Rider a Taranto. CGIL: “800 euro al mese e nessuna tutela. Consegne usate come esca per rubare le bici”. Video
Guadagni bassi, nessuna garanzia in caso di malattia o incidenti e perfino consegne utilizzate come esca per rubare le biciclette. È il quadro tracciato dalla CGIL sulle condizioni di lavoro dei circa 250 rider che operano nella provincia di Taranto per le piattaforme di consegna a domicilio.
Tra loro ci sono lavoratori stranieri, soprattutto pakistani e afghani, arrivati in Italia in fuga da Paesi segnati da conflitti e instabilità, ma anche molti italiani, spesso ultra cinquantenni che, dopo la crisi del settore manifatturiero, cercano di integrare o sostituire il reddito lavorando in sella a una bici o a uno scooter, anche sotto la pioggia o con il caldo torrido.
I rider non sono dipendenti né dei ristoranti né delle multinazionali delle consegne a domicilio. Il loro lavoro è scandito da un algoritmo che assegna le consegne e che, se un lavoratore si ammala, si disconnette o perde il mezzo di trasporto, può escluderlo dalle chiamate per settimane.
«A Taranto stimiamo circa 250 rider, di tutte le età e nazionalità – spiega Luca Surico, segretario generale NIDIL CGIL – ma il dato più significativo è che, in un territorio segnato da una forte crisi occupazionale, questa attività diventa spesso l’unica fonte di reddito per intere famiglie».
I compensi oscillano tra gli 800 e i 900 euro mensili nei casi migliori, ma molti lavoratori arrivano appena a 400 o 500 euro. Le consegne vengono pagate anche 3,5 euro l’una, con spostamenti spesso lunghi. Chi guadagna di più è costretto a restare connesso oltre 10 ore al giorno, sette giorni su sette.
Tra i problemi segnalati anche il fenomeno delle consegne “esca”. I rider non sarebbero obbligati a salire ai piani per consegnare gli ordini, ma spesso i clienti minacciano di annullare la consegna se non lo fanno. In quel caso il lavoratore rischia di perdere i soldi anticipati per la spesa o il cibo. Così molti salgono negli appartamenti, lasciando la bici incustodita in strada, dove spesso complici o “pali” approfittano della situazione per rubarla.
«A me ne hanno già rubate due», racconta un rider pakistano, che mostra anche le immagini di un incidente in cui è rimasto coinvolto senza ricevere alcun rimborso per le spese mediche o i danni al mezzo di lavoro.
Per la CGIL si tratta di «una forma di caporalato digitale». Il segretario generale della CGIL di Taranto, Giovanni D’Arcangelo, richiama anche l’indagine della Procura di Milano sullo sfruttamento dei rider e il controllo giudiziario disposto nei confronti delle piattaforme Deliveroo e Glovo per presunta intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.
Il sindacato chiede l’applicazione del contratto nazionale della logistica, con il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato e diritti come ferie, malattia, infortuni retribuiti e maggiori tutele sulla sicurezza.
«La gig economy non può essere costruita sulla precarietà – sottolinea Michele De Ponzio, segretario FILT CGIL Taranto – i rider devono essere riconosciuti come lavoratori con diritti chiari».
Tra le proposte anche la creazione a Taranto di uno spazio dedicato ai ciclofattorini, una sorta di “Casa dei rider”, dove poter fare pausa, ricaricare il cellulare e ricevere informazioni e assistenza sindacale. La CGIL chiederà nei prossimi giorni un incontro al sindaco Piero Bitetti per discutere la proposta.
Nel video la testimonianza diretta dei rider

