Taranto. Emergenza sanità. Messina (UDC): pronto soccorsi intasati e sistema 118 al collasso
Pronto soccorsi sotto pressione, 118 in affanno e carenza di personale: l’emergenza sanitaria a Taranto torna al centro del dibattito politico.
Tra sovraffollamento cronico, picchi influenzali e assenza di un’efficace medicina territoriale, il sistema jonico mostra tutte le sue fragilità, con ripercussioni pesanti sia sui pazienti sia sugli operatori sanitari.
A intervenire sulla situazione è Francesco Messina, responsabile Sanità dell’UDC Puglia, che parla di «pronto soccorsi intasati e sistema 118 al collasso», chiedendo di dire finalmente la verità su una sanità tarantina che da anni paga scelte penalizzanti.
Secondo Messina, la provincia di Taranto è stata la più trascurata rispetto al resto della Puglia, vittima di decisioni “a ribasso” assunte a livello regionale e che hanno prodotto conseguenze gravi sul piano assistenziale. In particolare, uno dei punti più fragili del sistema sanitario jonico resta quello dei Pronto Soccorso e del Sistema 118, finiti più volte al centro delle polemiche per il sovraffollamento e le difficoltà operative.
Negli ultimi giorni – sottolinea l’esponente UDC – sono emersi tre elementi chiave: le difficoltà degli operatori dei Pronto Soccorso di Taranto e Martina Franca nel gestire l’elevato numero di accessi; la proposta di istituire un secondo Pronto Soccorso, anche con un’ipotesi dedicata ai pazienti oncologici; e le segnalazioni sulla grave carenza di personale medico, aggravata dal picco influenzale.
Per Messina, la causa principale dell’intasamento dei Pronto Soccorso è la mancanza di una vera medicina territoriale. A Taranto, infatti, non esistono presidi territoriali h24 realmente operativi in grado di garantire cure primarie quando gli studi dei medici di base sono chiusi, costringendo i cittadini a rivolgersi direttamente agli ospedali.
Ancora più critica è la situazione del 118: attualmente sono in servizio solo 13 medici sui 75 previsti in pianta organica. A fronte di una sola centrale operativa, tre punti di primo intervento e 35 postazioni da coprire h24 su Taranto e provincia, il sistema – denuncia Messina – non è in grado di svolgere il suo ruolo di filtro. Le ambulanze spesso intervengono senza medico a bordo, con la sola presenza di infermiere e soccorritore, rendendo inevitabile il trasporto in ospedale e alimentando il sovraffollamento dei Pronto Soccorso.
Sul tema del secondo Pronto Soccorso, l’UDC richiama anche i vincoli normativi: secondo il decreto ministeriale n. 70, un Pronto Soccorso può essere attivato solo se supportato da un ospedale di base con reparti di Medicina, Chirurgia e Ortopedia. Questo significa che solo con l’entrata in funzione del nuovo ospedale si potrà ipotizzare l’attivazione di una seconda struttura ospedaliera di base e, quindi, di un secondo Pronto Soccorso.
Quanto all’ipotesi di un Pronto Soccorso oncologico, Messina chiarisce che potrebbe essere utile ma solo come terzo centro, poiché rivolto a una fascia specifica di pazienti e incapace, da solo, di risolvere il problema generale del sovraffollamento.
La conclusione è netta: servono scelte politiche coraggiose. L’UDC chiede l’immediato potenziamento della medicina territoriale con presidi h24 realmente funzionanti, il completamento urgente dell’organico medico del 118, un piano straordinario per il personale dei Pronto Soccorso e una programmazione seria della rete ospedaliera jonica.
«Taranto – conclude Messina – non può continuare a essere la provincia più penalizzata sul piano sanitario. Su questi obiettivi porteremo avanti una battaglia politica senza ambiguità e senza compromessi».

