XVIII Sagra di San Domenico, a Uggiano Montefusco la festa che racconta un territorio. Video

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Chiamarla semplicemente “sagra” è quasi riduttivo. Perché quella di San Domenico, a Uggiano Montefusco, non è soltanto una festa dedicata al cibo, ma un percorso dentro l’identità di una comunità. Un viaggio fatto di profumi, sapori, oggetti, gesti e conoscenze che rischiano di perdersi e che, per due serate, tornano invece a occupare il centro della scena.

È questo lo spirito della XVIII edizione della Sagra di San Domenico – PanèMediterraneo, promossa dal gruppo culturale Aracne e ospitata nel cuore del borgo, tra piazza Castello e le vie del centro storico.

 Il grano, il pane, le friselle, il peperoncino, l’olio e il vino convivono con le produzioni artigianali, con i ricami e i centrini realizzati a chiacchierino, testimonianza di una pazienza e di una manualità che appartenevano soprattutto alle donne del Sud.
Anche le luminarie, con i loro richiami alla tradizione salentina, contribuiscono a trasformare il borgo in un racconto a cielo aperto. Ogni elemento sembra avere qualcosa da dire: non soltanto ciò che si mangiava, ma anche ciò che si produceva, si tramandava e si custodiva.
La serata inaugurale ha preso il via con il Rito della panificazione: protagonista il pane e gli altri prodotti da forno con i loro inconfondibili profumi. Oggi c’è la riscoperta dei grani antichi e delle loro proprietà nutrizionali.

La dimensione gastronomica resta naturalmente protagonista. Ma l’obiettivo non è soltanto assaggiare. È riconoscere nei piatti una storia, comprendere da dove arrivano le ricette e perché determinati sapori siano diventati parte della memoria collettiva.
Particolarmente significativo anche lo spazio riservato alla conoscenza delle produzioni locali. Le degustazioni guidate di olio hanno permesso ai partecipanti di distinguere le diverse caratteristiche dell’extravergine, dagli oli più dolci a quelli più amari e piccanti. Un modo semplice e concreto per trasformare un prodotto quotidiano in uno strumento di conoscenza del territorio.
E poi il vino, con una degustazione dedicata al Primitivo di Manduria, guidata dal sommelier del Consorzio di Tutela. Un appuntamento che ha avuto anche il valore di affiancare, attraverso la cultura del vino, il lavoro quotidiano delle cantine.

A completare il programma, spazio alla musica popolare e alle contaminazioni contemporanee. I Ritmo Binario hanno portato in piazza una “musica popolana” capace di intrecciare tradizione, pizzica, folk e sonorità reggae, dimostrando ancora una volta come la cultura popolare non sia qualcosa di immobile, ma possa continuare a cambiare senza perdere le proprie radici.