Macellaio svolgeva mansioni superiori a quelle riconosciute: il Tribunale di Taranto gli assegna 26mila euro
Svolgeva mansioni da macellaio specializzato, ma il suo inquadramento contrattuale non riconosceva le effettive competenze e responsabilità. Ora il Tribunale del Lavoro di Taranto gli ha riconosciuto circa 24mila euro di differenze retributive, oltre a 2mila euro di differenze sul trattamento di fine rapporto (TFR).
È il risultato ottenuto da un lavoratore impiegato nel reparto macelleria di un’importante catena della grande distribuzione, assistito dalla FILCAMS CGIL di Taranto attraverso l’avvocata Ester Spada.
Al centro della controversia, la differenza tra le mansioni formalmente previste dal contratto e quelle concretamente svolte dal dipendente.
Secondo quanto evidenziato dal sindacato, infatti, un conto è occuparsi della semplice sistemazione dei prodotti nei banchi frigoriferi, altro è svolgere tutte le attività proprie di un macellaio specializzato, dalla preparazione e lavorazione della carne alla pulizia, alla disossatura e al riconoscimento anatomico dei diversi tagli.
Operazioni che richiedono competenze tecniche, esperienza, autonomia e responsabilità, oltre a un maggiore impegno fisico.
La sentenza ha riconosciuto, nel caso esaminato, il diritto del lavoratore a un trattamento economico corrispondente alle mansioni effettivamente svolte.
«Può dirsi raggiunto un risultato importante per la categoria in quanto valorizza le reali competenze tecniche, l’esperienza e l’autonomia degli addetti con conseguenze non solo sugli aspetti retributivi ma anche in tema di professionalità e, in generale, di dignità del lavoro», commenta l’avvocata Ester Spada, che ha seguito il ricorso per conto della FILCAMS CGIL.
La vicenda potrebbe avere rilievo anche per altri lavoratori del settore, pur trattandosi di una decisione riferita a uno specifico rapporto di lavoro e non automaticamente applicabile ad altri dipendenti.
Secondo il sindacato, infatti, il mancato riconoscimento delle mansioni superiori rappresenterebbe una problematica diffusa nella grande distribuzione organizzata.
«Parliamo di una platea potenziale di circa 500 addetti in tutta la Puglia – spiega Serena De Siena, componente della segreteria FILCAMS CGIL di Taranto – lavoratori che seppur impiegati in toto e con mansioni superiori continuano ad essere sottopagati e non riconosciuti».
La FILCAMS CGIL considera dunque la pronuncia del Tribunale di Taranto un risultato significativo nella propria azione contro il lavoro sottopagato e per il riconoscimento delle professionalità, con particolare attenzione alla corrispondenza tra attività effettivamente svolte, livelli contrattuali e retribuzioni.

