Tra fiamme e disperazione: la corsa per salvare ciò che il fuoco non ha ancora divorato. Video

Condividi

Una colonna di fumo molto ampia, visibile da lontano. In mezzo a quel fumo, gente che lotta disperatamente per spegnere le fiamme. Vi raccontiamo, con le parole di Ines Tripaldi, la drammatica esperienza vissuta dalla sua famiglia e dai vicini.

Una domenica che doveva essere come tante altre si è trasformata all’improvviso in un incubo. La località è Contrada Paglione di Poldo tra Manduria e Oria, un’area dove sorgono case di campagna, ulivi e piccoli poderi familiari. Intorno alle 11, un incendio, complice il forte vento di tramontana, ha divorato ettari di vegetazione, finendo nel terreno con alberi e ulivi adiacente alla casetta rurale dove Ines ospita una colonia felina regolarmente censita e accudita amorevolmente.
Nonostante il caldo soffocante e il fumo irrespirabile, è scattata la corsa per sedare le fiamme… una lotta impari. In pochi minuti tutto diventava cenere, con una visione apocalittica.
La voce di Ines è rotta dalla stanchezza e dall’emozione mentre ripercorre quelle ore interminabili. Per tre lunghissime ore ha cercato di fermare il fuoco con ciò che aveva: lattine d’acqua, una carriola, un tubo, le mani… la forza della disperazione.
«Così, con le ciabatte, abbiamo affrontato i carboni. Mi sono bruciata i piedi, ho respirato fumo. Correvamo avanti e indietro sotto il sole, senza fermarci. Non c’era tempo per pensare, ma solo per provare a salvare qualcosa», racconta.
Ines chiama i soccorsi tre volte. L’ultima, davvero disperata. Le squadre sono impegnate altrove, i mezzi insufficienti, la Puglia ancora una volta fragile davanti all’emergenza incendi.
In quella distesa di fumo e calore, la solidarietà è diventata l’unica arma. Due fratelli, Raffaele e Gregory, riempivano una cisterna con il loro piccolo trattore, facendo avanti e indietro senza sosta per aiutare chiunque fosse in difficoltà.
Un uomo, stremato, è svenuto durante le operazioni. Ora sta bene, ma la scena racconta la durezza di quelle ore.
Quando finalmente sono arrivati tre camioncini dei Vigili del Fuoco, tre auto e i Vigili Urbani, la famiglia e i vicini avevano già domato gran parte delle fiamme. «Eravamo sfiniti, ma non potevamo aspettare due o tre ore. Abbiamo avuto paura, tanta paura. Abbiamo usato qualunque espediente per spegnere il fuoco.»
Domato il primo fronte, le fiamme si sono spostate verso la pineta Monsignore, nei pressi dell’aeroporto militare. Una zona già colpita nelle scorse settimane. Un altro polmone verde che rischia di sparire.
I Vigili del Fuoco continuano a lavorare, ma raggiungere la pineta è complicato. Ad operare per fronteggiare l’emergenza e mettere in sicurezza il territorio interessato anche la squadra AIB (Antincendio Boschivo) dell’Associazione Volontari Protezione Civile “Comune di Oria”. «Il problema è che abbiamo pochi mezzi in Puglia. E intanto sta bruciando tutto», dice Ines con amarezza. E nelle fiamme la natura è devastata, gli animali in fuga: i gatti sono spariti, solo uno si è fatto vedere. «Non so se sono scappati o se sono nascosti. Le cavallette, i grilli, le cicale mi cadevano addosso. Una scena terribile.»
Il cane del vicino, inizialmente disperso, è tornato solo dopo ore.
A partecipare allo spegnimento delle fiamme anche la madre di Ines, 82 anni e cardiopatica: non si può assistere impotenti alla distruzione di lavoro e ricordi… «Il fuoco non devasta solo i terreni, ma anche l’anima di chi ha fatto sacrifici per curarli.»
Ines denuncia anche l’incuria diffusa: «La gente lascia l’erba alta ovunque. Nessuno rispetta la normativa, nessuno fa multe. E poi ci sono sempre quelli che pensano di risolvere bruciando le sterpaglie.»
Le sue immagini, realizzate solo quando il peggio sembra essere passato, si uniscono a quelle che in questi giorni si vedono da ogni parte della Puglia: «Che deserto la nostra regione… scheletrizzata», sussurra Ines. Immagini che raccontano una terra ferita, annerita, svuotata.