Ilva: a Roma vertice con il governo per il futuro del siderurgico jonico.

Taranto – Salvare l’Ilva dopo il maxi sequestro di 81,1 miliardi di euro e le dimissioni del cda dell’azienda: è questo l’obiettivo dell’incontro, oggi a Roma, tra il ministro per lo Sviluppo economico Flavio Zanonato, l’amministratore delegato dimissionario, Enrico Bondi, e il governatore pugliese Nichi Vendola. Incontro al quale domani seguirà un vertice dell’esecutivo, con il premier Enrico Letta e il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando.
Già alla vigilia Zanonato aveva indicato nel risanamento dell’Ilva l’unica strada da seguire in quanto un blocco dell’azienda metterebbe in crisi tutta l’industria siderurgica italiana, con possibili ripercussioni anche sulla meccanica. Per il ministro quindi l’Ilva deve essere risanata. “Non esiste un’alternativa: non è che se la chiudiamo risolviamo il problema ambientale, ma ci troveremmo una nuova Bagnoli “.
Il governo è quindi deciso a trovare una soluzione che garantisca la continuità della produzione e l’attuazione dell’Aia. E per fare questo intende conoscere da Bondi che tipo di situazione finanziaria c’è, e se il sequestro pregiudichi o meno l’operatività della società.
Cresce intanto la preoccupazione dei sindacati.
Per Marco Bentivogli (Fim Cisl) «è inaccettabile che ambiente e lavoratori paghino sempre e bisogna fare in modo che la magistratura renda disponibili i soldi sequestrati per salari, attività produttive e ambientalizzazione».
Il segretario nazionale della Fiom-Cgil, Maurizio Landini, sottolinea che “l’obiettivo di tutti, sindacato compreso, è quello di continuare a produrre acciaio. Dobbiamo, anche nelle condizioni difficili che ci si parano davanti, trovare una continuità produttiva per mantenere l’industria dell’acciaio nel nostro Paese” Per Landini “è importante dare un assetto proprietario all’Ilva che riporti fiducia e ridia forza al progetto produttivo. Per questo serve un intervento straordinario, un intervento diretto dello Stato, come peraltro dice il decreto ‘salva Ilva’, per salvare l’impresa e garantire gli investimenti.
L’occupazione della fabbrica minaccia invece l’’Usb (Unione sindacale di base). “Abbiamo ripetuto sino alla nausea – è spiegato in una nota – che la soluzione migliore era quella dell’esproprio, della nazionalizzazione e non degli ammortizzatori sociali e dei contratti di solidarietà. Invece altri hanno supinamente firmato, assecondato, tradito il loro mandato e i lavoratori, senza nemmeno consultarli”.
Oltre alla nazionalizzazione, l’Usb chiede al governo di “affrontare l’emergenza sanitaria tarantina”, di “avviare bonifiche e risanamento ambientale”, di salvaguardare l’occupazione dei dipendenti diretti e dell’indotto. “E nessuno – conclude la nota – ci dica che non ci sono soldi. Sono disponibili, dopo i sequestri, 9,3 miliardi di euro”.
Rassicuranti le dichiarazioni del sottosegretario allo Sviluppo economico, Claudio De Vincenti. “Vorrei che fosse chiaro ai lavoratori e ai cittadini di Taranto – ha detto – che il governo non li lascerà soli. E’ interesse nazionale la continuità produttiva degli stabilimenti nel rispetto della salute e dell’ambiente”.
Auspicando un ripensamento da parte dei vertici dimissionari della società, De Vincienti ha precisato che occorre “prima di tutto chiedere all’azienda il massimo impegno per realizzare gli investimenti che consentano di applicare l’AIA. Valuteremo tutte le prospettive che si aprono in questo momento. Tutte le istituzioni devono assumere una forte responsabilità nei confronti dell’interesse generale del paese che è quello di avere una siderurgia forte, compatibile con ambiente e salute. All’azienda chiediamo di muoversi in questa direzione”.

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