ConfCommercio: basta con progetti a forte impatto ambientale.

TARANTO – Ancora una volta il maltempo – a distanza di soli sette mesi dalla tromba d’aria che si abbatté sull’Ilva- ci ricorda quanto grande sia la fragilità del ‘sistema Taranto’. A richiamare l’attenzione sulla grande vulnerabilità dell’area tarantina, circondata da insediamenti industriali ad alto livello di rischio per i cittadini e per l’ambiente, dopo l’incidente di lunedì scorso allo stabilimento Eni e lo sversamento in mare di idrocarburi, è la Conf Commercio di Taranto.
Nonostante la presenza di siti inquinanti dovrebbe bastare per preservare il territorio da nuovi progetti di insediamenti a forte impatto ambientale – si legge in una nota – proprio in queste ore si apprende che il Ministero dell’Ambiente ha dato il via libera alla installazione di dodici torri eoliche in Mar Grande alte ben 110 metri, malgrado il parere negativo di Comune e Regione.
Altro grave pericolo incombente nei nostri mari è la corsa alla ricerca di nuovi filoni di greggio: diverse compagnie petrolifere italiane e straniere sono in attesa di ottenere il via libera ministeriale per avviare le trivellazioni dei fondali. E nel caso del Golfo di Taranto le richieste in corso di valutazione sarebbero ben sette, ed una di queste riguarderebbe il tratto di costa che va da Campomarino a Leporano.
Sottolineando che la Regione Puglia ha seccamente respinto ogni nuova richiesta proveniente dalla Direzione generale per la Valutazione Ambientale del Ministero, la ConfCommercio sottolinea che il mare, sebbene già inquinato e compromesso, rappresenta per la popolazione jonica il futuro, ad esso sono infatti legate buona parte delle aspettative di sviluppo economico e produttivo del territorio provinciale, complementari all’industria (la pesca e la mitilicoltura, la ricerca, il turismo). Taranto dovrebbe essere salvaguardata da qualsiasi nuovo insediamento a forte impatto ambientale, e lo Stato avrebbe il dovere morale di tutelare i Tarantini, dimostrando così che davvero si vuol voltare pagina rispetto ad un passato di scelte imposte.
Anche per questo – come per la questione dell’Ilva- vi sono due posizioni assurdamente contrapposte: lo Stato, pronto ad imporre diktat, e gli Enti locali, portavoce delle popolazioni locali, la cui volontà sembra essere continuamente scavalcata dalla ragione di Stato. Una discordanza che porta i cittadini di questo Paese a perdere fiducia nello Stato e li allontana dalle istituzioni.
E ora di dire ‘BASTA’ – conclude Confcommercio – a progetti che non sappiamo a chi e a cosa servono;
agli abusi continuamente perpetrati su un territorio già ferito che pretende di poter rinascere; ad un ruolo marginale delle Amministrazioni locali i cui ‘pareri consultivi e non vincolanti’ di fatto mettono fuori gioco i territori; alla impossibilità delle popolazioni locali di scegliersi il proprio futuro.

confcom

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