Pietro Mazzei e Giuseppe Neglia: Avetrana celebra i suoi eroi e rivive nel ricordo
Il 2026 è l’anno nel quale ricorrono gli 80 anni della Repubblica Italiana. Vivere momenti di comunità che ricordano tutto ciò che ha preceduto il drammatico periodo che conduce al passaggio dalla monarchia alla repubblica non è solo un dovere sociale, ma un obbligo civile, per onorare chi, con alto spirito di sacrificio, ha permesso il cambiamento.
Per questo motivo, mercoledì 1 luglio 2026, nei pressi del Municipio della Città di Avetrana, l’Amministrazione Comunale e la cittadinanza, con un cerimoniale istituzionale, hanno celebrato la memoria del soldato Giuseppe Neglia e del partigiano Pietro Mazzei. Lo svelamento della targa commemorativa davanti al Monumento ai Caduti ha conferito alla cerimonia emozione e una composta sobrietà.

A seguire, il convegno storico‑culturale a cura dell’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci e dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia. I relatori della serata, indirizzati nei loro interventi da un eccellente Andrea Chioppa, hanno approfondito argomenti e riflessioni.

Al tavolo: il sindaco di Avetrana, prof. Antonio Iazzi; Giancarlo Parisi, presidente regionale dell’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci; Riccardo Pagano, presidente provinciale di Taranto dell’ANPI; Sergio Melchiorre, poeta, sceneggiatore cinematografico, scrittore di racconti brevi, paroliere e giornalista; e Salvatore De Felice, presidente della Sezione ANPI di Avetrana‑Sava dal 2025. L’on. Dario Iaia è intervenuto in video collegamento da Roma per i saluti, mentre il prof. Andrea Micaletto ha partecipato da remoto.
I relatori, accomunati dalla volontà di mettere in evidenza quanto il periodo della Prima e della Seconda guerra mondiale siano stati fondamentali, paradossalmente, per conseguire la libertà e la forma di Stato repubblicana, hanno sottolineato come la condivisione e la memoria di alcuni accadimenti restino l’unica strada per riconoscere e celebrare chi, prima di noi, ha speso la propria vita per creare il futuro della nostra Patria.
Di grande rilevanza la figura del soldato Giuseppe Neglia, ricordato da un attento e scrupoloso Giancarlo Parisi attraverso una profonda ricostruzione della sua vita: nato a Torre Santa Susanna il 14 giugno 1890, fu arruolato nel Regio Esercito e assegnato al 73° Reggimento Fanteria. La famiglia, a un certo punto, si trasferisce ad Avetrana e lo stesso Neglia crea stirpe.
Con l’entrata in guerra dell’Italia il 24 maggio 1915, il soldato Neglia venne nuovamente richiamato alle armi. Dopo aver preso parte a diverse operazioni e battaglie, viene registrato il richiamo in servizio e l’assegnazione al 145° Reggimento Fanteria della Brigata Catania, reparto che raggiunge il 25 giugno 1915.
Nel corso del 1916 la Brigata Catania partecipò alle operazioni collegate alla Sesta Battaglia dell’Isonzo, che portò alla conquista di Gorizia nell’agosto di quell’anno. Dopo tale successo il reparto continuò a essere impiegato nei combattimenti sul Carso, dove le condizioni ambientali erano particolarmente dure: d’estate caldo torrido e scarsità d’acqua; d’inverno freddo, umidità e fango che favorivano la diffusione delle malattie.
Il suo foglio matricolare non riporta ferite in combattimento né decorazioni al valore militare, ma attesta una condotta regolare e fedele al servizio. Vi compare inoltre l’annotazione della concessione della Medaglia commemorativa della Guerra 1915‑1918 per il compimento dell’Unità d’Italia, istituita con Regio Decreto n. 1241 del 29 luglio 1920, e della Medaglia Interalleata della Vittoria, concessa ai combattenti delle nazioni vincitrici della Prima Guerra Mondiale.
Neglia non perse la vita in combattimento: ammalatosi durante il servizio, fu allontanato dalla zona operativa e ricoverato nelle retrovie. Morì il 3 aprile 1917 a Este, in provincia di Padova, importante centro logistico e sanitario dell’esercito italiano durante la guerra.
Del partigiano Pietro Mazzei, Sergio Melchiorre narra che nasce ad Avetrana il 22 luglio 1910 e, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, aderisce alla 9ª Brigata “Santa Justa”, una formazione partigiana autoctona e stanziale che opera sull’Appennino a sud‑ovest di Bologna.
Tra il 14 e il 15 novembre 1944, durante un rastrellamento delle S.S. a Manzolino, frazione di Castelfranco Emilia, dove Mazzei risiedeva, il partigiano avetranese viene catturato e fucilato, per essere poi gettato in una fossa comune; non si hanno notizie certe della sua tumulazione.
La ricerca storica su Mazzei inizia nel 2012 e, come ricorda Melchiorre, grande contributo è stato dato da Rino Giangrande, presidente onorario dell’ANPI di Avetrana, affinché la memoria del partigiano potesse resistere al tempo.
Il convegno, arricchito da curiosità e narrazioni per lo più sconosciute ai presenti, ha raggiunto un momento di particolare emozione collettiva con il ricordo della storia del Milite Ignoto, il soldato italiano senza identità caduto durante la Prima Guerra Mondiale, le cui spoglie riposano all’Altare della Patria a Roma.
Simbolo del sacrificio di oltre 600.000 italiani, la sua tomba rappresenta il dolore e la memoria di tutte le famiglie che persero i propri cari senza poterne avere una sepoltura. La storia della sua scelta e traslazione, riassunta attraverso un video in bianco e nero, è uno dei momenti più toccanti della storia nazionale.
Una commissione militare raccolse 11 salme di soldati ignoti dai principali campi di battaglia della Grande Guerra, allineate in bare nella Basilica di Aquileia. Il compito di scegliere quale bara sarebbe stata destinata a Roma fu affidato a Maria Bergamas, madre di Antonio, disperso in combattimento. Camminando tra i feretri, la donna si accasciò sulla decima bara, che divenne quella del Milite Ignoto.
Gli altri dieci soldati riposano oggi nel cimitero di guerra della cittadina friulana. La bara prescelta fu collocata su un affusto di cannone e caricata su un treno speciale che, viaggiando a bassa velocità verso Roma, attraversò cinque regioni e circa 120 stazioni, dove migliaia di persone si radunarono spontaneamente per rendere omaggio al feretro, trasformando il convoglio in un rito collettivo di lutto e unione nazionale.
Il 2 novembre 1921 il treno giunse a Roma. Due giorni dopo, il 4 novembre 1921, la salma fu solennemente tumulata all’interno del sacello del Vittoriano. Da quel giorno, il Milite Ignoto è vegliato ininterrottamente da picchetti d’onore delle Forze Armate. Sulla sua tomba, cuore sacro della memoria civile italiana, ogni anno vengono deposte corone d’alloro in occasione delle celebrazioni ufficiali.
Francesca Rita Nardelli

