“Taras, il gatto dimenticato: la denuncia di un turista triestino contro l’inerzia del Comune di Maruggio”

Condividi

Un turista triestino, in vacanza con la famiglia a Campomarino di Maruggio, ha inviato una lettera alla nostra redazione per denunciare un grave episodio di negligenza istituzionale.

Durante il soggiorno, l’uomo si è trovato a soccorrere un gatto in condizioni critiche, senza ricevere alcun supporto da parte del Comune, nonostante gli obblighi previsti dalla Legge Regionale n. 2/2020. Dopo ripetuti tentativi di contatto con la Polizia Locale e l’invio di comunicazioni ufficiali, il cittadino ha dovuto provvedere personalmente alle cure veterinarie dell’animale, sostenendo spese e sacrificando parte della vacanza. La vicenda che il nostro lettore ha voluto raccontarci non è solo una denuncia amministrativa: è anche un appello alla pietas e all’affezione, valori che dovrebbero guidare ogni comunità civile nel rispetto della vita, anche quella più fragile. Il gesto di chi ha scelto di non voltarsi dall’altra parte, ma di intervenire per salvare una creatura sofferente, interroga profondamente il senso di responsabilità collettiva e la coerenza tra norme e azioni. Di seguito la lettera integrale:

 

Egregio Direttore, Le scrivo appellandomi alla Sua coscienza e al buon senso, oltre che al senso della legalità, per esporLe un fatto accadutomi qualche settimana fa e che, ancora oggi, mi amareggia moltissimo.

Sono un triestino che, con la propria famiglia (cagnolino incluso), ha trascorso due settimane nel bellissimo borgo di Campomarino di Maruggio (TA), in uno splendido villino circondato da uliveti e pini marittimi.

Alla fine della prima settimana di vacanza, si è presentato alla porta un gattino visibilmente malato, denutrito, con un occhio semichiuso e gravi problemi respiratori. La povera bestiola, incurante della paura per gli umani e per il mio cane, era in condizioni talmente strazianti da piazzarsi davanti alla porta a lamentarsi, quasi a chiedere aiuto. Temendo potesse avere qualche patologia contagiosa, sono stato costretto a rinchiudere in casa il cane (che ha quindi trascorso la seconda settimana senza quasi vedere il giardino), iniziando una lunga odissea alla ricerca di qualcuno che potesse aiutare, in primis, il gatto e, indirettamente, anche me e la mia famiglia nel goderci il resto della vacanza in tranquillità.

Ho quindi provato a contattare alcune associazioni animaliste presenti sul territorio, dalle quali apprendevo che la Legge Regionale n. 2 del 2020 della Regione Puglia pone sui Comuni la competenza per “i trattamenti sanitari per gli animali d’affezione vaganti recuperati, compresi gli interventi di pronto soccorso… da effettuarsi tramite convenzioni con strutture veterinarie” (art. 4 lett. g), con oneri, naturalmente, a carico del Comune stesso (art. 34).

Pertanto, nella mattina del 5 agosto scorso, contattavo telefonicamente la Polizia Locale del Comune di Maruggio chiedendo di attivare il soccorso felino in convenzione, così come previsto dalla legge regionale. La mia interlocutrice mi comunicava di non saperne nulla, ma che ne avrebbe parlato col suo Comandante e mi avrebbero richiamato. Perplesso dalla risposta, immediatamente formalizzavo la mia richiesta anche a mezzo PEC.

Dopo qualche ora, venivo contattato telefonicamente da personale del Comune (nella fattispecie un uomo, presumo appartenente alla Polizia Locale) che, senza qualificarsi, nel corso della telefonata in viva voce (eravamo in auto, ed era presente mia moglie), dapprima negava l’esistenza della convenzione, salvo poi correggersi e dichiarare che la convenzione per il soccorso del gatto malato o ferito non era stata rinnovata e, terza versione, che i fondi erano già esauriti, consigliandomi di rivolgermi a un’associazione privata. Gli facevo presente che la legge regionale della Puglia poneva sui Comuni gli oneri del soccorso in casi analoghi, ma dalla sua risposta tale normativa sarebbe stata assolutamente inutile; per tutta risposta, mi veniva replicato che la Regione “faceva bene” a emettere leggi analoghe ma che il Comune non aveva fondi per provvedere. Concludevo quindi la telefonata ringraziandolo per il nulla che aveva fatto e aveva intenzione di fare.

