No alle Torri eoliche. Il progetto Manduria è una minaccia concreta per il territorio. Memoria punto per punto per un giusto approfondimento

Condividi

La seguente memoria, redatta dalle Associazioni Archeoclub d’Italia e Artilibrio, con il sostegno di cittadini e imprese locali, esprime una ferma opposizione al progetto “Manduria”, che prevede  l’installazione di aerogeneratori industriali nel cuore delle Terre del Primitivo, territorio di eccezionale valore paesaggistico, storico e produttivo.

Il documento offre una sintesi aggiornata dell’iter progettuale, in continuità con il precedente intervento “Sava-Maruggio”, e raccoglie le istanze di una comunità che vede minacciata la propria identità e il delicato equilibrio ambientale ed economico. Non si tratta solo di una scelta tecnica: è una decisione che potrebbe compromettere in modo irreversibile un patrimonio collettivo.

I fatti
Il progetto di Parco Eolico denominato “Manduria” è proposto dalla Manduria-Oria Wind Energy S.r.l.. Esso prevede la realizzazione di 16 Aerogeneratori, interamente in territorio di Manduria, alti 207 metri, secondo quanto riportato nella documentazione di progetto, la maggior parte dei quali in vigneti di pregio. Il progetto è in fase istruttoria per la concessione della VIA (valutazione di impatto ambientale) presso il Consiglio dei Ministri, secondo quanto si legge sul portale del MASE, in quanto all’interno della commissione tecnica PNIEC- PNRR, appositamente costituita per l’esame di progetti relativi alle Fonti rinnovabili di energia, non vi è accordo tra il suddetto MASE ( Ministero per l’Ambiente e la Transizione energetica), che lo valuta positivamente, e il MIC (Ministero per la Cultura) che, per mezzo della Soprintendenza Nazionale, ha espresso parere negativo.

Descrizione
Le 16 Torri avranno un’altezza massima di 207 metri; ciascuna di esse, in fase di cantiere, avrà in dotazione una piazzola (nei vigneti) la cui superficie sarà mediamente di 4.000 m. quadri, più altre due piccole piazzole di m. 10×12, atte ad ospitare le gru. La produzione lorda di energia è prevista in 287.123,00 MWO per anno. L’energia prodotta da ciascun aerogeneratore sarà avviata, per mezzo di cavidotti, ad una sottostazione nel territorio di Erchie e successivamente alla Stazione Elettrica di proprietà Terna. Il cavidotto principale si svilupperà per Km. 28,20, prevalentemente seguendo le sedi stradali, eccetto che per il collegamento delle singole torri. I componenti delle Torri giungeranno al porto di Taranto e da lì trasportati su strada, con trasporti speciali, su viabilità esistente che, in alcuni tratti, da Grottaglie a Manduria, dovrà essere adeguata, per consentire le manovre degli autoarticolati(ricordiamo che ogni pala è lunga 80 metri). Sarà inoltre necessario creare nuovi tratti di viabilità di servizio (sempre nei vigneti) per raggiungere le sedi delle singole torri. Sarà necessario inoltre predisporre 5 aree di cantiere (sempre nei vigneti) che ospiteranno depositi, baraccamenti ecc.:
area 1 di m2 2.860
area 2 di m2 3.500 circa
area 3 di m2 5.400
area 4 di m2 3.400
area 5 di m2 4.600.
Queste are saranno ridotte in fase di esercizio, ma non saranno inferiori ai 1.500/1.700 metri quadri.
Si tratta di una ingente sottrazione di suolo agricolo, cui bisogna aggiungere l’occupazione indiretta legata alle distanze di sicurezza dalle torri che dovranno essere rispettate e che impedirà lo svolgimento delle attività e l’uso del territorio.
La durata del cantiere è prevista in 36 mesi, la durata dell’impianto in 30 anni.

