Scontri a Torino e tutela delle Forze dell’Ordine, Maiorano (FdI): “Segnali gravi dalla giustizia. Chi difende lo Stato non può essere lasciato solo”
Tiene banco il dibattito sulla sicurezza e sulla tutela delle Forze dell’Ordine dopo gli scontri avvenuti nei giorni scorsi a Torino, nell’area di Askatasuna, e la successiva scarcerazione dei giovani accusati di aver aggredito un poliziotto durante le violente manifestazioni.
Una decisione che il deputato di Fratelli d’Italia Giovanni Maiorano definisce senza mezzi termini “gravissima e incomprensibile”.
“Nel pieno rispetto dell’autonomia della magistratura – dichiara – non possiamo ignorare il messaggio che una simile scelta rischia di trasmettere: chi aggredisce un rappresentante dello Stato sembra poterlo fare senza conseguenze adeguate. Questo è inaccettabile”.
Secondo Maiorano, episodi come quelli di Torino confermano una crescente solitudine operativa delle Forze dell’Ordine, sempre più spesso bersaglio di violenze organizzate e ideologiche.
“Difendere chi indossa una divisa – sottolinea – significa difendere la legalità e la sicurezza di tutti i cittadini”.
Il tema si intreccia con un’altra questione centrale nel dibattito politico e giudiziario: quella dell’automatismo dell’iscrizione nel registro degli indagati per gli operatori di polizia coinvolti in interventi di servizio.
Maiorano evidenzia quella che definisce una “evidente sproporzione” nel trattamento giudiziario di casi diversi: da un lato i teppisti coinvolti negli scontri di Torino, dall’altro vicende come quella dell’agente di Polizia di Rogoredo, indagato per omicidio volontario dopo aver sparato a uno spacciatore che gli aveva puntato contro un’arma.
“Questo squilibrio – afferma il deputato pugliese – dimostra quanto sia urgente superare l’automatismo dell’‘atto dovuto’, soprattutto quando è evidente una condotta legittima e difensiva”.
Da qui la proposta di legge di Fratelli d’Italia, che punta a garantire una maggiore tutela giuridica agli operatori delle Forze dell’Ordine, senza introdurre alcuno scudo penale.
“È una battaglia di civiltà giuridica – spiega Maiorano – perché è inaccettabile che uomini e donne in divisa debbano lavorare con il timore costante di un’indagine automatica, capace di incidere profondamente sulla loro vita professionale e personale”.
“Da appartenente alle Forze dell’Ordine prima ancora che da parlamentare – conclude – sono sempre più convinto che superare automatismi ingiusti significhi rafforzare la sicurezza di tutti i cittadini”.

