Un altro incidente mortale sul lavoro in ILVA: muore operaio 25enne

Si chiamava Giacomo Campo, aveva solo 25 anni, era originario di Roccaforzata (TA). Il giovane ha perso la vita questa mattina in un altro incidente sul lavoro

verificatosi all’interno dello stabilimento tarantino.
L’operaio, che lavorava per la ditta d’appalto Steel service srl, intorno alle 7 di questa mattina, stava effettuando lavorazioni di pulizia di un nastro trasportatore, ma il tamburo su cui si muove il nastro non era stato adeguatamente imbragato e Giacomo è rimasto schiacciato tra il tamburo e il nastro. L’incidente si è verificato negli impianti che servono l’altoforno 4. Sotto shock lo zio dell’operaio, collega di lavoro nella stessa ditta, che ha assistito all’incidente e dato l’allarme insieme ad altri colleghi. Sul posto sono intervenuti ispettori del Lavoro, vigili del fuoco e carabinieri per stabilire insieme al pubblico ministero di turno la dinamica dell’incidente.

I sindacati dei metalmeccanici hanno convocato uno sciopero immediato e chiesto un incontro col prefetto di Taranto.

“L’ultimo incidente mortale – ha ricordato il Segretario Generale FIM Cisl Marco Bentivogli – si era verificato a novembre dell’anno scorso, quando un altro operaio – Cosimo – era rimasto schiacciato da un tubo”. Ed ha aggiunto: “Non è passato neanche un anno e si è verificato di nuovo, un’altra morte innocente e un’altra famiglia distrutta. È assurdo, inaccettabile morire di lavoro nel 2016. Da anni come FIM sosteniamo che salute e sicurezza sono la precondizione essenziale del lavoro in Ilva e ci stiamo impegnando ogni giorno con i nostri rappresentanti alla sicurezza per raccogliere segnalazioni dai lavoratori su impianti non sicuri e intervenire subito. Non facciamo e non faremo sconti su questo”.
“ILVA – ha proseguito Bentivogli – deve fare di più: a partire dalla prevenzione e dalla verifica costante e continua della sicurezza in ogni area dello stabilimento”.
Stringendosi attorno alla famiglia di Giacomo la Fim Cisl chiede che sia fatta giustizia, “che siano accertate tutte le responsabilità e poste le condizioni perché non si possa ancora oggi morire di lavoro in questo modo assurdo”.

Anche l’ILva – in una nota – ha espresso profondo cordoglio e vicinanza alla famiglia del lavoratore.
Secondo la ricostruzione dell’incidente fornita dall’azienda, il nastro trasportatore danneggiato “come da procedura era stato preventivamente messo in sicurezza ed era stato privato di alimentazione elettrica. Nonostante l’applicazione di tutte le misure di sicurezza, durante le attività di rimozione del materiale ferroso che si era depositato sul rullo di invio, effettuate dal giovane operaio con un tubo aspirante, il nastro si è attivato e lo ha trascinato. Non vi è stato il crollo di alcun carrello né alcun cedimento strutturale”.

Secondo fonti sindacali, l’incidente si sarebbe verificato per la perdita di equilibrio meccanico tra il nastro e il gigantesco rullo, grande più di due metri, dal quale il giovane è stato schiacciato.”L’incidente – afferma Francesco Rizzo dell’Usb Taranto – è successo sotto gli occhi dei responsabili che non hanno voluto aspettare l’arrivo dei mezzi per la messa in sicurezza del tamburo. Tutto era fermo e spento ma si è deciso di iniziare con mezz’ora di anticipo. Non si tratta di una fatalità ma di una vera e propria mancanza di rispetto delle regole di sicurezza.

La viceministra Teresa Bellanova ha incontrato presso la Prefettura di Taranto i sindacati dell’Ilva.
“C’è urgentissima necessità – ha detto – di comprendere come sia potuta accadere questa tragedia e per quali cause il nastro trasportatore abbia ceduto. In questa direzione siamo già impegnati con i vertici dell’azienda”.

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