Il manduriano Leonardo Brunetti premiato a Madrid: è il primo vincitore della borsa di studio ESMO per l’IA in oncologia
Un giovane ricercatore originario di Manduria tra i protagonisti del congresso della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO), che si apre oggi a Madrid. È Leonardo Brunetti, 34 anni, al quale sarà conferita la prima ESMO Artificial Intelligence Fellowship, prestigiosa borsa di studio biennale del valore di 200mila euro, istituita per sostenere giovani oncologi impegnati nello sviluppo di soluzioni innovative basate sull’intelligenza artificiale.
Un riconoscimento internazionale che premia il percorso scientifico del ricercatore manduriano e il suo progetto finalizzato a migliorare la personalizzazione delle cure per i pazienti affetti da tumore al polmone.
Specializzato in Oncologia toracica presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma, Brunetti svolge attualmente attività di ricerca negli Stati Uniti, presso il Dana-Farber Cancer Institute e la Harvard Medical School di Boston, istituzioni di riferimento internazionale nel campo della ricerca oncologica.
Grazie alla borsa di studio, dal 2027 lavorerà per due anni presso l’Università di Maastricht, nei Paesi Bassi, allo sviluppo di un modello di intelligenza artificiale multimodale destinato a migliorare la capacità di prevedere la risposta dei pazienti all’immunoterapia.
Una ricerca per rendere le terapie sempre più personalizzate
Il progetto si concentra in particolare sul carcinoma polmonare non a piccole cellule, una delle forme più diffuse di tumore del polmone.
L’obiettivo è sviluppare un sistema capace di integrare informazioni cliniche, immagini diagnostiche, dati genetici e caratteristiche del sistema immunitario, per comprendere meglio le interazioni tra il tumore e l’organismo del paziente.
«Stiamo cercando di sviluppare un modello che ci permetta di ottenere un quadro completo sia del paziente sia del tumore e, soprattutto, di comprendere come interagiscono tra loro», spiega Brunetti.
Attraverso l’analisi di queste informazioni, l’intelligenza artificiale potrebbe aiutare gli oncologi a prevedere quali pazienti risponderanno meglio all’immunoterapia e quali, invece, potrebbero necessitare di trattamenti differenti o di controlli più frequenti.
«La mia speranza, se tutto procederà secondo le aspettative, è sviluppare un modello capace di prevedere gli esiti clinici dei pazienti sottoposti a immunoterapia e, così facendo, modificare il modo in cui li curiamo e li monitoriamo».
Una prospettiva che potrebbe consentire di intensificare le cure nei casi più complessi oppure, quando appropriato, ridurre i trattamenti e i relativi effetti collaterali, migliorando la qualità della vita dei pazienti.
«L’intelligenza artificiale non sostituirà il medico»
Pur riconoscendo le grandi potenzialità delle nuove tecnologie, il ricercatore manduriano sottolinea l’importanza di mantenere centrale il rapporto umano nella cura.
«Non suggerirei mai di affidare a un’intelligenza artificiale la decisione definitiva sul trattamento di un paziente, perché, sebbene questi modelli diventino progressivamente più potenti, continuano a non possedere una comprensione del paziente sul piano umano».
L’intelligenza artificiale, dunque, come strumento a disposizione dei medici e non come sostituto della loro competenza.
«Saranno sempre gli oncologi a prendere la decisione finale. In definitiva, dobbiamo ricordare che il paziente è al centro della cura».
Il riconoscimento internazionale e il desiderio di tornare in Italia
Per Brunetti, essere il primo destinatario della fellowship ESMO rappresenta un traguardo particolarmente significativo.
«Quando ho scoperto di essere il primo vincitore della borsa di studio ESMO dedicata all’intelligenza artificiale, la mia reazione iniziale è stata di sorpresa e stupore. Essere il primo a ricevere questo riconoscimento lo ha reso particolarmente significativo».
All’entusiasmo si accompagna la consapevolezza della responsabilità che questo incarico comporta.
«L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando il nostro mondo e io sono il primo vincitore di questa borsa di studio in un settore di straordinaria importanza. Per questo inizio il mio percorso di ricerca con grande entusiasmo, ma anche con la piena consapevolezza di dover realizzare qualcosa che abbia un significato concreto e importante per i pazienti e per i medici».
Nonostante il percorso professionale costruito all’estero, il giovane oncologo conserva il desiderio di tornare in Italia per proseguire la propria attività scientifica e clinica.
«Il mio progetto a lungo termine è di tornare in Italia a fare ricerca e attività clinica con i pazienti. Mi sono appena sposato e anche mia moglie è ricercatrice al Dana-Farber. Vorremmo provare a tornare per costruirci un futuro nel nostro Paese».
Un’ambizione che si confronta con le difficoltà legate ai finanziamenti della ricerca italiana, ma alla quale Brunetti non intende rinunciare.
Da Manduria ai più importanti centri internazionali di ricerca oncologica, il suo percorso rappresenta un esempio delle competenze scientifiche italiane che si affermano all’estero, con l’obiettivo di contribuire allo sviluppo di cure sempre più efficaci e personalizzate.

