Potrebbe essere individuato l’autore dell’incendio sul fiume Chidro, distrutti 10 ettari di area protetta
Secondo fonti investigative, l’incendio che ha devastato circa 10 ettari di macchia mediterranea e canneto lungo il fiume Chidro a San Pietro in Bevagna, sarebbe di natura dolosa.
Le indagini, ancora in corso, si stanno concentrando su alcune telecamere di sorveglianza presenti nella zona, che avrebbero ripreso l’autore mentre appiccava le fiamme. Se confermato, si tratterebbe di un atto criminale che ha colpito una delle aree protette più preziose del litorale manduriano.
Il rogo ha interessato una porzione significativa della riserva, nota per la sua vegetazione palustre e la presenza di fauna selvatica. Le fiamme, alimentate dal vento e dalla siccità, hanno reso difficile l’intervento iniziale, nonostante l’impegno delle squadre dei Vigili del Fuoco e della Protezione Civile.
L’episodio ha riacceso il dibattito sulla necessità di rafforzare la sorveglianza e la capacità di intervento nelle aree naturali protette. Un presidio stagionale dei Vigili del Fuoco a San Pietro in Bevagna, in aggiunta al distaccamento di Manduria, potrebbe rappresentare una soluzione strategica per garantire interventi più tempestivi, come già avviene in località come Marina di Pulsano.
L’utilizzo di sistemi di videosorveglianza e di droni per il monitoraggio ambientale si conferma fondamentale per la prevenzione e la gestione degli incendi. Le immagini raccolte dalle telecamere potrebbero rivelarsi decisive per l’identificazione del responsabile e per avviare un procedimento penale.
Mentre le autorità attendono la luce del giorno per una stima più precisa dei danni, cresce la preoccupazione per la perdita di biodiversità e per l’impatto sull’ecosistema locale.