Dove sono previste le Torri rispetto alle Masserie Storiche
L’impianto industriale (è bene chiamarlo con il suo nome) si sviluppa tra la Via per Lecce, la Via per Avetrana e la via per S. Pietro in Bevagna, ad est/sud-est dell’abitato di Manduria. Osservando piante ed elaborati grafici allegati al progetto si nota che ben 13 su 16 torri sono ubicate nel comprensorio del Primitivo. A destra e a sinistra della via per Lecce (vale a dire a nord e a sud del tracciato), troviamo 8 torri, nelle immediate vicinanze delle Masserie Sorani-Dimitri, Ripizzata, Eredità, Lo Monte, Gian Angelo, di Contrada La Pigna (nei pressi del luogo ove riposano i resti di più di 200 nostri antenati morti nelle epidemie di colera di fine ‘800).
A destra e a sinistra della Via per Avetrana (in direzione di questa), andando a lambire la Via per S. Pietro, altre 8 torri (3 a sinistra, 5 a destra) circonderanno le Masserie Sinfarosa, Li Reni, Le Saette, Potenti, Le Monache, Campanella, Surani Grande, Torre Bianca Piccola, le casine La Lella e Paduli, il nuovo stabilimento Fino.
Dalle carte progettuali, dall’esame degli elaborati grafici, risulta evidente che gli aerogeneratori incombono con la loro presenza su tutte le Masserie storiche che si trovano nelle immediate vicinanze dell’impianto eolico. Riportiamo di seguito i casi più eclatanti (gli aerogeneratori vengono indicati con la sigla MM seguita da un numero):
Masseria Gian Angelo, a circa 200m. dall’aerogeneratore MM08;
Masseria Ripizzata, a circa 900 m. dagli aerogeneratori MM04, MM05,MM06;
Masseria Eredità, a circa 700 m. dagli aerogeneratori MM03, MM06, MM07;
Masseria Lo Monte, a circa 700m. dall’aerogeneratore MM07 e a 1km. dallo
aerogeneratore MM03;
Masseria Ruggianello, a circa 300 m. dall’aerogeneratore MM14, a circa 600 da
MM11, a 800 dal MM13, a 900 dal MM15.
L’area dell’intervento è localizzata a circa 1,2 Km. dal centro di Manduria, a 3 km. da Erchie.

Complessivamente si tratta di un paesaggio agrario, caratterizzato prevalentemente da vigneti proprio nella zona dell’impianto, in cui la presenza e l’opera dell’uomo sono testimoniate in continuità sin dal neolitico.
Entro tre km. dagli aerogeneratori si sviluppano strade che, secondo il PPTR, sono a valenza paesaggistica: la SP174 e la SS ter TA.
Dove sono previste le Torri rispetto ai principali Beni Archeologici
Beni soggetti a vincolo
L’insediamento messapico di Castelli verrà a trovarsi a circa 1,8 km. da MM13 e a circa 1.6 km. da MM14;
il Parco Archeologico delle Mura Messapiche si troverà a circa 2 km. da MM04;
l’insediamento preistorico di Terragne a circa 2 km. MM10;
l’insediamento preistorico di Le Fiatte a km. 4,4 da MM10;
il Regio Tratturo Martinese a circa 80 metri da MM03 e a circa 100 da MM08.
Altri siti di importanza archeologica
Ne citiamo solo alcuni, testimonianze che vano dal Neolitico all’Età Romana, presenti nelle immediate vicinanze dell’impianto:
oltre la già citata Terragna, le località Bocche di Borraco, Jazzo della Marina, Canale di S. Nicola; Monte dei Diavoli (a circa 3,2 km. da MM14, da cui l’impianto sarà visibile nella sua interezza); Necropoli in località Maserinò (a 1,5 km. da MM13); Acquasantara (a 800 m. da MM13 e 750 da MM14); ville e insediamenti rurali minori di età romana (oltre al già citato Terragna) presso la Masseria delle Monache, S. Maria di Bagnolo (a circa 1 km. da MM11); casali di Età medievale nei pressi di Uggiano Montefusco, come Santa Maria di Bagnolo; Necropoli in località Scorcora e S. Pietro in Bevagna.

