Taranto. Ex Ilva: sciopero e mobilitazione a oltranza: i sindacati chiedono un tavolo a Palazzo Chigi
Prosegue la mobilitazione dei lavoratori dell’ex Ilva, con Fim, Fiom, Uilm e Usb che nella giornata del 2 dicembre hanno proclamato uno sciopero generale per chiedere un confronto immediato con il Governo e il ritiro del piano di chiusura denominato “ciclo corto”.
La protesta è partita ieri mattina dalla Direzione aziendale, con presidi interni ed esterni allo stabilimento, bloccando anche le statali 100 e 106 e l’area imprese, ed è proseguita con il blocco dei binari tra l’area ghisa e l’area acciaieria. L’azione ha determinato il fermo produttivo dell’altoforno 4. Per evitare possibili emissioni diffuse dovute alla brusca interruzione, i lavoratori hanno poi spostato il blocco nell’area spedizioni. I blocchi, proseguiti anche oggi davanti ai cancelli dello stabilimento di Taranto, nonostante il freddo e la pioggia. In caso di ulteriore peggioramento delle condizioni meteo, i sindacati valuteranno come proseguire le azioni di protesta.
Parallelamente, le organizzazioni sindacali hanno inviato una lettera ufficiale alla Presidenza del Consiglio e ai ministeri competenti, chiedendo l’apertura di un tavolo permanente con la presenza della premier Giorgia Meloni. Nella missiva vengono avanzate richieste precise: il ritiro immediato del “piano corto”, la sospensione delle operazioni di spegnimento delle batterie 7, 8, 9 e 12, l’invio dei coils da Taranto agli stabilimenti di Genova, Novi Ligure e Racconigi per garantire continuità produttiva, il no a ulteriori allontanamenti dei lavoratori per attività formative senza prospettive occupazionali e l’avvio di un vero piano di manutenzione degli impianti.
Il silenzio del governo confermerebbe, per il sindacato, che il piano corto presentato dalla gestione commissariale é di fatto un piano di chiusura. Fim, Fiom Uilm e USB intendono “impedire al governo di proseguire verso il disimpegno nei confronti di un sito dichiarato di interesse strategico per il Paese impedemdo di fatto un processo di decarbonizzazione che i lavoratori e la città attendono da tempo”.

