Manduria. Vite invisibili: la storia di Ioan P., tra diritti negati e dignità calpestata

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È la storia dura e silenziosa di Ioan P., cittadino rumeno residente in Italia da più di quindici anni, che oggi vive in condizioni al limite della sopravvivenza. A raccontarla con forza e un’empatia disarmante è L.P., suo vicino, amico e unico punto di riferimento.

Ioan abitava a Uggiano Montefusco, in una casa rurale concessa in comodato d’uso: senza pagare l’affitto, ma mantenendo il giardino curato e dignitosamente. Per oltre dodici anni ha lavorato come bracciante agricolo, conducendo una vita semplice ma autonoma. Poi la svolta: il proprietario vende la casa e Ioan perde il suo rifugio. Cercare un nuovo appartamento diventa un’impresa impossibile, ostacolata dai pregiudizi e dalla diffidenza.


La fortuna sembra sorridergli quando ottiene un contratto come custode presso un agriturismo di Manduria. L’appartamento è incluso, e lo stipendio di circa 600 euro mensili offre stabilità. Ma nel 2019 l’azienda cambia gestione, e da quel momento Ioan non percepisce più il salario, solo versamenti contributivi – senza busta paga. Rimane nel casolare, senza alternativa.

Con il passare degli anni consuma i risparmi, finché, stremato, si rivolge a un sindacato. Da lì emerge un conteggio di arretrati che ammonterebbe a oltre 23.000 euro lordi, ma il gesto di rivendicare i suoi diritti scatena una vera e propria rappresaglia da parte della proprietà: minacce verbali, pressioni per andarsene e, infine, il distacco della corrente elettrica. In piena estate Ioan non ha nemmeno un bicchiere d’acqua fresca.

Il suo vicino, che lo sostiene per superare questo momento di difficoltà, racconta un confronto con i soci della fattoria. Da parte loro nessuna apertura, nessuna comprensione: accuse infondate su consumi e spese, un atteggiamento ostile che sembra voler spegnere non solo la luce, ma la dignità. L.P. da gennaio, si reca ogni sera per portargli da mangiare, lo accompagna nei vari uffici, cerca risposte. L’unico aiuto concreto arriva da Don Franco Dinoi, parroco della Chiesa Matrice di Manduria che gli consente l’accesso al centro di accoglienza per pasti caldi.
Ad alimentare un senso di impotenza il licenziamento per giusta causa: tutto da verificare!! I servizi sociali del Comune si sono detti disponibili a contribuire con la caparra per l’affitto di un appartamento, ma purtroppo nessuno sembra disposto ad offrirglielo in assenza di un reddito fisso. Della vicenda è stata informata anche la Polizia di Stato. Gli agenti hanno preso nota, ma hanno spiegato che, senza una denuncia o un illecito, non possono intervenire.
Ioan oggi ha 62 anni. È minacciato quotidianamente, vive senza luce né certezze. L. P. continua a battersi per lui, pronto a testimoniare in tribunale, determinato a non lasciarlo solo. Un gesto che va oltre la solidarietà: è una forma di resistenza contro un sistema che chiude le porte proprio quando dovrebbe aprirle.

Com’è possibile che un cittadino dell’Unione Europea con un contratto ancora attivo non abbia accesso a un tetto sicuro e alla corrente elettrica? Fino a che punto la burocrazia può essere un ostacolo alla giustizia sociale? Quante altre “vite invisibili” come quella di Ioan restano inascoltate, qui a Manduria come altrove, tra pratiche sospese e diritti negati? In questo racconto, l’umanità non è solo nei gesti, ma nella perseveranza di chi si rifiuta di voltarsi dall’altra parte. Che si tratti di un privato disposto a offrire un alloggio temporaneo, di un’associazione con disponibilità, o semplicemente di qualcuno che possa fornire un contatto utile: ogni gesto può contribuire a riportare speranza nella vita di Ioan. Chiunque voglia offrire il proprio aiuto o segnalare una possibilità, può rivolgersi direttamente alla nostra redazione che ha raccolto questa storia.