Taranto. Vestas occupata contro i trasferimenti a Melfi: sciopero ad oltranza e presidio permanente

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Prosegue la mobilitazione dei lavoratori della Vestas Italia a Taranto contro la decisione della multinazionale di trasferire l’attività produttiva nell’area industriale di San Nicola di Melfi (Potenza). Sono circa 40 i lavoratori coinvolti nella vertenza, che dal 19 gennaio hanno avviato uno sciopero ad oltranza culminato con l’occupazione del magazzino di Taranto, dopo una lunga assemblea sindacale.

La decisione aziendale, che comporterebbe trasferimenti fino a 200 chilometri, ha generato forte preoccupazione tra i dipendenti e le organizzazioni sindacali. A proclamare lo sciopero sono state Fiom-Cgil e Uilm, che denunciano l’assenza di un confronto reale con l’azienda e la mancanza di risposte alle richieste avanzate anche dalle istituzioni locali.

«Nonostante i ripetuti solleciti – ha dichiarato Francesco Brigati, segretario generale della Fiom-Cgil di Taranto – non c’è stata alcuna interlocuzione con l’azienda, né rispetto alla richiesta di incontro avanzata dal sindaco di Taranto. È inaccettabile che una multinazionale continui a ragionare solo in termini di taglio dei costi, ignorando l’impatto sulle persone e sulle loro famiglie». Per Fiom e Uilm il confronto potrà riaprirsi solo a fronte della sospensione immediata della procedura di trasferimento.

Sempre sul fronte sindacale, la Fim-Cisl Taranto Brindisi ha ribadito la necessità di un dialogo «trasparente e partecipato». Secondo il segretario generale Biagio Prisciano e il responsabile Appalto e Indotto Pietro Cantoro, la procedura di trasferimento di 32 lavoratori rappresenta un cambiamento radicale, deciso senza un adeguato confronto e senza tenere conto dell’impatto sociale, organizzativo ed economico sui dipendenti.

Pur prendendo atto delle motivazioni aziendali legate a logistica, costi e sostenibilità ambientale, la Fim-Cisl sottolinea la centralità del valore umano e chiede soluzioni alternative meno impattanti, a tutela dei lavoratori e del territorio. Nell’incontro svoltosi ieri  come da calendarizzazione, riguardante il trasferimento di 32 lavoratori di Vestas Italia, un’operazione che rappresenta un cambiamento radicale per i dipendenti di questo territorio. Alla riunione ha paertecipato anche Fim Cisl:, l’azienda ha dichiarato di non prevedere esuberi, ma il sindacato ha ribadito che un trasferimento a 200 chilometri comporta una vera e propria rivoluzione nella vita delle persone coinvolte.

Il confronto tra le parti proseguirà con un nuovo incontro già fissato per il 28 gennaio, mentre a Taranto resta attivo il presidio permanente. I lavoratori assicurano che la mobilitazione continuerà finché non verranno individuate soluzioni condivise che evitino il trasferimento e salvaguardino occupazione, dignità e territorio.

Un primo segnale è arrivato, intanto, dalla Regione Puglia, con la convocazione di un incontro della Task force regionale per le crisi industriali fissato per il 3 febbraio. Una convocazione che i sindacati definiscono «un primo passo in avanti», ottenuto grazie alle iniziative di lotta e al presidio permanente in atto a Taranto. Tuttavia, restano confermate tutte le azioni decise in assemblea.

L’onorevole Dario Iaia (Fratelli d’Italia), ha accolto con favore la convocazione del tavolo regionale, definendolo «un passaggio fondamentale per affrontare le difficoltà dei lavoratori e tutelare il futuro delle loro famiglie», sottolineando il ruolo strategico di Vestas nel settore delle energie rinnovabili.

Sulla vicenda è intervenuto anche il senatore Mario Turco, vicepresidente del Movimento 5 Stelle, che ha parlato di «guerra tra territori» e annunciato un’interrogazione parlamentare al ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, chiedendo un chiarimento immediato sul caso Vestas.