Manduria: ecco cosa accade al canile comunale

Pare essersi  impantanata, almeno per ora, la vicenda che ruota attorno al canile comunale di Manduria, destinato ad essere venduto, da anni al centro di polemiche, tornate in questi giorni di scottante attualità con la “deportazione” dei circa 200 cani ospiti,
come gli animalisti avevano definito la decisione riportata nell’ordinanza emessa dal sindaco dott. Roberto Massafra di disporre il trasferimento presso una struttura privata. Giustificato dal fatto che il canile comunale (secondo quanto si legge nell’ordinanza) “è insalubre, cioè potenzialmente pericoloso per la salute dei cittadini in quanto situato troppo vicino al centro abitato”, tale provvedimento, quindi, da attuare con estrema urgenza per prevenire gravi danni alla salute umana, è slittato per ben due volte, da lunedì a giovedì ed ora a data da destinarsi. I volontari hanno sempre messo in evidenza gli aspetti poco chiari dell’operazione, cercando di salvaguardare il benessere dei cani. Il primo stop al trasferimento del canile inizialmente pare fosse per irregolarità nelle autorizzazioni, superate evidentemente secondo il Comune, se a distanza di 48 ore tutti erano nuovamente sul posto dirigente e tecnici del Comune insieme ai rappresentanti di Euro 2000 con forze dell’ordine, per prelevare e trasferire i cani. Poi sono sopraggiunti anche chiarimenti da parte dell’Ufficio Sanità Veterinaria della Regione Puglia ed è scattata anche una denuncia da parte della Presidente dell’Associazione Animalista Argo Angela Dimilito. In un esposto-querela ai Carabinieri ha denuncia il sindaco Massafra per procurato allarme, omissioni di atti d’ufficio e abuso di potere. Alla base della denuncia le dichiarazioni del sindaco diffuse tramite stampa che hanno generato paure negli abitanti della zona che abitano a meno di 500 metri dal canile in quanto si è detto che potrebbero “contrarre malattie in qualche modo correlate con una così elevata concentrazione di animali … per l’eventuale verificarsi, in maniera epidemica o
sporadica di zoonosi” Per la Dimilito tali dichiarazioni contrastano con “decine di anni di controlli, la presenza giornaliera dei veterinari, dei Nas, del Corpo forestale e così via, che si sono succeduti nella verifica del canile, e che mai hanno paventato, in nessun atto, questo pericolo che intravede il sindaco che forse non si è mai recato al canile personalmente”.

La Regione Puglia in una nota firmata dal dirigente Onofrio Mongelli ed indirizzata ai vertici della Asl e per conoscenza al sindaco di Manduria, al prefetto di Taranto e al Ministero della Salute, richiama le leggi vigenti in materia che la decisione assunta dal Sindaco di Manduria sembrerebbe non rispettare. Il dott. Mongelli rimarca poi quello che aveva già scritto in nota recapitata al Comune il 3 ottobre scorso (prima dunque del tentativo di eseguire l’ordinanza) “Nessun parere positivo al rilascio dell’autorizzazione sanitaria può essere concesso dalla Asl ad un rifugio privato per strutture con capienza superiore a 200 a prescindere da qualsiasi convenienza stipulata con il Comune o da chi ne chiede il rilascio”.
La Regione ricorda infine che “non rientra nei compiti dei Servizi Veterinari il trasporto di cani di proprietà dei comuni.
Dunque non si possono impacchettare i cani, caricarli su un furgone, e trasferirli in una struttura anche se più accogliente. Per ogni passaggio ci sono regole ben precise che vanno rispettate. Procedure che vanno attuate con la presenza degli esperti.
In una nota l’associazione Gaia evidenzia come nessun membro/ rappresentante della Asl si sia presentato per supervisionare le operazioni di trasferimento, mettendo in tale modo in grosse difficoltà il Comune e la stessa Euro 2000, che non avrebbe potuto procedere al trasferimento senza la supervisione dell’Asl veterinaria, poiché era passibile di denuncia. Su richiesta del comune, Euro 2000 avrebbe dovuto procedere al trasferimento dei cani senza l’ausilio di Gaia, poiché anch’essa si è rifiutata, oltre che per motivi etici, anche perché passibile di denuncia. Messo a verbale quanto accaduto, i messi comunali e Euro 2000, hanno lasciato il canile.
Nell’Ordinanza emanata dal Sindaco si diffidava “(..) l’Associazione Gaia dal frapporre qualsiasi ostacolo, attivo e/o passivo alle attività di trasferimento dei cani. Qualora dovessero ripetersi le manifestazioni di protesta verificatesi in data 6/10/2014, che di fatto hanno impedito l’avvio delle operazioni, la suddetta associazione, dovrà ritenersi, con effetto immediato, sollevata da ogni incarico di gestione dell’attuale canile/rifugio. In tal caso la stessa gestione sarà affidata, sempre con effetto immediato e per il tempo strettamente necessario al trasferimento dei cani, alla Associazione Euro 2000. “ Ma anche in questo caso, non sono esclusi ulteriori problemi se dovessero essere compiuti illeciti
Intanto ieri, su richiesta dell’Associazione Gaia la Polizia Provinciale, ha fatto un sopralluogo al canile al fine di acquisire tutta la documentazione relativa alla vicenda delle deportazioni. Al Presidente dell’Associazione Gaia, Luigia Parco è stato notificato, tramite la Polizia Locale, un invito formale a tenere un colloquio con il Sindaco, colloquio che si sarebbe dovuto tenere, ieri mattina alle 11. La notifica però è stata effettuata alle ore 10,55 della stessa, diversamente a quanto scritto sul verbale. A causa di varie problematiche non ultime legate alla salute della stessa, causati proprio dalle pressioni psicologiche a cui è stata sottoposta, la sig.ra Parco si è vista costretta a posticipare il colloquio alla prossima settimana.

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