Nardò, mega impianto fotovoltaico sugli “Anelli di Arneo”: l’allarme per il sito neolitico di Masseria Maramonti

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Un insediamento neolitico definito dalla Soprintendenza di “eccezionale interesse”, un’antica strada messapica e romana e il misterioso sistema degli “Anelli concentrici di Arneo”. È questo il patrimonio che, secondo il comitato civico spontaneo “Salvar gli Anelli di Arneo”, rischierebbe di essere compromesso dalla realizzazione di un grande impianto agrivoltaico nel territorio di Nardò, nell’area di Masseria Maramonti.

La vicenda riaccende il confronto tra sviluppo delle energie rinnovabili e tutela del patrimonio archeologico e paesaggistico. Il comitato chiede di fermare il progetto e richiama l’attenzione sul valore di un’area che negli ultimi anni è stata interessata da nuove indagini archeologiche.

Il sito degli “Anelli di Arneo” è caratterizzato da ampie strutture concentriche visibili soprattutto attraverso fotografie aeree e immagini satellitari. La loro origine non è ancora definitivamente chiarita e potrebbe essere di natura geologica, antropica o mista. A rendere il contesto particolarmente significativo è però la presenza di numerose evidenze archeologiche.

Le indagini preventive condotte nel 2024 nell’area di Masseria Maramonti hanno infatti individuato un insediamento risalente al Neolitico recente/finale, databile indicativamente al V-IV millennio a.C., con aree abitative, cultuali e necropolari. Sono stati rinvenuti, tra gli altri elementi, strutture riferibili ad abitazioni, ceramiche, ossa animali, ossidiana e tombe scavate nel banco roccioso.

È proprio la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Brindisi e Lecce ad aver definito il contesto di “eccezionale interesse”, sottolineando la compresenza di villaggio, necropoli e area rituale e le potenzialità del sito per la ricerca e la futura valorizzazione.

Un passaggio particolarmente rilevante è contenuto negli atti richiamati dal Comune di Nardò: secondo la Soprintendenza, le evidenze archeologiche rientrerebbero tra i complessi la cui conservazione deve essere assicurata “in forma contestualizzata mediante l’integrale mantenimento in sito”.

Nel frattempo, il progetto dell’impianto aveva già incontrato l’opposizione della Soprintendenza nell’ambito dell’iter autorizzativo. Nonostante il precedente parere negativo, nel febbraio 2024 il Consiglio dei ministri ha espresso parere favorevole nell’ambito della procedura di Valutazione di impatto ambientale.

Gli scavi successivi hanno quindi aggiunto un nuovo elemento alla vicenda. Nel giugno 2025 la Commissione regionale per il Patrimonio culturale della Puglia ha dichiarato l’interesse culturale dell’insediamento neolitico di Masseria Maramonti.

A preoccupare il comitato non è soltanto l’area direttamente interessata dal vincolo archeologico. Secondo “Salvar gli Anelli di Arneo”, il progetto coinvolgerebbe anche il più ampio sistema degli anelli concentrici e il possibile tracciato della Via Augusta Sallentina, l’antica direttrice viaria messapica e poi romana che, secondo gli studi citati dal comitato, attraverserebbe o costeggerebbe l’area.

Particolare attenzione viene posta anche sul cavidotto, il cui tracciato previsto interesserebbe per alcuni chilometri un percorso ritenuto di possibile interesse archeologico.

La mobilitazione civica è cresciuta negli ultimi anni e, secondo il comitato, una petizione ha raggiunto circa 1.050 sottoscrizioni. Anche Italia Nostra ha dedicato attenzione alla vicenda nell’ambito di iniziative e convegni sul patrimonio archeologico del territorio.

Ora la richiesta è netta: fermare il progetto e garantire ulteriori approfondimenti scientifici e le necessarie forme di tutela prima che le trasformazioni del territorio possano compromettere definitivamente un contesto archeologico ancora in larga parte da conoscere.

Una partita che mette così di fronte due esigenze entrambe strategiche: la transizione energetica e la salvaguardia di un patrimonio archeologico che, proprio grazie alle indagini degli ultimi anni, potrebbe rivelarsi di straordinario valore per la conoscenza della preistoria del Salento.