CGIL. Peluso: “il nostro contributo per rendere la discussione intorno alla donna una riflessione viva e popolare”

“La questione femminile a 50 anni dalla grande rivoluzione culturale del ’68 non ha più bisogno solo di celebrazioni. Ha bisogno di azioni

e parole nuove. Per questa ragione la CGIL prova dare il suo contributo cominciando dai luoghi di lavoro, ma provando anche a sostenere iniziative che cambino finalmente la narrazione di un mondo che oggi risulta paradossalmente ancora più compromesso e delicato di cinquant’anni fa.”
Spiega così il segretario generale della CGIL di Taranto, Paolo Peluso, che attraverso l’organizzazione confederale sarà uno dei partner di “DeclinAzioneDonna”, la rassegna voluta dal CREST, che da venerdì prossimo 12 gennaio proverà ad accendere un riflettore nuovo sul tema, partendo proprio dagli stimoli che arriveranno da sei spettacoli che andranno in scena sul palco del TaTA’. Si partirà con lo spettacolo “R.OSA_10 esercizi per nuovi virtuosismi” con l’interprete Claudia Marsicano, la quale ha vinto nel 2017 il premio Ubu come nuova attrice o performer under 35, mentre la performance è stata finalista premio Ubu 2017 come migliore spettacolo di danza e finalista premio Rete Critica 2017.
“Un impegno che si è tradotto in un’azione semplice – dice Peluso – 100 biglietti per ogni spettacolo che grazie al contributo della CGIL saranno a prezzo ridotto (7 euro piuttosto che 10 euro – ndr). Un invito a teatro che speriamo possa essere colto da chi considera spesso l’offerta culturale un “lusso” da non potersi permettere. Una azione per rendere questa riflessione alta anche un esercizio popolare e vivo com’è giusto che sia.”
“Così il tema della donna, passando da corpo, ruolo e percezione sociale, si tradurrà in un racconto collettivo che proverà anche ad accogliere le riflessioni che ne scaturiranno.”
“Il gender pay gap, cioè la differenza tra la retribuzione maschile e quella femminile, esiste ancora in molti settori. Anni fa l’Economist la valutò con un 18% in meno rispetto agli uomini – spiega Peluso – così come esiste ancora la preclusione di certe carriere professionali o artistiche, penso alle direttrici d’orchestra o anche ai medici primari. Ancora più medioevale è la condizione della donna in settori come l’agricoltura o il tessile che nella nostra provincia continuano ad essere luoghi grigi di sfruttamento e precarietà.”
“Dunque il teatro come luogo di discussione sociale per una offerta che il CREST ricolloca per il nono anno consecutivo nel progetto “Periferie”. – conclude Peluso –

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