Osservazioni
Il Parco eolico “Manduria” ricade all’interno delle aree produttive dei vini IGT di Puglia e di produzione dei vini DOCG, quale il Primitivo di Manduria. Esso si configura a pieno titolo come impianto industriale, la cui natura tecnologica è incompatibile con un ambito rurale a vocazione prettamente agricola. Ancora una volta è la Soprintendenza Speciale per il PNRR Nazionale, nella persona del Soprintendente dott. Luigi La Rocca, a farsi carico, avendo acquisito i pareri delle Soprintendenze di Taranto e di Brindisi e Lecce, della difesa del paesaggio, del territorio nelle sue componenti agricole e naturali, del patrimonio architettonico, storico e culturale.
Le motivazioni che accompagnano il suo parere contrario alla concessione della VIA sono articolate e puntuali nell’individuare tutte le criticità del progetto. Ne citiamo alcune.
La Puglia, con le altre Regioni del Sud ha già prodotto energia da fonti rinnovabili in quantità di 6 volte rispetto all’obiettivo fissato per il 2030: non ha senso continuare a sacrificare zone agricole, paesaggi naturali e realtà storico-culturali per un obiettivo già ampiamente raggiunto e superato.
Il territorio in cui si situa l’impianto è già gravato da innumerevoli impianti per la produzione di energia rinnovabile, con relativo consumo di suolo, senza contare la presenza di altri progetti in corso di approvazione come il “Sava-Maruggio”, con 22 aerogeneratori, il “Messapia Energia “, con 8, ed altri, la cui realizzazione darebbe vita ad un insopportabile effetto selva e ad un totale stravolgimento del territorio.
Alla pag. 38 del “Parere tecnico istruttorio della Soprintendenza speciale per il PNRR” si legge che secondo il Mase, sulla scorta del D.lgs 199/2021, art.20, comma 8, lett. C-ter, la realizzazione dell’impianto eolico “Manduria” costituirebbe “l’automatica classificazione di tutte le aree naturali ed agricole circostanti i singoli aerogeneratori, per 500 metri, quali aree idonee ex lege all’istallazione di impianti a fonti rinnovabili… determinando di conseguenza un’estensione delle aree idonee ex lege per la realizzazione di impianti fotovoltaici con moduli a terra, oltre ogni possibile immaginazione consentendo, quindi, la legittimazione per la trasformazione (e conseguente distruzione) del medesimo paesaggio naturale/ agricolo in paesaggio industriale”.

Nel parere di cui sopra viene inoltre richiama la presenza di altri progetti, alcuni autorizzati, altri in fase istruttoria per l’ottenimento della Via : il “Sava-Maruggio” della Società Red Energy SRL con 22 aerogeneratori (VIA già concessa dal Consiglio dei Ministri); il “Messapia” della Società Levante Energia con 8 generatori; altri impianti ,indicati con il codice ID_VIP3952 e ID_VIP5755, complessivamente con 24 aerogeneratori. A questi, citati dal Soprintendente, si deve aggiungere il “Contrada Sparpagliata” della Yellow Energy SRL, con 15 aerogeneratori, che ha già ottenuto tutte le autorizzazioni.
La trasformazione del suolo sarebbe irreversibile: al termine del ciclo produttivo calcolato in trenta anni, la società proponente promette un ripristino totale dello stato originario dei siti, ma si contraddice quando prevede la rimozione delle fondazioni solo per un metro dal piano di campagna.

Norme che sono state disattese.

