Taranto. Il 30 gennaio manifestazione davanti a Palazzo di Città: “Basta sacrificare salute e lavoro”

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Una manifestazione pubblica è stata annunciata per il prossimo 30 gennaio, a partire dalle ore 9, davanti a Palazzo di Città, in piazza Castello, per denunciare quella che viene definita una situazione ormai insostenibile sul piano della salute, della sicurezza sul lavoro e della tutela ambientale.

A promuovere l’iniziativa sono l’Associazione Genitori tarantini, il Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, LMO – sindacato di base e Terra Jonica, che invitano cittadini e lavoratori a partecipare.

Le motivazioni sono spiegate in un documento diffuso nelle ultime ore, un atto d’accusa durissimo contro istituzioni, politica e gestione dell’ex Ilva di Taranto.   “La buona politica – scrivono i promotori –  protegge la salute, salva il lavoro e non rinvia mai le scelte che contano”.  A Taranto, al contrario, “la politica che tutto sa e nulla fa, ha avvelenato la città”, sacrificando “lavoro, salute e verità”.

Secondo i firmatari, mentre si continua a promettere “la rinascita della fabbrica”, la città continua a contare le vittime, “mentre i corpi dei nostri morti sono ancora caldi”. Una strategia che viene definita tutt’altro che casuale: “tanta inconsistenza non è un errore. Non è vigliaccheria. È un metodo. Arrogante. Preciso. Utile solo a proteggere il profitto”.

Nel mirino finiscono anche le promesse di risanamento ambientale. La politica, si legge, “continua a girarsi dall’altra parte” e “si ostina a millantare illusioni di decarbonizzazione impossibili mentre impianti obsoleti crollano sotto i piedi dei lavoratori e li uccidono”. Critiche vengono rivolte anche ai sindacati confederali e alla USB, che “insistono: vogliono risanamento e decarbonizzazione”, pur sapendo – secondo il documento – “che non succederà mai”, continuando però “ad arrogarsi il diritto di parlare in nome di un’intera città sfinita, stanca di tutto”.

Una città, si sottolinea, “stanca di promesse vane. Stanca di ammalarsi e di perdere persone come cartacce da gettare”, dove “salute e ambiente restano sotto costante minaccia”. La produzione dell’acciaieria è “ai minimi storici”, ma “gli impianti senza manutenzione vanno avanti, diventando bombe a orologeria”, con “cittadine, cittadini e lavoratori in pericolo costante”.

Il documento richiama numerosi dati sanitari. Le percentuali di tumori risultano “sopra la media regionale”, con “effetti devastanti su cuore, polmoni, reni”. Preoccupante l’aumento delle “patologie neuro degenerative negli anziani, a causa delle lunghe esposizioni alle sostanze neurotossiche da inquinamento industriale”, come confermato dal professor Roberto Lucchini, che ha ribadito come “le lunghe esposizioni nell’età dello sviluppo, a partire dai mesi di gravidanza, lasciano un segno nei bambini che se ne porteranno gli effetti in tutti gli anni a seguire”.

Particolarmente gravi i dati sui minori. Nei quartieri Paolo VI, Tamburi e Città Vecchia-Borgo si registrano “deficit cognitivi fino a 16 punti in meno”, con “disturbi dell’apprendimento” e bambini “meno attenti, più scontrosi, più irascibili”. Numeri che, secondo i firmatari, configurano “dati già acclarati da far rabbrividire, di pura discriminazione razziale”. Alla scuola Giusti del quartiere Tamburi, viene denunciato che “120 alunni su 800” presentano disabilità,  “un’emergenza vera e propria che non possiamo più ignorare”. Allarmanti anche i “disturbi dello spettro autistico”, con percentuali “fino al 50% in più rispetto alla provincia”. Tutto, si ribadisce, “causato dall’inquinamento” e “documentato dalle più importanti riviste scientifiche mondiali”.

Sul fronte del lavoro, i dati INAIL parlano di “2.035 casi riconosciuti di malattie professionali” tra il 2005 e il 2024, di cui “934 sono tumori” e “691 morti”. Gli infortuni denunciati sono stati “13.728”, con “12.341 riconosciuti”. Dal sequestro del 2012 si contano “10 morti sul lavoro”, mentre “dagli anni 2000 se ne contano una quarantina.  Quasi due infortuni al giorno per vent’anni”.

Il 2026 si è aperto con “un altro morto, il decimo”: un lavoratore di 47 anni, dipendente di Acciaierie d’Italia, “sposato, padre di un bambino di soli 3 anni”. Anche in questo caso, si denuncia, “ancora una volta la politica non fa nulla se non propinare parole di cordoglio di rito”, mentre “le condizioni di lavoro hanno più volte evidenziato la mancanza di norme di sicurezza indegne di un Paese civile”.

Per i promotori, “la gestione dell’ex siderurgico di Taranto è la prova che la politica italiana è incapace, corta di vista e spietata”. A Taranto, concludono, “l’omissione non è silenzio. È potere. È morte. È vergogna”.

Per questi motivi, Associazione Genitori tarantini, Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, LMO – sindacato di base e Terra Jonica hanno annunciato una manifestazione per il 30 gennaio, a partire dalle ore 9, davanti al Palazzo di Città, in piazza Castello, invitando “tutti i cittadini consapevoli a partecipare”.