Manduria sciolta per mafia: Consiglio e giunta: collegamenti con la criminalità, parentele, contiguità, frequentazioni

La relazione del Prefetto di Taranto Cafagna inviata al Ministro dell’Interno per decidere sullo scioglimento del Consiglio Comunale di Manduria si sofferma sui collegamenti con la criminalità, le parentele, le contiguità e le frequentazioni.

“A seguito delle elezioni di maggio/giugno 2013 la parte politica
dell’Amministrazione comunale e’ risultata composta dai soggetti di
seguito elencati. Per tutti coloro che hanno ricoperto una carica in
seno all’Amministrazione comunale sono state assunte informazioni
(pregiudizi e pendenze penali) pure sotto riportate.
In momenti successivi alla elezione la composizione di Consiglio
e Giunta e’ stata integrata e modificata dal subentro di nuovi
consiglieri ed assessori.
Omissis
Oltre agli elementi emersi a carico di numerosi consiglieri ed
assessori dalle informazioni comunicate dalle Forze di Polizia – e
prima di esaminare specifiche vicende che, almeno per alcuni di loro,
mettono ben in evidenza il grado di partecipazione all’associazione
mafiosa o quantomeno la disponibilita’ ad assecondare gli interessi
di suoi esponenti -, si evidenziano ulteriori episodi ed aspetti,
ricavati in buona parte da materiale acquisito nel corso delle
indagini espletate dalla D.D.A. di Lecce, che costituiscono
importanti elementi sintomatici del grado di permeabilita’
dell’amministrazione comunale manduriana nel suo complesso.
Secondo quanto emerge in un’intercettazione ambientale, Omissis
avrebbe proposto alla ditta vincitrice dell’appalto dei lavori di
rigenerazione urbana nel quartiere S. Gemma – S. Antonio di Manduria,
la «Omissis srl – in ATI con la «Omissis srl», di impiegare come
guardiano all’interno del cantiere un noto pregiudicato appartenente
alla compagine mafiosa guidata dal Omissis, tale Omissis, implicato
nell’indagine «Impresa» per tentata estorsione e associazione di tipo
mafioso. A riferire la circostanza dell’affidamento dell’incarico
deciso dal Omissis sarebbero stati due pregiudicati di lungo corso,
sodali del boss Omissis, tali Omissis (intenzionato a far lavorare il
proprio figlio presso il cantiere in questione) e Omissis, soggetto
che annovera gia’ condanne passate in giudicato per i reati di cui
all’art. 416-bis, associazione finalizzata al traffico di
stupefacenti, estorsione, armi ed esplosivi. Nel corso dell’indagine
non sono stati acquisiti elementi di riscontro, anche se e’ certa la
presenza del Omissis nel cantiere e la sua assunzione da parte
dell’Omissis s.r.l.
Sempre nel corso dell’attivita’ di indagine in argomento,
Omissis, prima Omissis e poi Omissis di Manduria, e’ stato sorpreso
dalla polizia giudiziaria, il giorno 25 maggio 2016, a dialogare con
il mafioso Omissis, cognato del boss Omissis, davanti al Palazzo
Municipale di Manduria.
Gia’ nel corso della precedente citata operazione «Giano» era
stato accertato che il figlio del consigliere Omissis (Omissis)
intratteneva contatti con il gruppo di fuoco di Omissis, vale a dire
con Omissis e Omissis.
Il consigliere Omissis risulta direttamente coinvolto
nell’indagine «Impresa» per favoreggiamento personale, in quanto,
escusso dalla polizia giudiziaria, non ha inteso riferire d’aver
subito un tentativo di estorsione (cd. cavallo di ritorno) in
occasione del furto dell’autovettura intestata a sua moglie ed ha
dichiarato invece di essersi rivolto, per il recupero del mezzo, al
cugino Omissis, padre di Omissis affiliato al mafioso manduriano
Omissis.
Sempre nel corso dell’indagine «Impresa» e’ emerso, da
intercettazioni, che Omissis, fratello della consigliera Omissis,
intratteneva incontri con Omissis e durante la campagna elettorale
inviava un messaggio al Omissis (uomo del boss Omissis), palesando
l’esigenza di supporto elettorale: una chiara allusione, quindi, ai
voti di preferenza che sarebbero serviti per la sorella, all’epoca
candidata Omissis con il partito Omissis.
Il consigliere Omissis e’ cugino di primo grado del boss Omissis.
Nel corso delle indagini il Omissis risulta essersi recato a casa del
Omissis per risolvere una imprecisata vicenda ed aver avuto altresi’
contatti telefonici con il medesimo. Risultano anche contatti tra
Omissis e Omissis (assessore e soggetto partecipe all’associazione
mafiosa riconducibile al boss Omissis), al quale il primo avrebbe
assicurato il proprio sostegno affinche’ conservasse la carica di
assessore.
Il consigliere Omissis risulta aver avuto gia’ in passato
contatti con il mafioso manduriano Omissis, seppure nell’ambito della
propria professione sanitaria di medico urologo. Lo stesso ha redatto
infatti una relazione (come consulente tecnico sanitario nominato dal
difensore dell’imputato) in cui esaltava la patologia renale di cui
avrebbe sofferto il boss, affinche’ lo stesso venisse scarcerato;
come controprestazione il Omissis gli avrebbe procurato voti di
preferenza in occasione delle precedenti elezioni amministrative
manduriane.
Il consigliere Omissis risulta a sua volta interessato ad una
