Progetto Odortel e Centro Salute Ambiente, Arpa Puglia avvia verifica interna

Massimo Blonda, direttore scientifico di Arpa Puglia, facente funzione di direttore generale in attesa della nomina del successore di Giorgio Assennato, con una nota stampa comunica che, su richiesta dei competenti Assessorato e Dipartimento regionali, ha avviato una verifica tecnico contabile interna sulle attività relative al Centro Salute Ambiente e al Progetto Ionico-Salentino, avvalendosi di una qualificata figura terza esterna all’Agenzia.

“La verifica – si legge – riguarderà anche le connessioni progettuali con il progetto “Odortel” di Taranto”. In merito a quest’ultima attività, Arpa Puglia comunica che sono disponibili sul sito dell’Agenzia i report tecnico-scientifici relativi alle annualità 2014 e 2015.

Il progetto di monitoraggio delle emissioni odorigene nella città di Taranto, avviato a novembre 2013 e concluso nei mesi scorsi.
L’attività sperimentale ha coinvolto un numero di recettori che, nel tempo, è progressivamente aumentato; al 31 dicembre 2015 risultano attivi n. 67 recettori.

La notizia della verifica tecnico-contabile interna è stata accolta con soddisfazione dal responsabile del Fondo Antidiossina onlus, Fabio Matacchiera, che nei giorni scorsi ha sollecitato un’indagine della Guardia di Finanza sulla gestione sia del Centro Salute Ambiente che del progetto “Odortel” denunciando un anomalo utilizzo dei “2 milioni di euro” messi a disposizione della Regione Puglia .

Il Fondo Antidiossina ha richiesto ufficialmente ad Arpa Puglia di conoscere gli esiti analitici del progetto Odortel.

L’Arpa ha fatto sapere ufficialmente al Fondo Antidiossina che nemmeno un campione di aria è stato analizzato su 1266 segnalazioni telefoniche effettuate al centralino Odortel e che non esiste un solo rapporto di prova con il quale si poteva sapere quali sostanze venivano immesse in atmosfera.
Inoltre non si aveva nemmeno certezza matematica della provenienza delle puzze come elemento probante, ai fini giudiziari e che si poteva solo provvedere a delle mere segnalazioni, di fatto insussistenti, da inoltrare alla procura di Taranto. Si poteva solo ipotizzare con Odortel che le puzze moleste avevano origine dall’area industriale, presumibilmente e più frequentemente dalla raffineria Eni, senza vincolo di prova.
Con quei 2 milioni di euro il Protocollo d’Intesa firmato tra Regione Puglia ed Arpa prevedeva, inoltre, l’attivazione di un laboratorio olfattometrico per lo Studio del Particolato Atmosferico con metodologie innovative in collaborazione con il Dipartimento di Chimica dell’Università degli Studi di Bari attraverso la stipula di apposita convenzione. A tutt’oggi. però, risulterebbe di fatto inesistente.

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