Finti carabinieri chiedono soldi e gioielli: un figlio e una vicina sventano due truffe nel Tarantino
Sventati due raggiri ai danni di una donna di 58 anni e di un anziano di 85. I malviventi avrebbero utilizzato false indagini e presunti problemi giudiziari di familiari per farsi consegnare denaro e gioielli. Tre arresti tra Roccaforzata e Maruggio.
Una telefonata allarmante, la richiesta di consegnare denaro e gioielli e la convinzione di avere a che fare con veri Carabinieri. È il copione di due tentativi di truffa messi in atto nella stessa giornata tra Roccaforzata e Maruggio, in provincia di Taranto, e interrotti grazie alla prontezza di un figlio e di una vicina di casa.
Tre uomini sono stati arrestati in flagranza di reato dai Carabinieri nella giornata di sabato 24 ottobre, nell’ambito di due distinti interventi che hanno consentito di fermare i presunti truffatori e impedire che i raggiri venissero portati a termine.
Il primo episodio si è verificato nella mattinata a Roccaforzata, dove una donna di 58 anni ha ricevuto una telefonata anonima da un uomo che si sarebbe qualificato come maresciallo dei Carabinieri. Con il pretesto di una presunta indagine a suo carico, l’interlocutore l’avrebbe convinta a preparare denaro contante e oggetti in oro da consegnare a un sedicente collega, sostenendo che fosse necessario per dimostrare la sua estraneità ai fatti contestati.
A evitare la truffa è stato il figlio della donna, presente in casa durante la telefonata. Insospettito dalla richiesta, ha immediatamente chiamato il 112, permettendo ai Carabinieri della Stazione di San Giorgio Ionico di intervenire.
I militari sono entrati nell’abitazione e hanno sorpreso un 48enne campano proprio mentre si apprestava a ricevere il denaro e i preziosi. L’uomo è stato bloccato e arrestato. Su disposizione dell’Autorità giudiziaria è stato successivamente trasferito nel carcere di Taranto.
Poche ore dopo, un episodio analogo si è verificato a Maruggio, dove a finire nel mirino dei presunti truffatori è stato un anziano di 85 anni.
Questa volta il raggiro avrebbe fatto leva sulla preoccupazione per una familiare. Attraverso una telefonata, l’uomo sarebbe stato informato del presunto furto della propria automobile e del fatto che sua nipote si trovasse in caserma, trattenuta per accertamenti.
Per risolvere la situazione, l’anziano sarebbe stato indotto a consegnare una somma di denaro e alcuni monili a persone che si sarebbero presentate come appartenenti all’Arma.
A notare qualcosa di insolito è stata una vicina di casa, insospettita dallo stato di agitazione dell’85enne. Dopo avergli chiesto cosa stesse accadendo, l’uomo le avrebbe confidato di essere in attesa di una pattuglia di Carabinieri alla quale avrebbe dovuto consegnare del denaro.
La donna ha immediatamente allertato il 112.
I Carabinieri della Stazione di Maruggio, intervenuti nell’abitazione, hanno sorpreso un 25enne in possesso di una consistente somma di denaro e di alcuni gioielli, che l’anziano gli aveva appena consegnato. Poco distante è stato individuato anche il presunto complice, un 22enne che attendeva a bordo di un’automobile.
Entrambi, residenti nella provincia ionica, sono stati arrestati con l’accusa di truffa aggravata in concorso e, su disposizione dell’Autorità giudiziaria, sottoposti agli arresti domiciliari.
Due episodi che dimostrano quanto possa essere determinante riconoscere tempestivamente i segnali di una truffa. In entrambi i casi, infatti, sono stati familiari e persone vicine alle vittime a comprendere che qualcosa non andava e a chiedere l’intervento delle forze dell’ordine.
L’Arma dei Carabinieri rinnova l’invito a prestare la massima attenzione alle telefonate nelle quali sconosciuti, fingendosi appartenenti alle forze dell’ordine, chiedono denaro o gioielli per risolvere presunti problemi giudiziari.
I Carabinieri non chiedono mai la consegna di soldi o oggetti preziosi per svolgere indagini o dimostrare l’innocenza di una persona. In presenza di richieste sospette, la raccomandazione è di non consegnare nulla e contattare immediatamente il 112.
Per tutti gli indagati resta valido il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale condanna definitiva.

