinieri; in più occasioni, avrebbero indotto le vittime a rendere agli inquirenti una versione precostituita dei fatti, incorrendo nel reato di favoreggiamento. Versando in una sorta di “sudditanza psicologica”, alcune di queste, dopo essere state interrogate per chiarire le transazioni a fondamento dell’emissione o girata di assegni, si preoccupavano perfino di mettere in guardia i Surgo dell’esistenza d’indagini a loro carico.
I due, che avevano un volume d’affari sicuramente rilevantissimo, laddove non riuscivano ad ottenere le restituzioni di denaro, con tasso d’interesse annuo che poteva arrivare anche al 200%, concertavano l’apprensione di immobili o di autovetture, avvalendosi anche dell’appoggio di pregiudicati del luogo per “convincere” le vittime a saldare quanto dovuto.
Infine dalle indagini è emerso che Pasquale Surgo, nel corso degli anni 2012 e 2013, senza essere iscritto all’apposito elenco, ha finanziato più persone con assegni ricevuti da altri debitori, per somme che oscillavano da un minimo di 700 € ad un massimo di 2.750 €. Per questo è accusato di abusiva attività finanziaria.
Padre e figlio, terminate le perquisizioni domiciliari, sono stati condotti presso la Casa Circondariale di Taranto.

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