Olio sofisticato e fatture false, chiuse le indagini della Procura di Lecce: nove indagati
Si sono concluse le indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Lecce su una presunta frode agroalimentare nel settore oleario che avrebbe coinvolto soggetti residenti in Puglia, Sicilia e Toscana.
La Tenenza della Guardia di Finanza di Casarano, in collaborazione con l’Ispettorato Centrale della Tutela della Qualità e Repressione Frodi dei Prodotti Agroalimentari (ICQRF) di Puglia e Basilicata, ha notificato nove avvisi di conclusione delle indagini ad altrettanti indagati.
Le contestazioni riguardano, a vario titolo, ipotesi di frode nell’esercizio del commercio, vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine, falsità ideologica, irregolarità nei registri telematici SIAN ed emissione di fatture ritenute false.
L’inchiesta ha preso avvio nel giugno 2023 dopo il rinvenimento, all’interno di uno stabilimento oleario del Salento, di circa 90 tonnellate di olio extravergine e vergine d’oliva dichiarato di origine nazionale, comunitaria ed extra comunitaria. Le analisi effettuate dal laboratorio ICQRF di Catania avrebbero evidenziato anomalie sia nelle caratteristiche organolettiche sia nei parametri di purezza previsti dalla normativa europea, facendo emergere la presunta presenza di oli diversi da quelli di oliva.
Nel corso delle attività investigative sono state inoltre sequestrate sostanze che, secondo gli investigatori, sarebbero state utilizzate per deodorare oli con marcati difetti organolettici e per modificarne aroma e caratteristiche, al fine di renderli simili a oli extravergini di qualità.
Gli approfondimenti successivi avrebbero consentito di ricostruire un presunto traffico internazionale di circa 300 mila chilogrammi di olio extravergine e vergine d’oliva di bassa qualità proveniente da Paesi extra UE, in particolare Algeria e Albania. Secondo l’ipotesi investigativa, il prodotto sarebbe stato commercializzato attraverso società estere con sedi in Spagna, Portogallo, Francia e Albania, utilizzando documentazione fiscale ritenuta fittizia per attribuire all’olio un’origine comunitaria.
Gli inquirenti stimano che il valore complessivo dell’illecito possa aggirarsi intorno ai 3 milioni di euro, con possibili ripercussioni sia sulla concorrenza nel settore sia sulla tutela dei consumatori.
Le autorità precisano che il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari e che la responsabilità delle persone coinvolte potrà essere accertata soltanto con una sentenza definitiva di condanna.

