Ex Ilva, Mariggiò: «Nessuna sentenza può sostituire una scelta politica. Il Governo avvii la riconversione di Taranto»

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Alla vigilia dell’udienza in Cassazione sul futuro dell’area a caldo, Anna Mariggiò interviene sulla crisi dello stabilimento siderurgico e chiede un piano di riconversione economica ed ecologica, con interventi per la tutela della salute, dell’occupazione e dell’ambiente.

Alla vigilia dell’udienza della Corte di Cassazione, prevista per domani, 20 ottobre, sulla vicenda dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto, Anna Mariggiò, di AVS, Rifondazione Comunista, Demos e Civici a Sinistra, interviene sul futuro dello stabilimento siderurgico e richiama il Governo alle proprie responsabilità.

«Nessuna sentenza può sostituire una scelta politica», sostiene Mariggiò, chiedendo all’esecutivo di avviare immediatamente un percorso di riconversione economica ed ecologica del territorio tarantino.

L’udienza in Cassazione e il futuro dell’area a caldo

Il 20 ottobre la Corte di Cassazione esaminerà i ricorsi contro il provvedimento con cui la Corte d’Appello di Milano ha disposto la sospensione dell’attività dell’area a caldo, in relazione alle criticità ambientali e sanitarie contestate.

Tra le problematiche figurano la presenza di oltre duemila chilogrammi di amianto negli impianti e le emissioni di polveri sottili.

Per Mariggiò, qualunque sia l’esito del procedimento giudiziario, la questione non potrà essere risolta esclusivamente nelle aule dei tribunali.

«I giudici possono fermare un pericolo, ma solo la politica può costruire un’alternativa», afferma, sottolineando la necessità di affrontare contemporaneamente la tutela della salute, la salvaguardia dei posti di lavoro e le prospettive economiche della città.

Produzione in calo e migliaia di lavoratori a rischio

Nella sua analisi, Mariggiò richiama i dati relativi al progressivo ridimensionamento della produzione siderurgica.

Dai quasi dieci milioni di tonnellate di acciaio prodotte nel 2007 si sarebbe passati a circa due milioni nel 2025, con un solo altoforno in funzione.

A questo si aggiungerebbe una situazione economica particolarmente difficile. Le relazioni commissariali  indicano per Acciaierie d’Italia perdite pari a circa 1,4 miliardi di euro nel 2025 e debiti accumulati per quasi otto miliardi.

Sul piano occupazionale, la preoccupazione riguarda oltre 8.600 lavoratori potenzialmente interessati dalla cassa integrazione straordinaria, oltre alle conseguenze che la crisi potrebbe determinare per le imprese dell’indotto.

Mariggiò evidenzia inoltre che la riduzione della produzione non avrebbe comportato un corrispondente superamento delle criticità ambientali come l’invecchiamento degli impianti, gli episodi emissivi e i risultati degli studi epidemiologici che, negli anni, hanno documentato le conseguenze dell’inquinamento sulla salute della popolazione.

Le proposte per la riconversione di Taranto

Per superare quella che viene definita una gestione fondata sulle continue emergenze, Mariggiò propone un piano organico di riconversione, articolato in diversi interventi.

La prima richiesta riguarda le bonifiche delle aree industriali dismesse e del Mar Piccolo, attraverso progetti che prevedano anche il reimpiego dei lavoratori attualmente in cassa integrazione, dopo un’adeguata formazione professionale.

Un secondo punto è la sottoscrizione di un accordo di programma unico, capace di coordinare le risorse già disponibili, a partire dai 795,6 milioni di euro del Just Transition Fund destinati a Taranto, insieme ai finanziamenti per le bonifiche e al Fondo Sociale Europeo.

Sul fronte occupazionale vengono richieste garanzie di reddito, strumenti di accompagnamento alla riconversione e possibilità di prepensionamento per i lavoratori esposti all’amianto o impegnati in mansioni particolarmente usuranti.

Per rilanciare l’economia locale, la proposta punta sulla fiscalità agevolata per le piccole e medie imprese, sulle energie rinnovabili, sul porto, sul turismo e sulla valorizzazione della città vecchia, senza trascurare attività tradizionali come la pesca e la mitilicoltura.

Infine, sul versante sanitario, Mariggiò sollecita il pieno funzionamento del registro tumori, il rafforzamento della sorveglianza epidemiologica e l’introduzione di una valutazione di impatto sanitario vincolante.

Il richiamo alle proposte avanzate già nel 2012

Nell’intervento viene ricordato anche il programma presentato nel 2012 dai Verdi, quando Angelo Bonelli si candidò a sindaco di Taranto con il sostegno di una coalizione di liste civiche ecologiste.

Già allora, ricorda Mariggiò, erano state avanzate proposte per la chiusura dell’area a caldo, la bonifica del territorio, il reimpiego dei lavoratori, l’introduzione di agevolazioni fiscali e lo sviluppo di attività economiche alternative alla siderurgia.

A distanza di quattordici anni, secondo l’esponente politica, molte di quelle questioni restano irrisolte.

La richiesta al Governo: un tavolo per la riconversione

La nota si conclude con un appello al Governo affinché convochi rapidamente un tavolo istituzionale che coinvolga Regione, enti locali, organizzazioni sindacali e associazioni dei cittadini.

L’obiettivo indicato è definire un percorso di riconversione economica ed ecologica con tempi, finanziamenti e responsabilità precisi.

«Taranto e la sua provincia non possono restare sospese tra un’udienza e l’altra», afferma Mariggiò, ribadendo che «salute e lavoro non sono alternative, ed è tempo di dimostrarlo».