delle vicende amministrative che saranno successivamente esaminate
(relativa all’assegnazione di un alloggio di edilizia popolare ad
Omissis, consuocera del boss Omissis), avendo avuto, almeno in una
occasione, un appuntamento con Omissis, altro esponente
dell’articolazione malavitosa di Manduria, ed essendosi assunto
l’impegno di risolvere la questione. Al Omissis e’ stato revocato il
porto d’armi, in quanto e’ stato accertato che, almeno in
un’occasione, si recava in consiglio comunale armato.
Emblematiche sono poi le figure dell’assessore Omissis e del
consigliere Omissis, destinatari delle misure cautelari previste
nell’ordinanza del giudice per le indagini preliminari del Tribunale
di Lecce del luglio scorso.
Il Omissis, secondo quanto emerge dalle indagini, ha un ruolo
rilevante nell’associazione criminale in quanto allo stesso spetta il
compito di «rappresentare» l’associazione nell’ambito della giunta
comunale (a lui si riferisce il Omissis in una ambientale successiva
alla delega assessorile del Omissis, in cui afferma «teniamo
l’assessore»). Anche il Tribunale del riesame ribadisce che Omissis
e’ figura centrale in seno all’Amministrazione, punto di riferimento
per il clan capeggiato dal citato Omissis (di cui fa parte) e, nella
veste assessorile, chiamato ad intercedere presso le altre figure
istituzionali. Anche il Tribunale del riesame ha ritenuto sussistenti
in capo al Omissis gravi indizi di colpevolezza in relazione alla
condotta di partecipazione al sodalizio mafioso promosso e diretto
dal boss Omissis. Allo stesso vengono attribuiti i ruoli di
«accolito» e di «emissario» del boss Omissis, da cui avrebbe ricevuto
gli ordini e nei riguardi del quale si sarebbe messo a completa
disposizione, subendo anche toni e modalita’ alquanto brusche, al
punto da essere qualificato quale vero e proprio «suddito»,
nell’ottica, quindi, di un rapporto tra capo e sodale di rango
inferiore. Il Tribunale del riesame ha attribuito un significato
pregnante alla frase oggetto di intercettazione, pronunciata da
Omissis, «teniamo il comune nelle mani» apparendo alquanto evidente
che il senso della stessa debba ricondursi proprio alla carica
rivestita a quell’epoca dal Omissis.
Il Omissis, medico del pronto soccorso dell’ospedale di Manduria,
eletto consigliere grazie all’appoggio del gruppo criminale del
Omissis, e’ protagonista di un vero e proprio scambio elettorale
mafioso con il boss, di cui si parlera’ piu’ approfonditamente nei
paragrafi successivi. Inoltre, sempre il Omissis interviene in
maniera decisiva nei confronti dei consiglieri comunali per imporre
l’elezione nella carica di Presidente del consiglio comunale. Anche
su questo aspetto che denota in maniera netta e grave la capacita’ di
condizionare le scelte dell’organo consiliare da parte
dell’organizzazione criminale, si riferira’ in maniera approfondita.
Sulla contiguita’ (o addirittura appartenenza, nel caso del
Omissis) di diverse figure della vita amministrativa dell’Ente al
contesto mafioso locale, ci si soffermera’, infatti, nell’esame dei
singoli episodi presi in considerazione.
In tale contesto, si reputa importante evidenziare anche i piu’
recenti casi di intimidazione registrati ai danni di taluni
amministratori e dipendenti, sintomatici delle pressioni e dei
condizionamenti esercitati dalla criminalita’ locale sulla macchina
politico-amministrativa.
Il 23 febbraio 2017 in Maruggio (TA) presso la relativa Stazione
dei Carabinieri, Omissis, consigliere di minoranza del Consiglio
comunale di Manduria eletto nella lista civica di centrodestra
«Omissis», denunciava che ignoti, nella serata del 22 febbraio 2017,
appiccavano un incendio presso la sua residenza estiva ubicata
Omissis. I militari della stazione Carabinieri effettuavano il
relativo sopralluogo accertando che i malfattori, dopo aver forzato
la porta d’ingresso, «si introducevano all’interno dell’abitazione e
incendiavano il mobilio». Le fiamme venivano domate dai Vigili del
Fuoco di Manduria. Il danno, ammontante a circa ventimila euro, non
era coperto da assicurazione. Omissis escludeva ogni collegamento con
la sua attivita’ politica.
Altro atto intimidatorio e’ stato commesso nei confronti di
Omissis, assessore manduriano Omissis fino al 27 novembre 2016. Il
suddetto ha ricevuto una lettera contenente una cartuccia per
pistola.
Nell’aprile 2017, presso gli uffici del municipio di Manduria,
Omissis, Omissis, rinveniva in una busta indirizzata al Omissis due
petardi integri ed un foglio riportante scritte chiaramente riferite
alla vicenda del realizzando depuratore consortile di Manduria, San
Pietro in Bevagna e Sava.
A questi si aggiunge anche, il 18 luglio 2017, un episodio ai
danni del Omissis, Omissis, che ha ricevuto una lettera minatoria
relativa a presunti abusi nello svolgimento del servizio. In tale
occasione il Omissis ha rammentato un precedente attentato avvenuto
nel 2002, circostanza in cui un ordigno e’ esploso presso
l’abitazione dello stesso causando la demolizione di una parte
dell’immobile e la distruzione dell’auto ivi custodita. ”

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