Sparatoria a Taranto, quartiere Tamburi: un morto e tre feriti. Fermato il presunto killer, è guerra di mala tra famiglie
Un regolamento di conti tra famiglie rivali per il controllo delle piazze di spaccio. Sarebbe questa la pista investigativa seguita dagli inquirenti sulla violenta sparatoria avvenuta nella tarda serata di martedì 16 luglio nel quartiere Tamburi di Taranto, nella zona delle “case-parcheggio”. A terra è rimasto un morto e tre feriti, due dei quali in condizioni disperate.
A perdere la vita è stato Carmelo Nigro, 45 anni, già condannato all’ergastolo e recentemente ai domiciliari. Il suo nome è tristemente legato alla guerra di mala degli anni ’90 e a un episodio drammatico: l’omicidio di una bambina di 10 anni. Secondo le prime ricostruzioni, la lite sarebbe degenerata in uno scontro a fuoco con colpi di pistola calibro 7,65 esplosi in rapida sequenza.
Il presunto omicida è stato fermato poche ore dopo: si tratta di Michele Caforio, 36 anni, fratello di Pietro Caforio, 34 anni, anch’egli coinvolto nella sparatoria e ora ricoverato in condizioni gravissime nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale “Santissima Annunziata”. In ospedale anche Michele Nigro, 20 anni, figlio della vittima, anch’egli ferito gravemente. Il quarto coinvolto è un uomo di 65 anni, Vincenzo Fago, colpito alla gamba in modo non grave.
La sparatoria è avvenuta intorno alle 22, mentre in centro città era in corso la processione della Madonna del Carmine. Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile di Taranto e coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce, hanno portato all’identificazione e al fermo di Caforio, che nella notte è stato interrogato dagli inquirenti.
Sul posto gli agenti hanno recuperato numerosi bossoli e un proiettile conficcato in un muro, vicino alla finestra di un’abitazione, a testimonianza della brutalità dell’agguato. Le modalità richiamano da vicino dinamiche da “faida di mafia”, con scontri interni al mondo criminale per la gestione del traffico di droga.
Il quartiere Tamburi, già noto per episodi di violenza legati alla criminalità organizzata, torna quindi sotto i riflettori per un episodio che scuote profondamente la comunità tarantina, riportando l’attenzione sulla pericolosità delle faide territoriali e sulla necessità di un’azione di contrasto incisiva e continua.