La realizzazione di un parco eolico in quest’area contraddice tutta la normativa europea, nazionale e regionale in materia di ubicazione di simili impianti. La Legge 22 aprile2021 n.53, con cui l’Italia recepisce la Direttiva europea 2018/2021, prescrive che il Governo debba procedere alla individuazione delle aree idonee e non idonee all’istallazione di impianti di energie rinnovabili ”… nel rispetto delle esigenze di tutela del patrimonio culturale e del paesaggio, delle aree agricole e forestali… nonché per le specifiche competenze dei Ministeri per i Beni e le attività culturali e per il turismo… privilegiando l’utilizzo di superfici edificate, quali capannoni industriali e parcheggi e aree non utilizzabili per altri scopi…”.
Il PPTR ( Piano Paesaggistico Territoriale Regionale) rimane lettera morta per quel che riguarda le indicazioni fornite a soggetti pubblici e privati: le Linee Guida (Elaborato 4.4.1) in applicazione dell’articolo 6 comma 6 delle N.T.A. per la progettazione e la localizzazione degli impianti di energia rinnovabile raccomandano di privilegiare la localizzazione lungo i viali d’accesso alle zone produttive, nelle aree di pertinenza di lotti industriali, in prossimità di bacini estrattivi. La Regione Puglia infatti ha espresso parere negativo alla concessione della VIA. Nella nota del 14/04/ 2022 sottolinea inoltre che “ La valorizzazione turistica ed enogastronomica del Primitivo di Manduria e delle Terre del Primitivo conferisce al territorio le potenzialità per divenire una vera e propria destinazione turistica…” e richiama l’attività del GAL “Terre del Primitivo” (di cui fanno parte 11 Comuni) finalizzata a rafforzare e promuovere l’identità locale per mezzo di un “Museo diffuso delle terre del primitivo” “ declinando il vino Primitivo in tutti i suoi aspetti (enologia, vita rurale, enogastronomia, tradizioni…)”.
Il D.Lgs 199/2021 (recepito dal PPTR) raccomanda di privilegiare “l’utilizzo di superfici di strutture edificate, quali capannoni e parcheggi, nonché di aree a destinazione industriale, artigianale, per servizi di logistica e verificando l’idoneità di aree non utilizzabili per altri scopi, ivi incluse le superfici agricole non utilizzabili” (non è evidentemente il caso dei nostri terreni).
Il D.Lgs 152/2006 art.3-ter stabilisce che “La tutela dell’ambiente e degli ecosistemi naturali e del patrimonio culturale deve essere garantita da tutti gli enti pubblici e privati e dalle persone fisiche… mediante una “adeguata azione che sia informata ai principi della precauzione, dell’azione preventiva…”. Raccomanda inoltre di agire sempre nel rispetto di uno sviluppo sostenibile, della qualità della vita e delle possibilità delle future generazioni; “… gli interessi alla tutela dell’ambiente e del patrimonio culturale devono essere oggetto di prioritaria considerazione”.
Il D.Lgs 387/2003 all’art. 12 comma 3, richiama al rispetto della normativa vigente in materia di tutela dell’ambiente, del paesaggio e del patrimonio storico-artistico. E’ vero che consente l’ubicazione in aree agricole, ma dice che si dovrà tener conto della valorizzazione delle tradizioni agroalimentari locali, della tutela della biodiversità, del patrimonio culturale e del paesaggio rurale, di cui alla Legge 5 marzo 2001, n.57.
Considerazioni
La D.G.R. n. 581 del 02/04/2014 riporta una serie di dati relativi alla quantità di impianti presenti in Puglia e al volume di energia da Fonti Rinnovabili prodotta. Risulta che in Puglia sono particolarmente numerose le richieste da parte di privati per la realizzazione di impianti eolici, tanto che gli insediamenti si sono moltiplicati in misura considerevole. Nella Delibera suddetta si afferma che “la Puglia ha il primato nazionale di potenza istallata sia peri fotovoltaico sia per l’eolico e, sommando le due fonti energetiche, la potenza istallata in Puglia ammonta a più di 1,5 volte quella della seconda regione, vale a dire la Sicilia, che ha recentemente disposto una moratoria dei procedimenti autorizzativi… a causa degli impatti paesaggistici degli impianti eolici”. Pertanto “l’obiettivo medio europeo di coprire il 20% dei consumi con energia da fonti rinnovabili entro il 2020, è stato raggiunto e doppiato in Puglia con 8 anni di anticipo”.
