Sub trascinato da un motoscafo: solo il caso evita la tragedia a San Pietro in Bevagna
Una battuta di pesca che poteva trasformarsi in una tragedia. È quanto accaduto a Marco Dinoi, pescatore sportivo esperto, che ieri ha vissuto attimi di terrore nelle acque di San Pietro in Bevagna, tra Specchiarica e Torre Colimena. Un episodio che, come lui stesso racconta, “oggi me la sono vista davvero male”, e che mette ancora una volta in evidenza i rischi causati dalla navigazione irresponsabile sotto costa.
Marco si trovava a circa 600 metri dalla riva, su un fondale di 10 metri, perfettamente in regola: boa segnaletica con bandierina, distanza superiore ai 500 metri, censimento ministeriale per la pesca sportiva. “Ero a pesca, come al mio solito… stavo quasi per rientrare”, racconta. Poi, all’improvviso, l’incubo.
“Un’imbarcazione ad alta velocità passa a circa 10 metri da me. L’elica del mezzo nautico si è tirata a sé la sagola di giunzione tra me e la mia boa… mi ha strattonato violentemente e ha iniziato a trascinarmi ad alta velocità per circa una ventina di metri.”
Un trascinamento che poteva essere fatale. A salvarlo è stato un dettaglio fortuito: “La mia salvezza è stata che la zavorra di piombo che avevo in cintura si è letteralmente piegata per la forte trazione, riuscendo così a sganciarsi…”. Solo così Marco è riuscito a liberarsi e a evitare di essere risucchiato verso l’imbarcazione.
Ripresa lucidità, ha iniziato a gridare e gesticolare: “Dopo aver realizzato cosa fosse successo ho iniziato a gridare… loro erano ormai lontani circa 100 metri.” I tre ragazzi a bordo, uno dei quali appena maggiorenne, si sono poi avvicinati, rendendosi conto della gravità dell’accaduto.
Secondo quanto riferito dagli stessi occupanti del motoscafo, poco prima due acquascooter erano passati a velocità ancora maggiore, probabilmente creando una scia che aveva ridotto ulteriormente la visibilità del subacqueo.
Marco, ancora scosso ore dopo, sottolinea un punto fondamentale: “Io ero completamente a norma di legge… la mia sagola ha una lunghezza complessiva di 50 metri, ma ne utilizzavo circa 25. Questo deduce che lo scafo mi è passato a meno di 15 metri ad altissima velocità.”
Una violazione evidente del codice nautico, che impone ai mezzi una distanza minima di 100 metri dalla boa segnaletica dei subacquei.
“Tanti amici, per situazioni analoghe, hanno subito traumi devastanti… alcuni perdendo anche un arto. A me è andata più che bene: ho perso solo i quattro saraghi che avevo in cintura, e va benissimo così.”
Il suo appello finale è un monito che non può essere ignorato: “Sta situazione deve finire perché basta pochissimo per fare un omicidio… rispettate il codice nautico e andate piano se siete nei primi miglia dalla costa.”
Un episodio che, per puro caso, non si è trasformato in una tragedia. Ma che dimostra quanto sia urgente un maggiore rispetto delle norme e una più attenta vigilanza lungo le coste.

