Manduria, una sacerdotessa di oltre duemila anni fa? Iscrizioni e dipinti svelano nuovi segreti della Messapia

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Una tomba monumentale scavata nella roccia, due iscrizioni in lingua messapica e raffigurazioni che potrebbero appartenere al mondo religioso di oltre duemila anni fa. È una scoperta di particolare rilievo quella emersa dalle recenti indagini archeologiche nel Parco delle Mura Messapiche di Manduria, dove gli studiosi hanno individuato una sepoltura che potrebbe essere appartenuta a una donna investita di importanti funzioni sacerdotali, forse legate al culto della dea Demetra.

I risultati delle ricerche, condotte dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto, con finanziamenti del Ministero della Cultura, sono stati illustrati a Lecce, alla presenza del soprintendente Antonio Zunno e del vicesindaco di Manduria Giuseppe Antonio Mazza. A presentare gli aspetti scientifici delle scoperte sono stati gli archeologi Vincenzo Ria e Stefania Montanaro.

Le indagini hanno interessato due settori del Parco archeologico: l’area della Porta Est, dove sono proseguiti gli scavi della necropoli, e il settore meridionale, oggetto di uno scavo stratigrafico su una superficie di circa 180 metri quadrati.

Complessivamente sono state indagate 24 sepolture, molte delle quali già compromesse da scavi clandestini. Nonostante le manomissioni, sono stati recuperati reperti ceramici, ornamenti personali e oggetti appartenenti ai corredi funerari, che offrono nuove informazioni sulle consuetudini e sui rituali della comunità messapica tra il IV e il III secolo avanti Cristo.

La Tomba 17 e il possibile legame con una sacerdotessa

La scoperta più significativa riguarda la cosiddetta Tomba 17, una sepoltura monumentale ricavata nel banco roccioso e originariamente chiusa da tre grandi lastroni di pietra.

Sulla superficie esterna della copertura gli archeologi hanno individuato un’iscrizione in lingua messapica, nella quale sono stati riconosciuti un nome femminile, un patronimico e il termine thabara, interpretabile come un titolo sacerdotale.

Un elemento che suggerisce come la tomba potesse essere destinata a una donna che ricopriva un ruolo religioso di particolare prestigio nella società messapica.

Ma a rendere ancora più interessante il ritrovamento sono le decorazioni pittoriche conservate all’interno del monumento. Le pareti presentano tracce di intonaco dipinto, con motivi geometrici a meandro nei colori blu e rosso.

Sulla superficie interna dei lastroni sono state inoltre riconosciute raffigurazioni di oggetti legati alla sfera religiosa: una possibile chiave di santuario, simbolo dell’autorità sacerdotale femminile nel mondo greco, e un oggetto interpretabile come un thymiaterion, un incensiere utilizzato durante le cerimonie rituali.

Una seconda iscrizione e il riferimento alla dea Demetra

A suscitare particolare interesse è anche la scoperta di una seconda iscrizione messapica, dipinta in azzurro su quattro righe, all’interno di uno dei lastroni di copertura.

Il testo, parzialmente danneggiato dalle precedenti manomissioni, contiene nuovamente il termine thabara e una forma nominale ricostruibile come Damatrioas, che potrebbe richiamare il culto di Demetra, divinità associata alla fertilità della terra, ai cicli naturali e alla rigenerazione.

Un riferimento particolarmente significativo in un contesto funerario, che apre nuove prospettive di studio sul ruolo delle donne nei culti religiosi e sulle forme di autorità spirituale nell’antica Manduria.

Gli archeologi sottolineano, tuttavia, che si tratta di interpretazioni ancora preliminari, sulle quali saranno necessari ulteriori approfondimenti scientifici.

Nonostante le violazioni subite in passato, la tomba ha restituito anche alcuni oggetti del corredo funerario, tra cui fibule in bronzo, un anello d’argento, una moneta argentea della zecca di Taranto e uno strumento in ferro ancora oggetto di studio.

Nuove informazioni sull’organizzazione dell’antica città

Le scoperte non si limitano alla sfera funeraria. Le indagini hanno infatti consentito di approfondire la conoscenza del sistema difensivo di Manduria, sviluppatosi attraverso diverse fasi costruttive tra il V e il III secolo a.C.

Particolarmente interessante è l’individuazione di un antico percorso stradale realizzato nel III secolo a.C. sopra un’area precedentemente utilizzata come necropoli. Una testimonianza concreta delle trasformazioni urbanistiche e del diverso utilizzo degli spazi nel corso della storia della città messapica.

Verso la valorizzazione della scoperta

Le attività scientifiche proseguiranno con lo studio delle iscrizioni, delle decorazioni pittoriche e dei campioni archeobotanici prelevati durante gli scavi, oltre agli interventi di restauro e consolidamento delle superfici decorate.

Tra le prospettive di valorizzazione figura la possibilità di conservare la struttura funeraria nel luogo del ritrovamento e di esporre i lastroni iscritti e dipinti, insieme ai reperti recuperati, presso il Museo archeologico di Manduria.

Un progetto ancora da definire, che potrebbe rendere accessibile al pubblico una testimonianza di straordinario interesse per la storia della Messapia.

La scoperta della Tomba 17, con la sua combinazione di iscrizioni, simboli religiosi e decorazioni pittoriche, aggiunge così un nuovo e prezioso tassello alla conoscenza dell’antica Manduria, confermando il valore scientifico e culturale di un patrimonio archeologico che continua a restituire importanti testimonianze del passato.