Contributi consortili, Corte di Cassazione: “L’onere della prova spetta al Consorzio”

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Nuovo capitolo nella battaglia sui contributi consortili in Puglia. La Corte di Cassazione dà ancora ragione agli agricoltori: se il proprietario contesta il piano di classifica con prove concrete, non è lui a dover dimostrare l’assenza di benefici. È il Consorzio di bonifica che deve provare l’esistenza di un vantaggio reale, diretto ed effettivo sul terreno.

Le ultime sentenze della Sezione tributaria civile hanno accolto ulteriori ricorsi contro il cosiddetto “tributo 630” sugli oneri consortili, cassando le decisioni della Commissione tributaria regionale della Puglia e rinviando tutto per un nuovo esame. In gioco, migliaia di euro richiesti per terreni agricoli relativi all’annualità 2014.

I proprietari, assistiti da Confagricoltura Puglia, avevano presentato perizie giurate per dimostrare lo stato di abbandono dei canali e l’assenza di manutenzione. Un elemento decisivo che ha ribaltato l’impostazione precedente.

«La Suprema Corte ci ha dato ragione – spiega Antonello Bruno, presidente di Confagricoltura Puglia e legale che ha seguito i ricorsi –. Non basta inserire un fondo nel perimetro consortile per pretendere il pagamento. Serve un beneficio concreto. E se il contribuente lo contesta con documenti, spetta al Consorzio dimostrare che quel vantaggio esiste davvero».

Un principio che si inserisce in un orientamento ormai consolidato della Cassazione: il contributo è dovuto solo in presenza di un vantaggio diretto e specifico, non di un beneficio generico derivante dalla semplice inclusione nell’area consortile.

La questione è tutt’altro che chiusa. Centinaia di imprenditori agricoli stanno impugnando le cartelle emesse dal Consorzio di bonifica Centro-Sud Puglia per le annualità dal 2017 al 2024. Un peso economico rilevante per aziende già messe a dura prova dalla crisi climatica e dall’aumento dei costi di produzione.

«Gli agricoltori continuano a ricevere richieste di pagamento a fronte di canali invasi dalle erbacce e opere in stato di abbandono – aggiunge Bruno –. Serve un nuovo piano di classifica che ridefinisca i criteri del tributo. I costi non possono gravare solo sulle aziende agricole: i benefici delle opere di bonifica riguardano l’intero territorio».

Una decisione destinata ad avere effetti importanti su una delle vertenze più sentite dal mondo agricolo pugliese.