Immediatamente provvedevo a inviare al Comune una seconda PEC riferendo il contenuto della conversazione intercorsa e ribadendo come la Legge Regionale ponga il soccorso degli animali di affezione malati in capo ai Comuni, senza condizionare l’operatività di tale obbligo alla capienza dei fondi. Rinnovavo, pertanto, il mio invito a essere ricontattato a stretto giro per organizzare il recupero del gatto e il suo trasferimento in un centro convenzionato per le cure del caso.

Il 6 agosto ricevevo una PEC con cui venivo avvisato dell’intervenuta protocollazione della mia comunicazione, ma nessuno mi chiamava e, ad oggi, non ho ancora ricevuto alcuna risposta formale. Fossi stato per il Comune di Maruggio, il gattino che aveva “bussato” alla mia porta sarebbe morto nel giro di qualche giorno…

Nel frattempo, la presenza del gatto ha naturalmente condizionato il resto della nostra vacanza: anziché andare serenamente al mare o a fare delle escursioni, abbiamo impiegato ore a cercare telefonicamente un aiuto, contattando addirittura associazioni di fuori regione e disturbando in vacanza anche la nostra veterinaria “di famiglia” per cercare di capire come aiutare il gatto (da noi chiamato “Taras” in onore del fondatore di Taranto); gatto che, poverino, non faceva che miagolare in modo straziante. Rifiutava sia cibo per gatti che omogeneizzati, accettando solo di bere del latte.

Forse il Sindaco di Maruggio poteva dormire sonni tranquilli mentre il gatto moriva miagolando sotto una panchina del nostro giardino, ma noi eravamo tutti d’accordo: dovevamo cercare di aiutarlo, a costo di rovinarci la vacanza (e sarebbe stato sicuramente peggio se, senza fare nulla, l’avessimo trovato un giorno morto sotto la stessa panchina di ritorno dalla spiaggia…).

Ipotizzando che il gatto fosse affetto da rinotracheite, abbiamo trovato una volontaria cortesissima che da Manduria ci ha portato un trasportino per gatti (che noi, naturalmente, non avevamo…), così da poter prendere appuntamento con il dott. Giuseppe Sabatina, veterinario di Maruggio, che – a nostre spese – lo ha visitato e curato (e che ringraziamo pubblicamente per la professionalità e sensibilità dimostrata nell’occasione). Per la cronaca, il gatto aveva una lacerazione infetta sul palato che gli impediva di mangiare, oltre a un’infezione alle vie respiratorie.

È stato quindi sottoposto immediatamente a flebo (stante il grave deperimento), antidolorifico e antibiotico. Poiché l’antibiotico andava inoculato, ho provveduto a portare il gatto dal veterinario per tre giorni consecutivi (facendo perdere alla mia famiglia, dunque, due mattine e un pomeriggio di mare) e poi a cercare una persona disponibile cui affidare il gatto e il resto delle iniezioni per completare la cura dopo la mia partenza (consegna del gatto avvenuta la sera dell’8 agosto, dopo il rientro in tutta fretta dal ristorante dove avevamo trascorso l’ultima sera di vacanza).

Come detto, questo gatto moribondo che è venuto a chiederci aiuto, che docilmente si è fatto mettere in gabbietta e poi curare dal veterinario senza alcuna opposizione, ci ha molto colpiti, da non dormirci letteralmente la notte pur di trovare qualcuno che lo aiutasse a non morire.

Avremmo potuto forse ignorare le sue richieste e lasciarlo morire sotto l’ombra della panchina in un’afosa giornata di agosto (come avrebbe evidentemente fatto il Comune di Maruggio), ma con che coraggio ci saremmo poi guardati allo specchio? Abbiamo preferito sacrificare metà della vacanza nostra e di nostra figlia per salvarlo da morte certa.

Rimane il fatto che non spettava a un turista di Trieste, di passaggio per sole due settimane nel ridente Campomarino di Maruggio, sopperire alle competenze che una legge regionale pone sul Comune.

Per inciso, la spesa sostenuta per salvare il gatto è stata pari a €102,00. Ritengo molto grave che un Comune affermi di non disporre più di fondi per coprire una spesa del genere. Difficile anche immaginare che in agosto i fondi fossero già finiti. Ma ancor più difficile da credere che il Comune di Maruggio, sul quale incombe l’onere di cura di questi animali, se ne sia lavato le mani in questo modo.

Ho speso 100 euro e, soprattutto, sacrificato metà vacanza per salvare un gatto (che attualmente si trova ricoverato in una clinica di Francavilla Fontana, grazie al buon cuore di una volontaria). Ma, almeno io, posso dormire sonni tranquilli.”