Sedie, cassette e auto “strategiche”: il triste fenomeno dell’occupazione abusiva dei parcheggi a San Pietro in Bevagna
San Pietro in Bevagna torna al centro dell’attenzione per un fenomeno che, con l’arrivo dell’estate e l’aumento dei flussi turistici, si fa sempre più evidente e fastidioso: l’occupazione abusiva del suolo pubblico ai fini del parcheggio. Una pratica che non solo viola le norme del Codice della Strada, ma mina il principio fondamentale del bene comune e del rispetto reciproco.
A segnalarlo, con spirito civico e senso di responsabilità, è un cittadino che ha voluto richiamare l’attenzione della collettività e delle istituzioni su un comportamento ormai diffuso e radicato. Nelle località balneari, soprattutto nei weekend e nei periodi di maggiore affluenza, si assiste infatti a una vera e propria “creatività dell’abuso”: sedie, cassette della frutta, passeggini, tavoli, secchi e ogni genere di oggetto vengono utilizzati per “prenotare” un posto auto pubblico, impedendo ad altri di parcheggiare regolarmente.
Negli ultimi tempi, però, la pratica sembra essersi evoluta in una forma ancora più insidiosa: l’uso dell’automobile stessa come strumento di occupazione indebita. Alcuni automobilisti parcheggiano volutamente in modo scorretto, occupando più spazi del necessario, per poi spostare il veicolo al momento dell’arrivo di amici, parenti o conoscenti, liberando il posto “riservato”. Un comportamento che, se contestato civilmente da altri cittadini, può generare tensioni e discussioni accese, in attesa dell’intervento delle autorità competenti.
Secondo l’art. 20 del Codice della Strada, è vietata qualsiasi occupazione della sede stradale, comprese quelle realizzate con veicoli, baracche, tende e simili. Una norma chiara, che però viene troppo spesso ignorata, alimentando un clima di disordine e prevaricazione.
Il richiamo del cittadino è semplice ma potente: “Evviva il buon senso civico e di condivisione”. Un invito a ricordare che gli spazi pubblici appartengono a tutti e che il rispetto delle regole non è un optional, ma la base della convivenza civile, soprattutto in luoghi che vivono di turismo e accoglienza.