Non disponiamo al momento di dati più aggiornati, ma, considerato che la Puglia esporta il 45% dell’energia che produce, pur riconoscendo il carattere di pubblica di utilità di questi impianti, cui chiediamo se sia il caso di continuare a mettere in pericolo i valori paesaggistici e culturali, in un contesto territoriale già ampiamente sfruttato.
Inoltre sarebbe un grosso errore ritenere che il devastante impatto dei parchi eolici sul nostro territorio sia un problema che riguardi solo i viticultori e le aziende del vino. Intanto, perché una crisi del comparto agricolo si ripercuoterebbe inevitabilmente su tutta l’economia dell’area, con un effetto a cascata, che è evento ricorrente nella nostra storia antica e recente; ma occorre anche riflettere sul danno patrimoniale che una così massiccia presenza di giganteschi aerogeneratori determinerebbe, a 360 gradi, con il massiccio deprezzamento di terreni ed immobili. 
La realizzazione di questi impianti industriali (perché tali sono) renderebbe vani tutti gli sforzi compiuti da privati cittadini, imprese ed associazioni per valorizzare il patrimonio storico-culturale, per mantenere vive tradizioni comuni, per promuovere l’agricoltura di qualità e sostenere la biodiversità, per accrescere le attrattive turistiche del territorio.
Tutto questo sembra non avere alcun valore rispetto alle spinte speculative, che purtroppo trovano un aggancio, piuttosto che un freno, nelle procedure previste dal PNRR e nella legislazione nazionale e regionale. Risulta impossibile non rimanere sconcertati di fronte al corto circuito che si viene a creare tra le ingenti risorse che le istituzioni nazionali, regionali e locali spendono per incrementare il turismo (nelle
sue più varie declinazioni: destagionalizzato, alternativo, esperienziale, agrituristico, enogastronomico ecc.) e lo scempio legalizzato del territorio, che quel turismo dovrebbe accogliere. Altrettanto difficile da accettare è che i margini di potere decisionale da parte dei cittadini su tutto quanto riguarda il proprio territorio si vadano restringendo sempre più e che la loro volontà venga considerata un accessorio inutile, a fronte di interessi economici che non avranno alcuna ricaduta, né economica né occupazionale né di alcun altro genere, su di essi. Sono infatti risibili, se non addirittura inesistenti, le cosiddette “compensazioni” che l’azienda proponente dichiara di voler elargire.
E’ veramente triste vedere come il patrimonio culturale, archeologico ed architettonico, di cui dovremmo andare fieri, e che potrebbe essere volano di sviluppo, sia considerato solo un ostacolo ad interessi privati.
Che cosa chiediamo
 Chiediamo che vengano presi in considerazione le volontà e i pronunciamenti di istituzioni, operatori economici e culturali e privati cittadini e che si esplorino tutte le strade, legali, amministrative e di iniziativa politica, affinché si ponga un argine definitivo al perpetuarsi di questo assalto al territorio, di concerto con i Sindaci di tutti i Comuni coinvolti che, come quello di Manduria, si sono espressi in termini negativi, e con il Consorzio di Tutela, che si è mosso, nei con fronti di altro progetto, con una iniziativa presso l’assessorato regionale. Si dovrebbe mettere in evidenza lo scarso coinvolgimento delle popolazioni nel progettare interventi che così pesantemente impattano sul loro patrimonio ambientale e storico. Il Comune di Manduria potrebbe evidenziare che già in passato le popolazioni, le aziende e i portatori d’interesse si sono mobilitati contro i parchi eolici nelle terre del Primitivo, tanto che il Commissario prefettizio Dott. Lombardo nel 2013 fu indotto da essi a deliberare nel senso di un divieto alla loro realizzazione, che fu poi recepito dall’allora Assessore all’Urbanistica, Professoressa Barbanente.
Ancora recentemente il Consiglio Comunale di Manduria, in data 29 luglio 2025, ha preso all’unanimità posizione irrevocabilmente contraria alla realizzazione di impianti eolici. Si deve ribadire con forza che tali impianti industriali andrebbero a ricadere in un territorio rurale riconosciuto di pregio dal PPTR, il quale prescrive per di più di installarli in zona industriale, evitando i terreni agricoli. La presenza di aree protette dal PPTR, coinvolte nel progetto, è stata rilevata stesso MIC. L’esistenza di impianti industriali è parimenti in contraddizione con le norme che tutelano la denominazione DOC e DOCG del Primitivo di Manduria. 

