Tariffe rifiuti bocciate da ARERA, Comuni nel caos. Manduria rischia il conto sulla TARI
La bocciatura dell’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (ARERA) sui piani tariffari pugliesi per la raccolta dei rifiuti apre uno scenario di forte incertezza per decine di Comuni. Nella provincia di Taranto risultano coinvolti Manduria, Ginosa, Mottola e Maruggio, con possibili ripercussioni dirette sulle tasche dei cittadini.
Con delibera n. 591/25 del 31 dicembre scorso, l’Authority ha giudicato non conformi alla normativa i Piani economico-finanziari (PEF) predisposti dall’Agenzia regionale dei rifiuti (AGER) per il biennio 2024-2025, rilevando criticità metodologiche, carenze istruttorie e motivazioni insufficienti nella determinazione dei costi del servizio.
I Piani economico-finanziari rappresentano documenti essenziali, poiché da essi dipende la determinazione della TARI, la tassa comunale sui rifiuti. I PEF definiscono infatti le tariffe del servizio di raccolta e, di conseguenza, fissano per i Comuni il costo annuo del servizio, che si traduce nell’importo della tassa a carico dei cittadini.
Una parte dei PEF approvati prevedeva canoni riconosciuti ai gestori inferiori rispetto a quanto stabilito nei contratti di appalto, disponendo inoltre il recupero delle somme che i Comuni avrebbero versato in eccesso rispetto al 2022. Con il suo provvedimento, l’Autorità ha di fatto accolto le contestazioni sollevate dai gestori del servizio, che avevano presentato circa 160 ricorsi al TAR, denunciando l’applicazione di tagli ritenuti illegittimi.
Secondo i ricorrenti, tali riduzioni derivavano da una rielaborazione “al ribasso” dei dati di bilancio forniti dagli stessi gestori, dati che – in base al metodo tariffario – devono costituire il riferimento per la determinazione dei costi del servizio e per il riconoscimento del corrispettivo spettante all’appaltatore.
Il provvedimento coinvolge numerosi Comuni pugliesi, soprattutto medio-piccoli, che ora si trovano di fronte a un bivio: riformulare i piani tariffari secondo i criteri indicati da ARERA oppure esporsi al rischio di contenziosi e rilievi ulteriori. In entrambi i casi, le conseguenze amministrative non sono marginali.
Manduria tra i Comuni più esposti
Per Manduria, uno dei Comuni della provincia di Taranto direttamente interessati dal provvedimento, la decisione dell’Authority rischia di tradursi in un vero rompicapo. Il Comune potrebbe essere costretto a rivedere le tariffe già approvate, con l’ipotesi – tutt’altro che remota – di aumenti della TARI o di conguagli negli anni successivi.
Un’eventualità che preoccupa cittadini e imprese, soprattutto in un territorio a forte vocazione turistica e commerciale, dove l’incidenza della tassa rifiuti pesa in modo significativo sui bilanci familiari e sulle attività economiche. La Puglia, del resto, è già tra le regioni con le tariffe rifiuti più alte d’Italia, e ulteriori rincari rischiano di alimentare tensioni sociali e politiche.
Caos amministrativo e rischio ricorsi
La bocciatura di ARERA mette inoltre in discussione l’intero impianto di governance regionale del servizio rifiuti. L’Authority contesta il mancato pieno utilizzo delle aree omogenee e delle forme associative previste dalla normativa, evidenziando una gestione frammentata che avrebbe inciso negativamente sulla determinazione dei costi.
Nel frattempo si profila una raffica di ricorsi, sia da parte dei Comuni sia dei gestori del servizio, con il rischio di un lungo stallo amministrativo. In attesa di chiarimenti o di una revisione complessiva dei PEF, alcuni enti potrebbero essere costretti a tornare temporaneamente alle tariffe precedenti, congelando gli aumenti ma rinviando il problema.
L’incognita per i cittadini
Per Manduria, Ginosa, Mottola, Maruggio e per gli altri Comuni coinvolti, la partita è tutt’altro che chiusa. La certezza, al momento, è una sola: senza piani tariffari validati, la stabilità della TARI è a rischio. E ancora una volta, a pagare il prezzo più alto dell’incertezza normativa potrebbero essere i cittadini.

