Criminalità giovanile, 644 arresti in Italia. I docenti chiedono un piano da 300 milioni: «La scuola non può essere lasciata sola»
644 arresti, tra cui 69 minorenni, e 1.695 persone denunciate, delle quali 373 sotto i 18 anni. Sono i numeri della vasta operazione condotta dalla Polizia di Stato su tutto il territorio nazionale contro diverse forme di criminalità, dalle aggressioni alle rapine, dalle estorsioni allo spaccio di droga e alla detenzione illegale di armi.
Dati che riaccendono il dibattito sulla violenza giovanile e sulla necessità di affiancare all’azione repressiva un sistema di prevenzione capace di intervenire prima che i ragazzi entrino nei circuiti criminali.
A richiamare l’attenzione sul problema è il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), presieduto dal professor Romano Pesavento, che propone un piano nazionale triennale da 300 milioni di euro per il periodo 2027-2029, destinato a rafforzare il ruolo educativo della scuola e i servizi territoriali.
Il Coordinamento esprime apprezzamento per il lavoro delle forze dell’ordine, sottolineando che la violenza non può essere giustificata dal disagio sociale. Allo stesso tempo, evidenzia come la sola repressione non sia sufficiente ad affrontare le cause che possono favorire il coinvolgimento dei più giovani nelle attività criminali.
La scuola, secondo il CNDDU, rappresenta uno dei principali luoghi in cui intercettare precocemente situazioni di difficoltà, attraverso segnali come comportamenti aggressivi, intimidazioni, assenze ripetute e progressivo allontanamento dai percorsi educativi. Situazioni che non devono essere automaticamente associate alla criminalità, ma che richiedono interventi tempestivi e competenze specialistiche.
Troppo spesso, invece, gli insegnanti si trovano ad affrontare problematiche complesse senza un adeguato sostegno psicologico, educativo e sociale.
Preoccupa anche la diffusione sui social network di modelli che associano il successo personale all’ostentazione di armi, denaro e comportamenti violenti. Per contrastare questi fenomeni, il Coordinamento chiede percorsi continuativi di educazione alla legalità, formazione specifica per i docenti e una maggiore collaborazione tra scuole, servizi sociali e giustizia minorile.
Un piano da 300 milioni per prevenzione e sicurezza
La proposta del CNDDU prevede uno stanziamento progressivo di 50 milioni nel 2027, 100 milioni nel 2028 e 150 milioni nel 2029, attraverso finanziamenti aggiuntivi da individuare nella legge di bilancio.
Il 60% delle risorse, pari a 180 milioni di euro, sarebbe destinato alle scuole, per potenziare il supporto psicologico, le attività pomeridiane, il recupero scolastico, la prevenzione dell’abbandono e la formazione degli insegnanti.
I restanti 120 milioni servirebbero a rafforzare i servizi territoriali, la giustizia minorile e i percorsi di reinserimento sociale e professionale.
Il Coordinamento propone inoltre la creazione di presìdi specialistici territoriali collegati agli istituti scolastici, in grado di intervenire rapidamente nelle situazioni più delicate.
L’appello è rivolto al Governo, al Parlamento e in particolare al ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, affinché il piano venga esaminato nell’ambito della legge di bilancio 2027, a partire da un primo stanziamento di 50 milioni di euro.
Per il presidente Romano Pesavento, la questione centrale è garantire alle scuole strumenti concreti e professionalità adeguate, evitando di trasferire sui singoli insegnanti responsabilità che richiedono una risposta coordinata delle istituzioni.
Il messaggio del CNDDU è chiaro: contrastare la criminalità significa anche investire nella prevenzione, perché intervenire soltanto dopo che un reato è stato commesso non può rappresentare una strategia completa per la sicurezza e la tutela dei giovani.
Immagine illustrativa creata con IA