 Si dovrebbe trovare il modo per porre al riparo in via definitiva il territorio, chiedendo agli assessorati competenti e allo stesso Presidente Emiliano di emanare delle direttive che escludano una volta per sempre le Terre del Primitivo dalle aree considerate idonee agli impianti di rinnovabili (non dimentichiamo che sono in via di approvazione anche numerosi impianti fotovoltaici ed agrovoltaici). Ad esempio si potrebbero apportare idonee modifiche allo stesso PPTR, sottoponendo questo paesaggio agrario a tutela integrale, come accade per altre zone simili nel mondo (Champagne, Borgogna ecc.) Italia (chi si sognerebbe di far sorgere pale eoliche nelle Langhe o nei campi del Brunello di Montalcino?) e nella stessa Puglia (Valle d’Itria).
 Ai nostri Rappresentanti regionali e nazionali chiediamo di farsi parte attiva presso la Regione Puglia, presso il Ministero dell’Ambiente e presso lo stesso Governo affinché sia emanata una moratoria sui progetti in questione, nonché si proceda ad una revisione dei criteri di distribuzione delle rinnovabili tra le varie regioni, tenuto conto che la Puglia produce già più di tutte.
L’Assessore Pentassuglia si è dimostrato sensibile alle proteste degli agricoltori e disponibile a farsi carico della questione: occorre che dalle parole si passi ai fatti.
 Tra i possibili vincoli e tutele, che si potrebbero rafforzare ed estendere ricordiamo: il vincolo storico-culturale, paesaggistico ed archeologico, ai sensi del D.Lgs 42/ 2004; il vincolo floro-faunistico, aree SIC, ZPS, ZSC, ai sensi del D.P.R. 357/1997, D.P.R.120/2003; le aree parco e/o le aree naturali protette, ai sensi della Legge 394/1991.
 Un’altra strada, difficile ma non impossibile, da perseguire potrebbe essere candidare le Terre del Primitivo come Patrimonio Unesco (come accaduto per le Langhe in Piemonte) in quanto unicum a livello mondiale. Occorre preparare un dossier ad hoc, creando un apposito tavolo tecnico, con un ampio coinvolgimento a livello istituzionale e con l’apporto di varie competenze, locali e non.
 In ogni iniziativa che il Comune o altri esponenti istituzionali intendano intraprendere è fondamentale il coinvolgimento dei cittadini, che vanno informati e di cui va richiesta la collaborazione. Va illustrato dettagliatamente il danno all’economia agraria, al paesaggio, all’ecosistema, al patrimonio immobiliare, alla qualità della vita di noi tutti, alla storia e all’identità del nostro territorio così come delineato dalla natura e dalla mano dell’uomo, a fronte di nessun vantaggio per la comunità.
Vanno mobilitate tutte le risorse in termini di conoscenze, competenze e intelligenza diffusa che la città di Manduria e le altre coinvolte possano mettere in campo.
Conclusione
Vogliamo sottolineare che siamo ben convinti della necessità della transizione energetica e che la nostra adesione all’incentivo delle energie rinnovabili è totale e convinta. Riteniamo però inaccettabile che tale transizione avvenga a danno di altre forme di economia maggiormente ecosostenibili, a danno di un prodotto di qualità quale il Primitivo, ambasciatore della Puglia nel mondo, a danno di un patrimonio naturalistico, storico, architettonico ed archeologico che meriterebbe di essere ulteriormente valorizzato, a danno degli investimenti e delle speranze di tanti, a danno della qualità della nostra vita, già da tanti altri fattori minacciata.
In tutta Italia si moltiplicano le iniziative di Comitati e gruppi spontanei, che danno voce alle proteste dei cittadini nei confronti di un fenomeno eccessivamente invasivo e che appare sempre più non del tutto giustificato. Il contrasto alla crisi climatica ed energetica non può limitarsi soltanto alla produzione di energie rinnovabili, ma dovrebbe coinvolgere altri settori, quali la produzione industriale, il sistema dei trasporti, i consumi, il ciclo dei rifiuti, l’incremento del verde e della biodiversità, ecc. in una visione strategica e complessiva. Assistiamo invece al paradosso che si abbattono gli alberi e si consumano le aree rurali per far posto agli impianti eolici e fotovoltaici, incrementando così il riscaldamento globale che si vorrebbe combattere, nel mentre crescono le importazioni di prodotti agricoli dall’estero, con ciò aumentando il consumo di combustibili fossili da parte di un numero sempre maggiore di navi e aerei cargo! Una situazione assurda che alimenta il sospetto che in realtà si stia operando solo a vantaggio di interessi privati.